Dopo gli accordi di Abramo, adesso la svolta è arrivata dal Marocco. Rabat, come annunciato in primis dal presidente Usa Donald Trump, ha avviato un percorso di normalizzazione dei rapporti diplomatici con Israele. Si tratta del quarto Stato arabo ad attuare questo passo nel 2020, dopo che Emirati Arabi Uniti e Bahrein in estate hanno dato vita ai sopra citati accordi di Abramo e dopo che il Sudan, a poco più di un anno dal golpe che ha rovesciato l’ex presidente Omar Bashir, ad ottobre ha deciso di intavolare trattative diplomatiche dirette con lo Stato ebraico. Il Marocco è il Paese arabo più geograficamente lontano da Israele e quindi forse quello meno coinvolto dalla vicenda palestinese. Per questo la svolta delle scorse ore non è fino in fondo una vera e propria sorpresa.

L’annuncio della svolta

La notizia della decisione presa dal governo di Rabat è stata comunicata in primis dal presidente Usa Donald Trump: “Un’altra svolta storica oggi – si legge nel tweet del tycoon newyorkese – I nostri due grandi amici Israele e il regno del Marocco hanno concordato di ristabilire complete relazioni diplomatiche, una svolta enorme per la pace in Medio Oriente!” Non è un caso che il primo annuncio sia stato dato dalla Casa Bianca. L’amministrazione Trump è stata la principale artefice degli accordi di Abramo. Il genero del presidente, Jared Kushner, già da mesi lavorava affinché tra le petromonarchie del Golfo e lo Stato ebraico si potesse giungere a una soluzione. Del resto, tra le parti in causa da anni sussistono obiettivi comuni dettati dalla reciproca volontà di limitare l’influenza iraniana nella regione mediorientale. Per questo durante il quadriennio dell’amministrazione Trump i diplomatici hanno cucito rapporti indiretti e informali tra sauditi, emiratini ed israeliani. Per il momento Riad è rimasta fuori dagli accordi ufficiali, mentre Emirati e Bahrein hanno già ratificato anche a livello formale le svolte. La loro scia è stata seguita a ruota dal Sudan.

Appare quindi evidente l’impronta dell’attuale governo Usa sulla svolta che giovedì ha riguardato il Marocco. Dopo l’annuncio di Trump, è seguita la conferma da parte di Rabat. In una nota diramata dalla casa reale marocchina, si è fatto riferimento a una conversazione telefonica tra Re Mohammed VI ed Abu Mazen, presidente dell’autorità nazionale palestinese. Nella telefonata, il sovrano marocchino ha annunciato il contenuto dei colloqui con Trump e l’avvio di una normalizzazione dei rapporti con Israele: “La posizione di Sua Maestà il Re nel sostenere la causa palestinese rimane invariata – si legge nella nota emanata da Rabat – Il Marocco sostiene la soluzione dei due Stati e che i negoziati tra le parti palestinese e israeliana sono l’unico modo per raggiungere una soluzione definitiva, duratura e globale a questo conflitto”.

Le relazioni storiche tra Marocco e Israele

Nel cammino della normalizzazione dei rapporti tra il mondo arabo e lo Stato ebraico, il Marocco era forse il Paese più indiziato a compiere quanto prima questa svolta. E non solo per la lontananza geografica e fisica dai territori palestinesi. Il territorio marocchino ha una lunga tradizione relativa alla presenza ebraica. Oggi c’è ancora una comunità di ebrei che vive in Marocco, la maggior parte hanno preferito nel 1948 andare a vivere in Israele dopo la fondazione dello Stato. E molti di loro appaiono ben integrati nel tessuto sociale e politico israeliano. Basti pensare che ad esempio è di origine marocchina l’ex ministro della Difesa, il laburista Amir Peretz. Gran parte degli ebrei marocchini è sefardita, ossia facente parte della comunità espulsa dalla Spagna dopo la Reconquista del 1492. In Marocco i sefarditi dovrebbero essere circa cinquemila, in Israele molti di più. Nel 2011 la nuova costituzione marocchina ha riconosciuto agli ebrei sefarditi un importante “contributo storico” nella formazione dell’identità nazionale. 

Ecco perché anche nel recente passato i rapporti, seppur non ufficiali, tra autorità marocchine e israeliane non sono mai mancati. Negli anni ’90, dopo la firma degli accordi di Oslo tra Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese, Rabat e Tel Aviv avevano iniziato a intavolare alcuni contatti di avvicinamento, tuttavia terminati con lo scoppio nel 2000 della seconda Intifada. Gli accordi di Abramo della scorsa estate e le velleità di Trump, hanno ridato vita a quei rapporti fino ad arrivare nelle scorse ore alla definitiva normalizzazione delle relazioni.

La questione del Sahara

Come detto, la questione palestinese per Rabat è apparsa sempre molto lontana geograficamente e politicamente. È sempre stata un’altra la vera questione per il Marocco, quella del Sahara. La svolta riguardante i rapporti con Israele è risultata contestuale a quella riguardante proprio questa regione. Trump, dopo l’annuncio del riavvicinamento tra il governo marocchino e quello dello Stato ebraico, ha fatto un altro annuncio: gli Usa riconoscono la sovranità di Rabat nel Sahara. Una circostanza non certamente secondaria. La questione ha origini molto datate, risalenti all’indomani della fine della colonizzazione spagnola nel 1974. Con l’addio di Madrid, è nata la contesa tra il Marocco e il Fronte del Polisario, un’organizzazione che rivendicava l’indipendenza del Sahara in nome della popolazione saharawi. La disputa ha generato una guerra conclusa solamente con l’accordo di cessate il fuoco del 1991.

Dal 2007 risulta depositato all’Onu un piano redatto da Rabat in cui è prevista una forte autonomia del Sahara, sotto la sovranità marocchina. Ed è proprio su questo piano che il presidente Usa ha deciso di puntare nel suo annuncio: “Gli Stati Uniti affermano – si legge nel documento firmato dall’attuale inquilino della Casa Bianca – come dichiarato dalle precedenti amministrazioni, il proprio appoggio alla proposta di autonomia del Marocco come unica base per una giusta e duratura soluzione alla disputa sul territorio del Sahara . Pertanto, ad oggi, gli Stati Uniti riconoscono la sovranità marocchina sull’intero territorio del Sahara e riaffermano il proprio sostegno alla proposta di autonomia seria, credibile e realistica del Marocco come unica base per un soluzione giusta e duratura alla controversia sul territorio del Sahara”. Risulta quindi ben evidente il nesso tra le trattative che hanno portato alla normalizzazione dei rapporti con Israele e la nuova posizione americana sulla più importante tematica che ha interessato Rabat negli ultimi anni.

L’ambasciata di Rabat a Roma: “Passo in avanti per la pace”

A commentare l’accordo annunciato nelle scorse ore tra Marocco e Israele, è stato anche il rappresentante nel nostro Paese del governo di Rabat: “É una ripresa dei rapporti che non implica alcun cambiamento nella posizione del Marocco riguardo la questione palestinese – ha dichiarato l’ambasciatore Youssef Balla all’AdnKronos – anzi è in linea con il suo costante impegno a continuare a contribuire in modo costruttivo a una pace giusta e duratura in Medio Oriente e rafforza la possibilità di raggiungere una pace completa sulla base della legalità internazionale”. Il rappresentante diplomatico ha anche espresso soddisfazione per la presa di posizione di Donald Trump sul Sahara Occidentale: “Questo è un passo importante che conferma la legittima posizione di Rabat – si legge ancora nelle parole dell’ambasciatore – in linea con il principio di integrità territoriale e che sostiene anche l’iniziativa di autonomia come soluzione politica a questa controversia regionale”.

“Questo forse – ha concluso Youssef Balla – farà ragionare altre parti, l’Algeria e il Polisario: è arrivato il momento per loro di impegnarsi in modo serio negli sforzi avviati dal segretario generale dell’Onu e dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per raggiungere una soluzione politica e realistica di beneficio per tutta la regione”.