La Federazione russa fa i conti con il “rinnovamento” voluto dal presidente Vladimir Putin. Dopo le dimissioni del primo ministro Dimitrij Medvedev e del suo governo e la successiva nomina di Mikhail Mishustin, ex direttore del Servizio tributario federale, Putin ha nominato nello staff del nuovo governo Mishustin Dmitry Grigorenko, Yuri Trutnev, Viktoria Abramchenko, Yuri Borisov, Tatyana Golikova, Alexei Overchuk, Marat Khusnullin e Dmitry Chernyshenko. Grigorenko diventa anche capo dello staff governativo mentre Trutnev rimane inviato presidenziale nel Distretto Federale dell’Estremo Oriente.
Il nuovo governo russo sarà composto da 21 ministri, ma è importante sottolineare che dodici ministri del precedente governo mantengono le loro posizioni. Secondo il decreto presidenziale pubblicato martedì sera, Vladimir Kolokoltsev rimane Ministro degli Interni, Sergey Lavrov mantiene la sua posizione di Ministro degli Esteri, Sergei Shoigu rimane al dicastero della Difesa e Yevgeny Zinichev è confermato Ministro delle Emergenze. Dmitry Kobylkin mantiene il suo incarico di Ministro delle risorse naturali e dell’ambiente, Denis Manturov al Ministero dell’industria e del commercio, Alexander Kozlov ha ottenuto l’incarico di Ministro dello sviluppo dell’Estremo Oriente e dell’Artico russi e Dmitry Patrushev è Ministro dell’agricoltura. Vladimir Yakushev è stato nominato Ministro dell’industria edile, dell’edilizia abitativa e dei servizi pubblici, Evgenij Dietrich (Ministro dei trasporti) e Alexander Novak (Ministro dell’energia). Anton Siluanov rimane al dicastero delle finanze; tuttavia, non ricopre più il ruolo di Primo Vice Primo Ministro. Anton Kotyakov è il nuovo ministro del lavoro mentre Maksut Shadayev è ministro dello sviluppo digitale, delle comunicazioni e dei mass media. Konstantin Chuichenko è stato nominato viceministro e capo di stato maggiore del governo russo.
“Obiettivo rafforzare l’economia”
Il nuovo governo della Federazione Russa, secondo quanto dichiarato dal Presidente Vladimir Putin, “dovrà lavorare per rafforzare le basi dell’economia del Paese, per garantire un conseguimento rapido ed efficace degli obiettivi di sviluppo nazionale”. Il presidente russo ha poi sottolineato che “il governo precedente ha fatto passi avanti importanti verso la creazione delle condizioni necessarie a garantire un adeguato grado di sviluppo al paese, soprattutto in ambito macroeconomico”, ha osservato Putin, sottolineando che “questi risultati devono essere sfruttati al massimo per velocizzare il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo nazionale”.
“Il compito più importante è aumentare il benessere dei nostri cittadini e rafforzare la nostra statualità e la posizione del nostro Paese nel mondo. Tutti questi sono obiettivi assolutamente raggiungibili”, ha sottolineato Putin. “Abbiamo raggiunto un governo molto equilibrato. Abbiamo abbastanza persone che hanno lavorato nel governo precedente, con un rinnovamento importante”. Sul vero obiettivo di questo improvviso “rimpasto” gli analisti internazionali si sono sbizzarriti nelle più svariate ipotesi. Il presidente russo sogna di cambiare le regole del gioco e di rimanere al potere a vita? Ipotesi che il diretto interessato, per il momento, ha voluto smentire. Sabato scorso Putin ha sottolineato che la Russia non deve tornare alla tarda era sovietica con sovrani al potere per tutta la vita, morti ancora in carica senza una corretta strategia di successione. Putin sembra aver voluto dare un volto nuovo al governo, soprattutto estromettendo il sempre più impopolare Dimitrij Medvedev, che continuerà però a essere presidente di Russia Unita, come lui stesso ha dichiarato in una recente intervista.
Chi è il nuovo primo ministro
Come spiegato da Emanuel Pietrobon sulle colonne di questa testata, Putin ha indicato nel “tecnocrate” Mikhail Mishustin sin qui quasi sconosciuto il successore di Dimitrij Medvedev alla carica di Primo ministro. Mishustin è un moscovita doc: nasce, cresce e si forma nella capitale. Classe 1966, nel 1989 si laurea in ingegneria all’università statale di tecnologia Stankin e nel 1992 consegue un dottorato in economia presso la stessa.
Nel 2008 lascia gli incarichi federali per mettersi in proprio e occuparsi di investimenti, dirigendo il gruppo UFG. Tuttavia, il suo nome continua a riecheggiare nelle stanze del Cremlino, ragion per cui viene richiamato: nel 2009 entra a far parte della riserva personale della presidenza, l’anno seguente assume la dirigenza del STF, quell’agenzia in cui aveva iniziato a lavorare come addetto all’informatizzazione poco più di dieci anni prima. Un “tecnico” affidabile e più austero del suo predecessore, sul quale Putin ha voluto puntare per rinnovare il volto della Federazione russa.