“Gli Stati Uniti sono stati amici generosi, speriamo che continueranno ad esserlo”. La dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della Sanità segue di poche ore la decisione comunicata da Donald Trump: il presidente degli Stati Uniti ha deciso di dare un taglio netto ai fondi che ogni anno Washington destina all’Oms. Non sono bruscolini: si parla di una cifra che può variare dai 300 ai 400 milioni di dollari. Le critiche progressiste sono piovute addosso al tycoon, che tira dritto.

L’ideologia può raccontare poco di questa storia. La questione è anche se non soprattutto geopolitica. Se non altro perché Cina, Russia e Iran hanno manifestato più di qualche perplessità attorno alla scelta operata dall’inquilino della Casa Bianca. Anche la Germania, a dire il vero, non è sembrata convinta dell’atteggiamento assunto dal capo della Casa Bianca. La disamina di Pechino è tanto cristallina quanto rilevante: “La decisione americana indebolirà le capacità dell’Oms e minerà la cooperazione internazionale contro l’epidemia”. Questo il commento del governo cinese, che mira al multilateralismo quale chiave di volta per la battaglia del quadro pandemico.

Nella disamina trumpista, invece, l’Oms avrebbe sbagliato tempi e modi di avvertire sul fenomeno in arrivo. Il Covid-19 ha colto alla sprovvista il mondo occidentale. E negli States ci si continua ad interrogare anche sulle eventuali responsabilità dell’esecutivo di Pechino, che respinge al mittente ogni considerazione basata su presunte omissioni o su presunti ritardi nel comunicare ad esempio le statistiche inerenti al Covid-19. Questa premessa è necessaria per comprendere quale sia il clima politico creatosi attorno all’Oms. Un’organizzazione che Trump non ha evitato di recente di definire “filo-cinese”. Ma quali sono le modalità tramite cui l’Oms riceve dei finanziamenti? E quali sono i principali attori che sostengono l’attività dell’agenzia speciale dell’Organizzazione delle nazioni unite?

Per comprendere quale sia il peso specifico esercitato da Stati e donatori all’interno dell’organizzazione, è utile approfondire quanto riportato dall’Agi: gli Stati Uniti, prima della stroncatura del leader del Partito Repubblicano, erano soliti inoltrare cifre ingenti. Per quel che riguarda il bilancio dello scorso anno, per esempio, vale la pena sottolineare come i fondi federali statunitensi rappresentassero il 15% del bilancio. Ma dagli Stati Uniti, in qualche modo, arrivano anche altri soldi. Anche Bill Gates è del resto un americano. Nello specifico, il fondatore di Microsoft è di Seattle, mentre la moglie Melinda è di Dallas, dunque è texana. Bene, il 10% dei finanziamenti dell’Oms deriva dalla loro Fondazione. Queste sono alcune delle voci principali da tenere in considerazione. La filantropia di Bill Gates – com’è noto – è concentrata in questa fase sul fronte dei vaccini contro il nuovo coronavirus. E la Cina?

Leggendo sul Mirror, si apprende che la Repubblica popolare cinese investe nella Oms 33 milioni annui. E questa con gli Stati Uniti è una differenza che Donald Trump ha rimarcato nella conferenza stampa in cui ha annunciato di avere intenzione di limitare il gettito americano. Poi c’è la fetta di torta più spessa: i finanziamenti che derivano dalle tasse corrisposte da ogni Stato membro. E le nazioni che fanno parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità sono 198. Tra questi Paesi, c’è ovviamente anche l’Italia.

Il dibattito sull’Organizzazione mondiale della Sanità sta interessando le cronache internazionali. Trump non è mai stato molto convinto della utilità delle agenzie speciali dell’Onu. Nel corso di questo suo primo mandato, il tycoon ha avuto modo di attaccare più di un ente di questa tipologia. “Ci dispiace per la decisione del presidente degli stati Uniti che ha ordinato la sospensione dei finanziamenti all’Oms”, ha detto il direttore generale dell’agenzia Onu. Ma Trump non ha alcuna intenzione di tornare indietro sui suoi passi.