È stato ribattezzato “il piano del secolo”, con tanto di forte enfasi data alla sua presentazione prevista per questo martedì. Il riferimento è al percorso che il presidente Usa Donald Trump sta immaginando per giungere ad una pace in medio oriente. Il piano, i cui artefici principali sono il genero del presidente Usa, Jared Kushner, così come l’ambasciatore statunitense in Israele, David Friedman, il rappresentante speciale per i negoziati internazionali, Avi Berkowitz, e l’alto consulente per il Dipartimento di Stato, Brian Hook, di fatto è guidato da un principio cardine: i palestinesi, in cambio di territori da far annettere ad Israele, riceverebbero soldi ed investimenti. Ma un piano del genere non piace né all’autorità nazionale palestinese e né tanto meno alla stessa popolazione.

I primi dettagli del piano

Anche in Israele sono molti coloro che parlano di un progetto presentato proprio in questo frangente per dare una mano elettorale a Benjamin Netanyahu. Il 2 marzo nello Stato ebraico si vota, saranno le terze elezioni anticipate in meno di un anno e per il premier uscente la proposta di Trump potrebbe rappresentare autentica manna. Questo perché il cosiddetto piano del secolo, altro non sarebbe che una riproposizione del piano che lo stesso Netanyahu ha presentato prima delle elezioni dello scorso mese di settembre. Ossia, la fine definitiva (anche de jure e non solo de facto) dei confini pre 1967 (anno della guerra dei giorni con la quale Israele ha occupato Cisgiordania e striscia di Gaza) e l’annessione ufficiale della valle del Giordano.

Si tratta della cosiddetta “Area C” della Cisgiordania, individuata nell’ambito degli accordi di Oslo del 1993. Con quel trattato, con la quale si è istituita l’autorità nazionale palestinese (Anp), l’Area A è lo spazio affidato all’amministrazione dell’Anp, l’area B invece è gestita congiuntamente da Anp ed Israele, l’area C al contrario soltanto dallo Stato ebraico. In questa zona l’unica città importante è quella di Gerico, dove vivono circa sessantamila palestinesi, tutt’attorno vi sono invece diverse colonie israeliane. Dunque, Netanyahu ha proposto un’annessione unilaterale dell’Area C che adesso potrebbe essere rilanciata dal piano di Trump.

In cambio della rinuncia definitiva a questa zona, i palestinesi dovrebbero ricevere investimenti ed aiuti umanitari per complessivi 50 miliardi di Dollari. Inoltre, verrebbe riconosciuto uno Stato palestinese indipendente seppur fortemente limitato a livello territoriale, con la perdita del 30% della Cisgiordania, nonché smilitarizzato e senza la possibilità del controllo dello spazio aereo.

Il rifiuto palestinese

Facile comprendere il perché, da parte dell’Anp, non ci sarà alcuna apertura a questo tipo di piano. Per i palestinesi rinunciare ad un’altra fetta di territorio equivale ad un’umiliazione che non verrebbe accettata dalla popolazione, né tanto meno verrebbe vista politicamente conveniente dalle stesse autorità palestinesi. Il tentativo di Trump di “addolcire” la proposta con 50 miliardi di Dollari di investimenti, nonché con la costruzione di un tunnel in grado di dare continuità territoriale tra la striscia di Gaza e la Cisgiordania, sembra destinato a finire sul nascere.

Il piano del secolo al contrario, potrebbe innescare una nuova spirale di manifestazioni e violenze, proprio come accaduto in occasione del riconoscimento di Gerusalemme quale capitale d’Israele da parte dell’attuale presidente Usa. Oppure come quando, lo scorso anno, lo stesso Trump ha provveduto a riconoscere quale parte integrante del territorio israeliano le alture del Golan. Per di più anche a livello regionale questo piano non sarebbe ben visto: sia l’Egitto che soprattutto la Giordania non avrebbero dato il loro benestare. La strada dunque appare tutta in salita.