Il Procuratore speciale John Durham, incaricato dall’ex Attorney General William Barr di fare chiarezza sulle origini del Russiagate e sul presunto complotto ai danni di Donald Trump, ama agire nell’ombra e senza i riflettori dei media puntati addosso. Come ha osservato il professore di legge della George Washington University Jonathan Turley, “Durham è conosciuto come un pubblico ministero metodico, apolitico e implacabile”. In Connecticut lo conoscono come un procuratore integerrimo e dal curriculum costellato di successi. E dopo due anni, il suo metodo d’indagine rigoroso e scrupoloso comincia a dare dei risultati rilevanti. Il primo tassello è stato svelato lo scorso gennaio: Durham ha ottenuto una dichiarazione di colpevolezza da un  avvocato dell’Fbi, Kevin Clinesmith, per aver mentito alla corte Fisa e aver inviato un’e-mail modificata al fine spiare l’ex funzionario della campagna di Trump, Carter Page. Quest’ultimo fu accusato di essere l’uomo dell’entourage di Donald Trump più vicino al Cremlino e di aver incontrato, fra gli altri, Igor Sechin, amico di Putin, guida della petrolifera statale Rosneft, e Igor Diveykin, altro oligarca vicino al leader del Cremlino. Page, che fu dunque spiato in maniera illegittima dalle agenzie americane, fu “scagionato” dal Procuratore speciale Robert Mueller, il quale osservò nel suo rapporto che “non era in contatto con il governo russo nei suoi sforzi di interferire nelle elezioni presidenziali del 2016”.

L’avvocato dei Clinton nel mirino di Durham

La seconda persona finita nel mirino del Procuratore Durham è Michael Sussmann. Di chi si tratta? Come abbiamo già spiegato su InsideOver, Sussmann è un avvocato di Washington, Dc che ha lavorato con il suo studio per la campagna presidenziale della candidata dem Hillary Clinton. Sussmann ha mentito circa i rapporti con la sua illustre cliente all’agente federale James Baker mentre raccontava all’Fbi di presunte prove digitali che avrebbero collegato i computer della Trump Tower alla banca russa Alfa. Sussmann, che ha conseguito la laurea in legge presso la Brooklyn Law School e la laurea presso la Rutgers University, è entrato a far parte del comitato consultivo per la sicurezza informatica del Comitato nazionale democratico sin dal suo inizio nell’agosto 2016, mesi prima delle elezioni presidenziali di quell’anno. Secondo l’accusa, il mese successivo chiese un incontro con l’FBI per informare il Bureau dei presunti rapporto fra il tycoon e il Cremlino. 

Il ruolo di Sussmann nel Russiagate

In precedenza Sussmann era stato accusato dall’ex consulente di Trump, Carter Page, di aver diffuso le false informazioni contenute nel dossier Steele. Come nota il New York Post, è insolito che un’accusa di falsa dichiarazione, che può essere segnalata in un paragrafo, venga presentata in un atto d’accusa di 27 pagine. Ma John Durham ha scritto un resoconto molto dettagliato dei fatti e delle circostanze che circondano l’accusa di false dichiarazioni. Il Procuratore speciale sta tentando di dimostrare, un passo alla volta, che la narrativa della collusione Trump-Russia era essenzialmente una fabbricazione della campagna di Hillary Clinton nel tentativo di “incastrare” l’avversario.

Dal canto suo, Sussmann si è dichiarato non colpevole. I suoi avvocati difensori, Watkins Sean Berkowitz e Michael Bosworth, hanno definito l’accusa “motivata politicamente” e hanno affermato che il Dipartimento di Giustizia “normalmente non avrebbe mai perseguito un caso così infondato”. Al contrario, secondo RealClearInvestigations, l’avvocato avrebbe un ruolo centrale in questa vicenda. Come spiega Aaron Mate, infatti, l’incriminazione di Michael Sussmann con l’accusa di aver mentito all’Fbi “getta nuova luce sul ruolo fondamentale degli agenti democratici nell’affare Russiagate”. Sussmann e il suo collega Perkins Coie, Marc Elias, il principale consigliere per la campagna di Clinton del 2016, hanno infatti “sollecitato e diffuso disinformazioni” circa i rapporti fra Trump e Mosca. Non solo.

Nell’aprile 2016, l’avvocato dei Clinton assunse CrowdStrike, la società di sicurezza informatica che ha innescato pubblicamente la saga del Russiagate sostenendo la tesi – mai provata – che la Russia fosse dietro l’hacking delle e-mail del Comitato nazionale democratico rilasciate da WikiLeaks. Successivamente il suo socio, Marc Elis, assunse la società Fusion Gps e l’ex spia britannica Christopher Steele per scavare su Donald Trump e produrre un dossier che si è rivelato infondato e ricco di false informazioni. “Assumendo CrowdStrike e Fusion Gps, gli avvocati di Perkins Coie hanno contribuito a definire la narrativa Trump-Russia e ad influenzare il flusso di informazioni ai massimi livelli delle agenzie di intelligence statunitensi” sottolinea Mate. E anche secondo secondo il giornalista investigativo Glenn Greenwald, lo studio legale Perkins Coie, è un attore importante nella politica del Partito Democratico e nelle trame oscure del Russiagate.

Igor Danchenko e il legame con i Clinton

Nei giorni scorsi, John Durham ha messo a segno un altro “colpo” incriminando Igor Danchenko, analista russo che vive negli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dall’Economist, l’accusa sostiene che Danchenko abbia consapevolmente mentito all’Fbi circa le informazioni che ha passato all’ex spia britannica Christopher Steele, autore del famoso dossier sui presunti rapporti tra Trump e il Cremlino. Finanziato in parte dalla Fusion Gps, dal Washington Free Beacon, dal Democratic National Committee e dalla campagna di Hillary Clinton, il dossier Steele contiene per l’appunto affermazioni infondate secondo cui gli agenti dell’intelligence russa avrebbero filmato il presidente Trump con delle prostitute in un hotel di Mosca. Inoltre, secondo il dossier, Michael Cohen, ex avvocato del tycoon, si sarebbe recato a Praga nell’agosto del 2016 per prendere accordi con gli agenti del Cremlino e con gli hacker. Cosa c’è di vero? Nulla. In seguito fu lo stesso Steele ad ammettere che il suo dossier conteneva false informazioni e un mare di bugie.

Le bugie di Dolan Jr, uomo di fiducia di Bill e Hillary

Come sottolineato da InsideOver, l’analista russo incriminato da Durham – uscito su cauzione – avrebbe inventato le informazioni che ha fornito o ottenuto parti di esse da una persona molto vicina ai Clinton, Charles Dolan Jr; quest’ultimo avrebbe a sua volta mentito all’analista russo sui rapporti fra Trump e la Federazione Russa, menzionando incontri che nella realtà non sono mai avvenuti. Dolan è un uomo di fiducia dei Clinton: ha condotto le campagne di Bill Clinton del 1992 e del 1996, è stato consigliere della campagna presidenziale di Hillary Clinton del 2008 e, come riporta l’accusa, “ha attivamente condotto una campagna e partecipato a serate ed eventi come volontario per conto di Hillary Clinton” nel 2016. Come nota Jonathan Turley, professore di Legge presso la George Washington University, “con l’incriminazione di Danchenko, il nome di Dolan è stato aggiunto a una serie apparentemente crescente di soci di Hillary Clinton a cui Durham ha fatto riferimento nello sviluppo dell’indagine”. Ora non è chiaro quali altri attori finiranno nel mirino del Procuratore del Connecticut, ma come sottolinea Turley, una cosa è chiara: “Troppi importanti democratici continuano a spuntare” nelle sue indagini.

Come osserva  Simona Mangiante, moglie dell’ex consulente di Donald Trump, George Papadopoulos, “gli indagati” nell’indagine di Durham “sono nomi notoriamente affiliati alla campagna elettorale della Clinton”. Ci sono poi due “principali filoni che stanno emergendo dalla investigazione di Durham” sottolinea. “Le false informazioni fornite dagli affiliati di Clinton agli agenti federali per fabbricare una ipotesi di collusione tra Trump e la Russia; la manipolazione di documenti ufficiali da parte degli agenti federali per giustificare lo spionaggio nella campagna elettorale di Trump”. In sintesi, osserva l’avvocato campano, “emerge un vero e proprio complotto”.

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