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L’Europa oramai è l’epicentro della pandemia da coronavirus. La diffusione del Covid-19, dopo aver progressivamente abbandonato la Cina, primo focolaio epidemico, adesso sta creando sempre più stravolgimenti sanitari e politici nel vecchio continente. Il primo paese ad aver avuto a che fare con la malattia causata dal nuovo virus, è stato l’Italia. Ad oggi, il nostro paese si trova ad essere quello più contagiato nell’area Ue ed il secondo in assoluto dopo la Cina. Per questo, sono subito scattate, tra le varie misure prese dai governi europei, le chiusure dei confini ed il rafforzamento delle frontiere.

I paesi che hanno chiuso le frontiere con l’Italia

Il primo governo ad annunciare prime misure volte alla chiusura dei valichi di frontiera con il nostro paese, è stato quello austriaco di Sebastian Kurz. Il cancelliere, in particolare, il 10 marzo scorso ha decretato la chiusura dei confini annunciando l’istituzione di controlli sanitari al Brennero. L’esempio dell’Austria, poche ore dopo l’ufficializzazione della misura presa da Vienna, è stato seguito dalla Slovenia. Il governo di Lubiana, mercoledì 11 marzo ha deciso di iniziare a bloccare le persone provenienti dall’Italia, istituendo controlli lungo i varchi di confine ed issando alcune barriere nei punti più strategici della frontiera. 

Misure importanti sono state prese anche dalla Svizzera, la quale dallo scorso 14 marzo ha acconsentito l’ingresso nel proprio territorio solo ai transfrontalieri e camionisti per il trasporto delle merci. Una misura, quella del governo di Berna, attuata quando anche al suo interno è iniziato a crescere il numero dei contagiati. Al momento invece, rimangono aperti i confini con la Francia. Sospesi contestualmente i collegamenti aerei e navali con diversi paesi Ue. 

La scelta dei paesi dell’est: chiusi tutti i confini

Nell’Europa dell’est diversi paesi hanno deciso, già dopo i primi giorni di emergenza nel vecchio continente, di iniziare a chiudere le varie frontiere con i paesi confinanti. Prime in tal senso sono state la Polonia e la Repubblica Ceca. I rispettivi governi all’inizio di questo mese di marzo hanno sancito lo stop al transito libero delle persone all’interno dei propri territori. Stessa decisione è stata poi presa dalla Slovacchia e dall’Ungheria. Il premier magiaro Viktor Orban, in particolare, ha optato per linee dure nel controllo dei confini, annullando anche la partenza del giro d’Italia prevista a Budapest all’inizio di maggio. Sempre nell’est Europa, ma al di fuori dell’ambito comunitario, Serbia ed Albania hanno introdotto severi controlli alle frontiere. Tra i paesi Ue che invece non hanno adottato queste misure, è da annoverare la Romania la quale però già da febbraio ha inserito importanti controlli per chi arriva dalle zone più contagiate.

In nord Europa invece, occorre segnalare la decisione del governo della Danimarca che il 14 marzo scorso ha ufficialmente dichiarato chiuse tutte le sue frontiere. Stringenti controlli invece risultano negli altri paesi scandinavi.

Anche la Germania sigilla le proprie frontiere

Nella giornata di domenica, anche il governo di Berlino ha deciso la chiusura dei confini. La cancelliera Angela Merkel, d’accordo con il ministro dell’Interno, Horst Seehofer, quello della Sanità, Jens Spahn, e i governatori delle regioni interessate, Baden-Württemberg, Saarland e Renania-Palatinato, alla fine ha optato per la chiusura delle frontiere con Francia, Austria, Svizzera, Lussemburgo e Danimarca. Una scelta, quella operata dal governo di Berlino, che non ha mancato di destare clamore: la Germania infatti, fino a pochi giorni prima si era detta contraria ad ogni ipotesi di blindatura delle frontiere con tutti i suoi vari paesi vicini.

Ad incidere su questo cambiamento di scenario, è stato il repentino aumento di contagiati all’interno del territorio tedesco. Nel giro di pochi giorni infatti, il numero di coloro che sono risultati positivi al Covid-19 ha superato la soglia psicologica dei 1.000 casi, allertando tutte le massime autorità e spingendo di conseguenza verso misure sempre più drastiche per il contenimento dell’epidemia.

Crolla il trattato di Schengen

Quanto sopra riportato, ha fatto quindi ben delineare un quadro dove di fatto quanto previsto dal trattato di Schengen, quello cioè sulla libera circolazione di persone e merci all’interno dell’Ue, si è letteralmente sgretolato sotto i colpi della pandemia. L’introduzione della barriere ed il rafforzamento dei confini, ha quindi portato ad una repentina messa in discussione di principi ritenuti fino al mese scorso fondanti e fondamentali dell’attuale sistema europeo.

La stessa commissione Ue ha dovuto prendere atto di questa nuova situazione, data dalla chiusura dei confini decretata in maniera autonoma e legittima da parte dei governi prima citati. Lunedì 16 marzo da Bruxelles sono arrivate delle linee guida per tutti gli Stati membri, in cui la chiusura dei confini viene ritenuta inopportuna ma, al tempo stesso, viene riconosciuta come dato di fatto. Sempre nella stessa giornata, prime indiscrezioni hanno parlato di un piano volto a limitare la libertà di circolazione ai cittadini che non rientrano nel trattato di Schengen. Un vero e proprio colpo all’intera impostazione attuale.

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