La Germania di Angela Merkel è entrata in una fase critica: a metà del guado di quella che è destinata ad essere l’ultima legislatura di governo della Cancelliera, infatti, il Paese vive un momento politico-economico estremamente delicato.

Berlino, sul piano strategico, studia come capitalizzare il rafforzamento della sua centralità in Europa dopo la nascita della Commissione von der Leyen e arriva, prima nel Vecchio Continente, a preparare una doverosa controffensiva contro lo strapotere dei giganti del web statunitensi. Ma a turbare le acque dell’esecutivo di grande coalizione tra la Cdu e i socialdemocratici dell’Spd sono eventi molto contingenti e legati alla quotidiana amministrazione del Paese.

In primis, l’economia. La produzione industriale è in caduta libera (-3,5% a dicembre su base mensile, quasi -7% nel 2019) e impatta fortemente sulla coesione interna al Paese, dato che per il crollo dei settori strategici a pagare principalmente il dazio sono le categorie più deboli della popolazione urbana e gli abitanti dei Lander orientali del Paese. Secondo Repubblica, l’ex Ddr avrebbe fatto “passi da gigante” nella sua integrazione con il resto del Paese: ” In media, il livello medio degli stipendi vale l’84% di quelli occidentali. La disoccupazione è crollata al 6,9%, ormai vicina a quella dell’ovest che si attesta al 4,8%. E la quota di poveri è più alta di appena due punti – il 17,5% – rispetto a quella dell’Ovest”. Tuttavia, al tempo stesso un vero e proprio “muro” socio-economico continua a persistere a oltre trent’anni dalla caduta di quello materiale di Berlino. L’Est ha perso in trent’anni 2,7 milioni di abitanti, città come Magdeburgo, Rostock e Cottbus costituiscono una “Rust Belt” tedesca e nelle regioni cova un disagio diffuso verso il centro politico del Paese.

Disagio che si è manifestato apertamente nelle ultime elezioni regionali in uno dei Land più problematici dell’Est, la Turingia. In cui al primo posto si è classificata la sinistra anti-austerità della Linke, seguita dalla destra di Afd, presente nella regione nella sua versione protezionista e nazional-conservatrice. Afd ha piazzato un colpo politico importante rompendo il cordone sanitario imposto nei suoi confronti nell’elezione del presidente della Turingia, in cui ha supportato assieme al centro merkeliano il liberale Thomas Kemmerichprovocando un’onda d’urto che si è riverberata fino a Berlino. La Cdu ha imposto, per bocca della Merkel, la rottura del governo regionale, ma ora di fronte all’ipotesi di nuove elezioni rischia di veder confermato il sorpasso conseguito dall’Afd nell’ultimo voto locale. Se la rivolta elettorale della periferia tedesca dovesse venire confermata, per il governo Merkl potrebbe avvicinarsi l’ipotesi di un precoce pensionamento.

La politica tedesca sconta gli effetti di anni passati alla ricerca di un punto di contingenza nella conservazione dell’esistente, ovvero di uno status quo fondato sulla centralità tedesca in Europa. Sotto cui germinavano, contemporaneamente, le insicurezze economiche e sociali di una fascia sempre pi ampia della popolazione, che si sente ai margini in un contesto socio-politico bloccato. Ora i nodi vengono al pettine. E la Merkel si trova a dover affrontare la fase di più acuta crisi politica proprio mentre anche l’economia, da sempre portata a livello aggregato come bandiera dalla coalizione Cdu-Spd, dà espliciti segnali negativi. Mala tempora currunt per la Cancelliera padrona, a lungo, dei destini politici d’Europa.