L’Europa si trova a un bivio. E adesso deve scegliere non solo cosa vuole fare, ma anche cosa vuole essere. Ma queste domande, che in realtà sono dirimenti e che potrebbe cambiare radicalmente il corso della storia del nostro continente, non sembrano interessare realmente i leader europei. Impegnati a mantenere in vita una struttura Ue che invece andrebbe riformata per essere accettata dalla popolazione europea e per contrastare efficacemente le sfide del presente e del futuro, i leader Ue sembrano aver perso completamente la capacità di dare risposte. Ma anche di scegliere definitivamente che cosa fare di questa Europa prima che siano gli altri a decidere al posto nostro. E gli altri sono a Washington ,Mosca e Pechino.

Quest incapacità di decidere, unita al subentrare di feroci egoismi nazionali ammantati di un falso europeismo (leggi Francia e Germania) stanno corrodendo l’Unione europea in maniera quasi inarrestabile e irreversibile. Bruxelles si sta impegnando da anni a cercare un nemico altrove, additando prima la Russia di Vladimir Putin, poi gli Stati Uniti di Donald Trump, come autori di questo inesorabile declino dell’Ue, corrodendola dall’esterno. Poi è stata data la colpa ai populisti, siano essi di destra o di sinistra, accusando i movimenti critici verso l’Unione europea di voler far fallire il progetto europeo.

Ma la realtà è che dietro queste accuse si nasconde un vuoto di decisioni e di idee che sta uccidendo l’Unione europea. A Bruxelles nessuno sa cosa fare, nessuno prende decisioni realmente capaci di dare impulso a tutto il continente, Tutti aspettano che Parigi e Berlino dicano qualcosa. E la presenza di Jean-Claude Juncker e Donald Tusk alla firma del Trattato di Aquisgrana fra Emmanuel Macron ed Angela Merkel, è stata quasi il simbolo di cosa sia diventata l’Unione europea: testimone di una volontà di egemonia dell’asse franco-tedesco a scapito degli altri e con un sempre più marcato isolamento dal resto delle grandi potenze.

La realtà è che l’Unione europea non sta fallendo per colpa dei suoi avversari, ma proprio per colpa di chi invece viene identificato come suo paladino. L’Europa ha sperato che a salvarla fossero Angela Merkel e Emmanuel Macron ma in realtà sono stati proprio i due leader dell’asse franco-tedesco a dare il colpo di grazia. Hanno voluto e continuano a desiderare un continente a immagine e somiglianza dell’asse che condividono e continua a voler convincere l’opinione pubblica che quella sia l’unica strada percorribile per l’Unione europea. Ma stanno in realtà preparando ancora di più il terreno per tutti quei movimenti che si stanno ribellando a questa Europa fondata sui due poli di Francia e Germania.

Dall’altra parte, di fronte a questa convergenza fra le due potenze europee, l’Unione appare del tutto priva di una voce in grado di rappresentare tutto il continente. Juncker, a capo della Commissione europea, si è dimostrato un perfetto esecutore delle politiche richieste da Merkel e Macron. Ma non ha mai mostrato alcuna capacitò di compromesso nei confronti degli altri 26 (in futuro 25) Paesi dell’Unione europea. Bruxelles non è più la capitale dell’Unione europea, ma un capoluogo di provincia di un regno condiviso da Francia e Germania e in cui le due potenze si spartiscono il potere in piena logica nazionalista, pur accusando gli altri di essere Paesi egoisti. E nel frattempo, la Commissione ha perso credibilità di fronte all’elettorato del continente, che vede sempre più distante un organo come quello presieduto da Juncker, che è considerato, nella migliore delle ipotesi, un potere inutile.

La dimostrazione di questo mix di incapacità di decidere in autonomia e di strapotere franco-tedesco è arrivata, in questi mesi, da due settori: lo scontro con gli Stati Uniti di Trump e la Difesa europea. Due settori apparentemente diversi eppure simbolici per far capire i problemi di questa Europa. Angela Merkel, grazie alle sue politiche commerciali a vantaggio della Germania, ha creato uno iato sempre maggiore le due sponde dell’Atlantico, trascinando l’Ue in una guerra commerciale che non aveva alcun interesse a condurre. E lo dimostra il fatto che i Paesi del Gruppo Visegrad, così come l’Italia, non abbiano mostrato alcun interesse a sfidare l’amministrazione americana. E nell’ambito della Difesa, Parigi ha praticamente deciso di mettere nel cassetto la Pesco di matrice europea per provare progetti di difesa europea a palese trazione francese: motivo per cui l’Italia ha deciso da tempo di tirarsi indietro da queste nuove ipotesi di difesa comune senza garanzie sull’autonomia e imparzialità rispetto alla Francia.

Due esempi che bastano a dare solo un primo quadro di cosa significhi avere due potenze egemoni a un vertice del tutto assente. Ma basta aggiungere la questione migratoria, la politica estera e le decisioni in materia finanziaria ed economica, per mostrare dove siano veramente i nemici di questa Europa. E molto spesso sono quelli che dicono di voler difenderla.