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Il portavoce dei talebani, Zabibullah Muijahid, ha dato l’annuncio che gli studenti coranici e l’Afghanistan aspettavano da giorni: c’è il governo dell’Emirato islamico. Un governo “ad interim”, come ha tenuto a sottolineare il portavoce dei nuovi padroni di Kabul, ma che indica comunque un segnale di accelerazione rispetto allo stallo di queste settimane. A influire, probabilmente, non solo la decisione dei vertici dei talebani, ma anche l’arrivo in Afghanistan del capo dei servizi segreti pakistani, quel Faiz Hameed ricevuto nel Paese come un vero leader.

La svolta di queste ore vede innanzitutto un nome, quello del mullah Haibatullah Akhundzada che sarà l’emiro. Nella nuova forma di Emirato islamico, la figura di Akhundzada sarà quella di una Guida Suprema dell’Afghanistan come molti avevano pensato prima della nomina di questo governo e in attesa che lo Stato prenda forma in maniera definitiva.

Considerato una delle maggior personalità mondiali di tutta la galassia jihadista, il mullah Akhundzada, nato a Kandahar, è la guida e cofondatore dei talebani e colui che ha preso le redini del movimento guidandolo (in modo molto incisivo seppur silenzioso) fino all’avvento al potere a Kabul.

A guidare il governo dell’Emirato islamico, invece, sarà Mohammad Hasan. Non uno dei nomi che erano circolati all’inizio, tanto che molti ritenevano che le sue possibilità fossero inferiori rispetto agli altri nomi che si consideravano più vicini al “trono” di Kabul. A pesare sulla scelta probabilmente diversi fattori. Innanzitutto Hasan, pur non così noto come gli altri protagonisti dell’avanzata talebana, è un personaggio importante nella gerarchia degli studenti coranici. Guida del Rahbari Shura, il Consiglio direttivo dei talebani, è l’uomo che ha assunto molte delle decisioni più importanti di questo periodo di caos in coordinamento con Akhundzada. Il fondatore dei talebani ha avuto un peso molto rilevante nella scelta dell’uomo messo a capo del governo ad interim dell’Emirato dal momento che Hasan è considerato un fedelissimo. 

Una scelta che però indica già molto del nuovo governo e del nuovo corso dell’Afghanistan. Le Nazioni Unite considerano il mullah Hasan un terrorista dal 2001. Stessa definizione la danno l’Unione europea e il Regno Unito. Un uomo della vecchia guardia. Nella sua lunga carriera interna al movimento talebano, da non sottovalutare anche la sua esperienza come ministro degli Esteri nel primo Emirato talebano. Quello poi crollato sotto i colpi della coalizione occidentale.

Vice premier del nuovo governo dei talebani è il co-fondatore del talebani, Abdul Ghani Baradar. Cresciuto in una delle culle del movimento, Kandahar, la sua vita è legata a doppio filo alle sorti dei talebani e alla loro guerra (e pace) con gli Stati Uniti. Dopo aver fondato una madrasa con il mullah Omar, Baradar è stato, insieme agli alti vertici talebani, uno dei fautori della vittoria del 1996 e ha mantenuto una posizione di rilievo anche dopo la caduta di Kabul nel 2001. Catturato dai servizi pakistani nel 2010, Baradar è stato liberato proprio su richiesta degli Stati Uniti, per avere lui come capo della delegazione che avrebbe raggiunto due anni dopo l’accordo di Doha tra Washington e gli studenti coranici.

Fondamentale anche la nomina di Sirajuddin Haqqani, capo del famigerato network Haqqani, come ministro dell’Interno. Sirajuddin è considerato uno dei veri protagonisti della presa del potere da parte dei talebani e della conquista di Kabul. Un uomo particolarmente forte, che si distingue soprattutto per la sua capacità di guidare la sua rete più che rappresentare gli interessi di tutti i talebani. Motivo per il quale, secondo molti esperti, si stavano arenando le trattative sul nuovo esecutivo: per l’incapacità di Haqqani di essere accettato da tutti. Figlio di Jalaluddin Haqqani, uno degli “eroi” della lotta ai sovietici negli Anni Ottanta, Sirajuddin è considerato ancora una delle personalità più pericolose da parte degli Stati Uniti. Per anni gli USA hanno messo il suo nome in cima all’agenda degli elementi destabilizzanti dell’Afghanistan e come minaccia prioritaria per le truppe americane e della Nato nel Paese.

Altro nome pesante nel nuovo governo è quello di Mohammad Yaqoob, il figlio del Mullah Omar. Yaqoob, su cui per settimane si era anche detto che avrebbe potuto assumere la carica di primo ministro, sarà il ministro della Difesa. Un ruolo estremamente rilevante e che fa da completamento della sua carriera militare all’interno dei talebani. A capo della “commissione militare” dei talebani, alcuni analisti lo considerano – a differenza di quanto possa far credere il suo nome – come una delle personalità più interessate al negoziato con gli Stati Uniti. Non un leader della parte più intransigente dei talebani.

Per gli Esteri, i talebani hanno invece scelto Amir Khan Muttaqi. Nato a Kabul, l’uomo è stato uno dei rappresentanti talebani nelle trattative in Qatar con gli Stati Uniti ed è lui a organizzare il dialogo inter-afghano tra talebani e non talebani.

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