Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito in un comunicato le intenzioni di Israele di annettere i territori occupati della Cisgiordania, nonostante il rallentamento degli ultimi giorni. Il piano di annessione è attualmente sul tavolo dei funzionari israeliani e verrà completato nell’arco di pochi giorni, secondo quanto riferito dal governo di Tel Aviv.

Nel quadro finale, in ogni caso comprenderà i territori adiacenti al fiume Giordano – fondamentali anche sotto il profilo della storia ebraica – e tutte le zone attualmente occupate dagli insediamenti israeliani, nonostante le rivalse sui territori delle autorità palestinesi. La soluzione proposta dal piano di pace per il Medio Oriente di Donald Trump ed accettato da Netanyahu non ha però trovato il riscontro delle autorità palestinesi, che sostengono come i confini andrebbero riportati a quelli antecedenti al 1967. La configurazione finale del territorio israeliano post-annessioni verrà comunicato direttamente dal governo nei prossimi giorni: in uno scenario che comunque non si prefigura come aperto al dialogo e che rischia di provocare una nuova ondata di proteste e di tensioni nella regione.

Tuttavia, come già ribadito negli scorsi giorni, la messa in atto delle azioni da parte israeliana avverrà soltanto dopo le elezioni del 2 marzo, con la speranza che dalle urne questa volta possa uscire un governo stabile e sovrano. Il governo di transizione e di stabilità attuale infatti, secondo la legislazione del Paese, non ha l’autorità sufficiente per mettere in campo un allargamento dei territori, obbligando Netanyahu e contro i suoi interessi politici a rallentare le procedure; particolare questo che rischia di costare all’attuale premier il favore elettorale dei coloni israeliani.

Un’altra chiave di lettura per quanto riguarda il rallentamento delle operazioni di annessione, secondo quanto riportato da Adnkronos, sarebbe da cercarsi nella mediazione americana. Gli Stati Uniti infatti, nonostante siano i promotori del progetto, hanno ribadito sin da subito la necessità di muoversi con cautela, stando alle parole dell’ambasciatore Usa in Israele, David Friedman. Inoltre, secondo le volontà di Jared Kushner, genero di Trump e vero ideatore del piano di pace, l’annessione dei territori dovrebbe avvenire per mano bilaterale e non tramite la sola decisione di Tel Aviv; posticipando di vari mesi il definitivo concludersi della vicenda.

Nonostante la posizione contraria delle Nazioni Unite e sebbene la Lega araba abbia espresso le proprie perplessità riguardo alla negazione dei diritti fondamentali della popolazione palestinese, Israele sembra intenzionato ad andare fino al fondo dell questione. Tuttavia, il rischio che la mossa generi una nuova ondata di pulsioni in Medio Oriente è molto alta, considerando anche la ripresa degli attacchi nel Paese che rischiano di essere un preludio di una nuova stagione di sollevazioni palestinese, intenzionati a portare avanti la battaglia per i propri diritti. Ed è in questa chiave che vanno interpretati i tentativi americani di mettere un freno al premier Netanyahu.

La soluzione dei due Stati non è infatti tollerata dalle autorità palestinesi nella forma in cui è stata strutturata. Da un lato priverebbe la Palestina degli attuali territori più importanti per la propria economia. In secondo luogo sarebbe difficilmente controllabile a causa della sua complessa partizione. In aggiunta, la richiesta di demilitarizzazione non è considerata un’opzione per la Palestina, che rischierebbe di essere privata della possibilità di avere un esercito in grado di far fronte alle tensioni dell’area: con la paura che Israele in futuro continui il suo piano di espansione nei territori attualmente occupati dalla popolazione palestinese.

Con l’Onu che sembra essersi defilata e con gli Stati Uniti che hanno deciso di prendere in mano la situazione, il prossimo futuro di Israele e Palestina pare ormai essere segnato. Il problema nasce però dal modo in cui è stata portati avanti la vicenda: troppo velocemente per essere digerita dai palestinesi e troppo drastica per non creare dissapori all’interno della popolazione. Con Gerusalemme che, con questi presupposti, rischia di tornare teatro di attacchi e di attentati nei prossimi mesi, di nuovo al centro della disputa tra il popolo israeliano ed il popolo palestinese.

Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY