Una missione europea sotto l’egida delle Nazioni Unite in Libia sarebbe pronta a partire. Ormai negli ambienti diplomatici del Vecchio continente, si dà per imminente un accordo in tal senso, anche se ancora occorre aspettare gli esiti e le evoluzioni che arriveranno in giornata da Mosca. E le notizie dalla capitale russa, da cui nelle scorse ore il generale Haftar è partito senza aver firmato nulla, non appaiono al momento positive. Intanto, però, il quadro della missione dell’Ue sembra prendere forma.

Quattro Paesi impegnati

Così come trapelato da Bruxelles, i Paesi europei coinvolti nella possibile operazione dovrebbero essere quattro: Italia, Francia, Germania e Spagna. Si tratterebbe dunque dei due governi maggiormente interessati al dossier libico, ossia il nostro e quello transalpino, con l’aggiunta del governo di Berlino che sta provando ad organizzare la conferenza nella capitale tedesca e di quello spagnolo. Non è chiaro però al momento il peso di ciascuno di questi Paesi nella missione: l’Italia ha già sul campo 300 uomini, molti di questi dislocati attorno all’ospedale militare di Misurata, possibile un aumento del contingente. Il modello della missione, dovrebbe essere quello già applicato nel 2006 in Libano con la Unifil. Si tratterebbe, in particolare, di un’operazione da svolgere sotto l’ombrello politico dell’Onu.

Se la tregua attualmente in vigore in Libia dovesse reggere, il prossimo 19 gennaio della missione se ne discuterà alla conferenza di Berlino. Qui ci dovrebbe essere l’accordo per un percorso da avviare in sede Onu, presso il consiglio di sicurezza che ovviamente deve dare il via libera. A patto però che esista una formale richiesta del governo di Al Sarraj ed un consenso politico da parte di Khalifa Haftar. Questo perché la missione europea sotto egida Onu dovrebbe frapporsi tra i vari attori in campo, garantire che non arrivino nuove armi nel paese nordafricano e mantenere una certa stabilità nei vari fronti. Dunque, oltre agli “scarponi” da mettere nelle zone dove fino a poche ore fa si è continuato a combattere, l’Europa dovrebbe schierare anche aerei e navi per controllare il cielo ed il mare. Sotto quest’ultimo profilo, possibile una “riesumazione” della missione Sophia attualmente svolta in acque internazionali. La nuova forma dell’operazione, dovrebbe in primo luogo prevedere le navi in acque libiche, in secondo luogo evitare che si possa assistere ad una nuova impennata di sbarchi lungo le coste italiane come nei primi anni di vita della stessa missione Sophia.

Le incognite sulla missione

Come detto in precedenza, in primo luogo per poter avviare una missione a europea in Libia devono esserci determinate condizioni. La prima, imprescindibile, riguarda il mantenimento almeno dell’attuale cessate il fuoco. Poi devono esserci le sopra descritte condizioni politiche tanto in Libia quanto nella stessa Europa, così come all’interno del consiglio di sicurezza dell’Onu.

Ma le vere incognite per l’Ue, consistono soprattutto su altri fronti. In particolare, su quelli inerenti i rischi molto forti che l’operazione di Bruxelles si riveli paradossalmente un vero e proprio aiuto all’asse russo – turco. Di fatto, l’operazione europea andrebbe a cristalizzare una “pax” voluta da Mosca ed Ankara con le recenti contrattazioni svolte nella capitale russa. Dunque, l’Europa potrebbe sì recuperare terreno dopo essere diventata marginale ma, alla lunga, accettare comunque il fatto di essere all’interno di un’operazione politica orchestrata da Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan.

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