Esiste un concetto che forse più di tutti è in grado di descrivere con la massima efficacia la principale caratteristica della politica italiana, in particolare in ambito economico ed estero, ovvero il vincolo esterno.

Con vincolo esterno si intende quel principio secondo cui l’interesse nazionale viene subordinato a principi espressi a livello sovranazionale, con l’intento di mettere da parte i singoli bisogni per il bene di una più ampia comunità. A parole un bellissimo principio, che tuttavia è risultato quanto mai arduo praticare nel tempo per un semplice motivo: solo l’Italia pare crederci fino in fondo. Gli altri Paesi occidentali sembrano infatti aver prediletto nel tempo il proprio interesse nazionale, relegando il principio di vincolo esterno alla semplice formalità di facciata.

Macron sempre più protagonista

A riprova di questo è sufficiente osservare i disinvolti movimenti in politica estera fatti da quelli che dovrebbero essere nostri partner europei e confrontarli, invece, con l’agenda italiana, troppo spesso composta da veri e propri harakiri diplomatici. È questo il caso della Francia di Emmanuel Macron che si sta muovendo da protagonista non solo per il piano di ricostruzione europeo post covid-19, ma anche nella futura riorganizzazione geopolitica mondiale.

L’agenda estera di Macron è in quest’ultimo periodo fittissima: telefonate con Donald Trump, incontri con il presidente egiziano Abdel Faatah Al Sisi e non ultima una visita programmata in Russia. Una serie di appuntamenti bilaterali con cui Macron intende affrontare i dossier più attuali che coinvolgono la geopolitica francese. Su tutti la Libia che vede in queste ore una rottura dell’equilibrio del conflitto a favore del governo di Tripoli. Sul piatto c’è poi la riforma dell’Organizzazione mondiale della sanità, ma anche del G7. Infine la sempre attuale questione energetica, in un intrecciarsi di interessi che vanno dalla Russia, alla Turchia per tornare alla Libia.

Si rafforza l’asse Mosca-Parigi

L’incontro più importante sarà sicuramente quello previsto per il prossimo 24 giugno a Mosca in occasione della 75esima celebrazione della vittoria russa sui tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale. Come spiega Formiche.net, l’invito che Vladimir Putin ha inviato a Macron per quest’occasione non è stato solo di cortesia. Si tratta invece del naturale proseguimento di una relazione, quella tra Francia e Russia, ormai sempre più fitta. C’è infatti una comunione di intenti sul destino libico, c’è accordo sul ruolo obsoleto nella Nato e ci sono infine grandi interessi energetici tra i due Paesi.

In quest’ultimo ambito in particolare si prevede una collaborazione, che coinvolge anche Cina ed India, per la ricerca nell’Artico di gas naturale da trasformare in gas liquido e da trasferire su nuove rotte più brevi ed efficaci.

Un progetto che coinvolge anche le più note aziende del settore di entrambi i Paesi: Gazprom da una parte e Total dall’altra.

Per la Francia il vincolo esterno non esiste

La Francia pare così riuscire a ritagliarsi uno spazio da protagonista in momento tutt’altro che facile, ma decisivo per il futuro assetto globale, grazie soprattutto al supporto di Stati Uniti e Russia. Il protagonismo francese che sicuramente porterà ricadute positive nel Paese, è figlio di una strategia studiata a tavolino e che non intende farsi subordinare dal principio di vincolo esterno. La Francia infatti ha saputo usare a proprio vantaggio organizzazioni sovranazionali, come la Nato nel caso della destituzione di Muhammar Gheddafi nel 2011. La stessa Francia non ha avuto timore nel dire poi che la stessa Nato è in stato di “morte cerebrale”, proprio perché non più in grado di favorire gli interessi nazionali francesi.

Così, la Francia è in grado oggi di muoversi con piena disinvoltura nel contesto geopolitico. Tratta alla pari con Putin senza paura di ritorsioni da parte dell’asse atlantica e dell’Unione europea. Dialoga con Donald Trump senza dover rendere conte all’ingombrante alleato tedesco. Sposta le pedine in Libia senza la minima considerazione di quanto espresso dalle Nazioni Unite. Insomma la Francia è capace di muoversi come una nazione pienamente sovrana, con tutti i pregi e difetti annessi.

Il confronto tra questa capacità di azione e la scolasticità dell’agenda diplomatica italiana dimostra come il principio di vincolo esterno possa influenzare il ruolo di un Paese, portandolo sempre più ad una marginalizzazione nel mondo.

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