Era nell’aria, ma l’ufficialità si è avuta soltanto nei giorni scorsi: il premier israeliano Benjamin Netanyahu è stato incriminato. La decisione è stata presa dal procuratore generale Avichai Mendelblit, il quale aveva aperto nei confronti dell’attuale primo ministro tre procedimenti per corruzione e truffa. Da un punto di vista giudiziario, l’incriminazione altro non è che un punto di partenza per processi che potrebbero durare anni. La questione quindi è importante soprattutto sotto un profilo prettamente politico: l’incriminazione costerà il posto di primo ministro e leader del Likud a Netanyahu?

L’attuale stallo politico in Israele

Bibi“, come viene chiamato il premier israeliano, è in carica dal 2009. Sommando questi dieci anni a quelli del primo incarico, avuto tra il 1996 ed il 1999, si ottiene il record di longevità per un capo di governo dello Stato ebraico. Netanyahu a livello politico è sempre stato un osso molto duro, capace di riemergere anche dopo esperienze politiche fallimentari. Nel 1993 ad esempio sembrava non avere chance di vittoria alle primarie del Likud contro il figlio di Begin, ma è riuscito ad emergere come leader più giovane dello storico partito della destra israeliana. Un’ascesa politica che lo ha portato a guidare il governo nel 1996 ma seguita, nel 1999, da una repentina discesa: anche in quel caso si è parlato di corruzione, tuttavia non si è mai arrivati ad un’incriminazione. Ma tanto è bastato per far cadere l’esecutivo e Netanyahu aveva deciso di abbandonare la politica, dedicandosi ad altro e lasciando spazio ad Ariel Sharon. Poi l’improvvisa riemersione, l’incarico di ministro dell’economia nel 2002 e la guida del Likud riavuta nel 2005 gli hanno spianato ancora una volta la strada per arrivare al nuovo incarico nel 2009. Da allora lo scettro di capo del governo non l’ha più ceduto.

In questi giorni il suo incarico è sembrato seriamente in discussione. Dopo aver ottenuto un mandato per formare il governo dal presidente Rivlin all’indomani delle elezioni di settembre, che hanno visto il suo Likud in discesa e sotto la formazione Blu&Bianco guidata da Gantz, Netanyahu ha gettato la spugna. Ed il capo dello Stato ha passato l’incarico a Gantz, ma anche lui, proprio a poche ore dalla sentenza di incriminazione dell’attuale premier, si è arreso di fronte all’impossibilità di formare un nuovo esecutivo. Morale della favola: Netanyahu è ancora in carica, seppur come dimissionario ed uscente. Ed è la prima volta che un premier in carica viene incriminato in Israele. Un paese da gennaio senza un governo con pieni poteri, con due elezioni anticipate nel giro di 6 mesi e con la prospettiva di un nuovo turno elettorale a marzo, non può che considerarsi in una grave fase di stallo. Un momento delicato, in cui Netanyahu probabilmente resterà a capo di un governo dimissionario ma con un futuro politico tutto da verificare.

Il rischio più importante per Netanyahu

La legge israeliana parla chiaro: un premier incriminato può restare al suo posto, la decadenza potrebbe arrivare solo in caso di sentenza definitiva. Visto che la Knesset, il parlamento israeliano, è da un quasi un anno che non riesce a partorire un esecutivo, Netanyahu in questa fase di transizione dovrebbe rimanere premier. A meno che nei prossimi 14 giorni, tempo concesso dalla legge al parlamento per dare l’indicazione di un nuovo primo ministro dopo che l’incaricato Gantz ha rimesso il mandato esplorativo, la Knesset trovi la quadra attorno ad un nuovo nome. Ma, valutando le posizioni attuali dei vari partiti, questa prospettiva sembra molto difficile. Nelle ultime ore è emersa la richiesta, da parte di Blu&Bianco, di dimissioni definitive da parte di Netanyahu, tuttavia anche in questo caso non sembrano emergere significative novità.

Dunque per Bibi la vera insidia è data dalle sue prospettive future: se si va alla terza elezione anticipata, sarà ancora lui il leader del Likud? Il partito è spaccato da mesi in due anime: una centrista, che vorrebbe il dialogo con Gantz, una più orientata a destra. Se quest’ultima appare fedele a Netanyahu, la prima sarebbe pronta a defenestrarlo. La sentenza di incriminazione potrebbe quindi far crescere la fronda centrista all’interno del Likud volta a trovare al partito una nuova leadership. In quel caso, Netanyahu sarebbe realmente fuori dai giochi. In questo momento però, dal quartier generale del partito non trapelano posizioni in tal senso. Anche nelle settimane scorse, quando Gantz ha chiesto al Likud di formare un governo senza Netanyahu, il partito ha fatto complessivamente quadrato attorno a lui. Tutto ruota dunque attorno alle dinamiche interne al Likud. Solo queste ultime scriveranno il futuro sia di Netanyahu che del prossimo governo israeliano.