Piovono in questi giorni le domande e i dubbi fra le persone che hanno ricevuto almeno la prima dose del vaccino AstraZeneca. Se le prime perplessità sono sorte dopo alcuni casi di decesso per i quali non è stata ancora accertata nessuna correlazione con la somministrazione del vaccino anglo svedese, a mettere fuoco sulla legna è stata l’inaspettata decisione dell’Aifa.

Come un fulmine a ciel sereno lunedì 15 marzo l’Agenzia Italiana del Farmaco ha deciso di estendere “in via del tutto precauzionale e temporanea, in attesa dei pronunciamenti dell’Ema”, il divieto di utilizzo del vaccino AstraZeneca Covid19 su tutto il territorio nazionale. Una sospensione, quella dell’Agenzia, diretta a seguire “la linea di analoghi provvedimenti adottati da altri Paese europei”. Un momento di stop dunque per fare il punto della situazione sulla base degli eventi avversi segnalati dopo l’inoculazione. Una fase di stallo decisa dall’Aifa dopo un colloquio con il premier Mario Draghi e il ministro della Salute Roberto Speranza in via del tutto precauzionale.

Ma tanto è bastato per creare polemiche fra i virologi i quali, forse per la prima volta, sono concordi su un punto, ovvero la necessità di salvaguardare la campagna di vaccinazione anche con la somministrazione del vaccino AstraZeneca da loro ritenuto sicuro. Il perché del rammarico che li accomuna è presto detto: non solo la vaccinazione rischia di subire un duro colpo dallo “stop” deciso al momento dall’Aifa, ma anche dall’effetto psicosi che adesso potrebbe anche degenerare. Basti pensare al caso emblematico della Sicilia dove, ancor prima dell’intervento dell’Aifa, venerdì 12 marzo scorso, sono state cancellate 7mila prenotazioni in poche ore.

La posizione di Matteo Bassetti

Nel mondo scientifico questa sospensione precauzionale ha sollevato non poche polemiche. Ad esprimere a gran voce il disappunto verso la decisione dell’Aifa è stato, tra gli altri, il direttore della Clinica Malattie Infettive del San Martino di Genova Matteo Bassetti. Il messaggio del professore è stato chiaro ed esplicito nel corso dei suoi interventi e anche sulla sua pagina Instagram: “Che confusione!!- si legge nel suo post– Mai come nel momento che quello che stiamo vivendo, da oltre un anno, in tutto il mondo ci vuole calma, ordine e trasparenza. I vaccini hanno rischi e benefici come tutti i farmaci. Nessuno lo ha mai negato”.

Ecco poi la puntualizzazione sul vaccino anglo svedese: “Il vaccino di AstraZeneca è stato utilizzato su oltre 17 milioni persone in Europa e nel mondo e i benefici hanno superato di gran lunga i rischi. Quello che sta succedendo in Italia e in Europa rischia di far perdere definitivamente fiducia nelle Istituzioni. Anzi forse la gente l’ha già persa”. Il timore che si possa generare l’effetto psicosi è una delle preoccupazioni di Bassetti che lancia un appello: “Come comunità scientifica chiediamo rapidità nelle decisioni (non 3 giorni per dare un nuovo semaforo verde), trasparenza e chiarezza. Se il 18 marzo dopo il vaglio di EMA il vaccino tornerà disponibile, occorrerà organizzare un servizio di risposta efficiente per il cittadino per rispondere alle lecite preoccupazioni. Si dovranno anche trovare altri vaccini, diversi, perché molti decideranno di non voler ricevere più quello di AstraZeneca. Trovo la decisione dello stop alle vaccinazioni avventata- conclude il professore- e che avrà conseguenze pesantissime sul futuro della campagna in Italia e in Europa. L’unico modo che abbiamo per uscire dalla pandemia rimane la vaccinazione. Chi ne dubita si pone contro la scienza e la medicina”.

Italia accodata alla Germania

L’impressione è che la decisione ha un carattere più politico che scientifico. Lo si evince dalle stesse parole del ministro della Salute, Roberto Speranza: “L’iniziativa di sospendere temporaneamente e in via precauzionale il vaccino anti-Covid di AstraZeneca – si legge nelle dichiarazioni del titolare del dicastero rilasciate al Corriere della Sera – è emersa a seguito di una valutazione del Paul Ehrlich Institut tedesco”. I dati pervenuti dalla Germania hanno innescato una discussione in ambito europeo: “C’è stato un confronto prima a livello tecnico fra i direttori delle agenzie nazionali – ha proseguito Speranza – e poi un confronto di natura politica tra i ministri della Salute che ha portato a una misura di natura esclusivamente precauzionale”.

Una dinamica che ha generato non poche perplessità. In primis di ordine procedurale. Quando l’Europa si è preparata al V-Day del 27 dicembre scorso, si è detto più volte che l’organismo competente per la regolazione dei vaccini è l’Ema, l’agenzia con sede ad Amsterdam che tramite le sue commissioni scientifiche rilascia poi il via libera ai farmaci e ai vaccini. Dalla capitale olandese il disco verde ad AstraZeneca era arrivato già il 29 gennaio scorso. Ma il Paul Ehrlich Institut ha nei fatti scavalcato l’Ema: i suoi dati sono stati presi come base per giungere a un improvviso stop delle somministrazioni dei vaccini prodotti dalla società anglo svedese. L’altra perplessità ha per l’appunto natura politica: l’Italia, così come buona parte dell’Europa, sembra essersi accodata alle indicazioni pervenute dalla Germania. Entrambe le perplessità, procedurali e politiche, hanno portato dei dubbi sulla stessa validità scientifica della scelta di sospendere i vaccini AstraZeneca. Da qui la confusione dei cittadini richiamata dallo stesso virologo Matteo Bassetti.

Un precedente pericoloso

Dal canto suo l’Ema si prepara ad affrontare la discussione su AstraZeneca in vista della riunione d’emergenza convocata per giovedì 18 marzo. Per quella data ad Amsterdam potrebbe essere dato un responso definitivo alla questione. Stando alle dichiarazioni pervenute dalla sede dell’agenzia europea per il farmaco, si dovrebbe giungere a un nuovo disco verde sulla vicenda: “Ad ora noi siamo fermamente convinti che i benefici di AstraZeneca superino gli effetti collaterali – ha dichiarato in una nota Emer Cooke, direttore esecutivo Ema – e attualmente non ci sono indicazioni di correlazione tra vaccino e incidenti”. Del resto i numeri comunicati dall’agenzia ad oggi non hanno portato a particolari allarmi: “Abbiamo riscontrato – si legge ancora nelle dichiarazioni di Cooke – 30 casi di trombosi su 5 milioni di vaccinati”.

Giovedì dunque dovrebbe arrivare il nuovo via libera dell’Ema e, subito dopo, la somministrazione delle dosi AstraZeneca dovrebbe riprendere. Una circostanza quest’ultima confermata anche in una conversazione telefonica tra Mario Draghi e il presidente francese Emmanuel Macron: “Le dichiarazioni preliminari di oggi dell’Ema sono incoraggianti – si legge in una nota di Palazzo Chigi – In caso di conclusione positiva dell’analisi dell’Ema, i due leader sono pronti a far ripartire speditamente la somministrazione del vaccino AstraZeneca”. Ma intanto i giorni di stop hanno già avuto il segno di una beffa sulle attuali campagne vaccinali in corso in Europa, peraltro ancora ben lontane dal decollare definitivamente. Nel frattempo infatti, migliaia di cittadini hanno rinunciato a farsi vaccinare, altri hanno messo in discussione la validità della strategia della vaccinazione come unica arma anti Covid. Vale per tutta Europa, ma soprattutto per l’Italia: il 15 marzo, giorno dello stop ad AstraZeneca, su 125.756 dosi inoculate nel nostro Paese, ben 34.858 sono state del vaccino anglo svedese. La sospensione delle somministrazioni potrebbe quindi rallentare ulteriormente la corsa della campagna di vaccinazione italiana.