Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro non è mai stato così popolare ed apprezzato dai suoi concittadini. Questo, almeno, è quanto emerge da un sondaggio realizzato nel mese di settembre dall’Istituto Brasiliano della Statistica ed Opinione Pubblica (BIPOS). Il 40 per cento del campione intervistato ha espresso un giudizio buono/eccellente sull’operato del Capo di Stato, un personaggio politico tradizionalmente divisivo e controverso. Nel dicembre del 2019 il tasso di popolarità di Bolsonaro era fermo al 29 per cento ed il fatto che sia cresciuto nel bel mezzo della pandemia, che ha infettato oltre cinque milioni di brasiliani uccidendone centocinquantamila, è ancora più stupefacente. L’emergenza sanitaria è stata gestita in maniera quantomeno controversa. La presidenza non ha imposto severe misure restrittive sul territorio nazionale (ad occuparsene sono stati talvolta gli Stati Federali) e Jair Bolsonaro, che ha contratto il morbo il 7 luglio ed è poi guarito, ha in più occasioni sminuito la pericolosità del Covid-19, la necessità di praticare il distanziamento sociale e l’uso dei dispositivi di protezione. La popolarità del presidente ha però beneficiato di un programma di aiuti economici, avviato ad aprile, che ha consentito a 67 milioni di brasiliani di ricevere 108 dollari al mese (217 per le madri single) per far fronte alla crisi scatenata dalla pandemia.

Un caso emblematico

La testimonianza di Giselly Andrade, riportata dal Guardian, può essere utile per comprendere come i sussidi abbiano migliorato l’immagine di Bolsonaro. “Non me lo aspettavo da parte sua” ha affermato “Le persone credono che lui pensi solo a se stesso ma ha dimostrato l’opposto”. La donna non aveva espresso una preferenza alle elezioni del 2018 ma ha espresso l’intenzione di votare per Bolsonaro nel 2022. La Andrade risiede a Recife, nello Stato del Pernambuco situato in quel nord-est brasiliano povero e bacino elettorale per il Partito dei Lavoratori, che ha governato il Paese tra il 2003 ed il 2016. Il 65 per cento degli abitanti del Pernambuco ha ricevuto i sussidi ed il supporto per Bolsonaro è cresciuto, ma potrebbe trattarsi di un fuoco di paglia. I sussidi dovrebbero terminare a dicembre e molte persone potrebbero trovarsi prive della rete di supporto necessaria per vivere con dignità.

Un quadro poco esaltante

Nel 2020 il Prodotto Interno Lordo dovrebbe contrarsi del 6.2 per cento mentre investimenti e consumi privati dovrebbero ridursi, rispettivamente, del 10 e dell’8.6 per cento. Le esportazioni risentono di una domanda in forte calo ed il rischio di insolvenza nei principali settori è decisamente aumentato. Il Congresso ha dichiarato lo stato di calamità nel mese di marzo e ciò consente all’esecutivo di non rispettare le severe leggi in merito di spesa pubblica. Il deficit fiscale, come segnalato da atradius.it, dovrebbe superare il 15 per cento del Prodotto Interno Lordo nel 2020 mentre il debito pubblico è in decisa crescita. La condizione della valuta nazionale, il real, non ha brillato ed a fine giugno si era deprezzato del 23 per cento rispetto al dollaro americano. Sullo sfondo ci sono, poi, le grandi (e gravi) fragilità mostrate da altre importanti economie dell’America Latina ed in primis dall’Argentina. Buenos Aires, fiaccata tanto dalla pandemia quanto da un sistema produttivo prossimo al crollo, è l’anello più debole tra le nazioni dell’area ed un suo collasso potrebbe trascinare in basso anche gli Stati vicini. Le tensioni in Venezuela, dilaniato dai contrasti tra la presidenza Maduro e l’opposizione guidata da Juan Guaido, costituiscono un ulteriore problema da risolvere ed una possibile fonte di instabilità.

Le sorti elettorali

Bolsonaro dovrà cercare di sfruttare le debolezze delle opposizioni nella lunga (rin)corsa che precede le elezioni del 2022. Un sondaggio realizzato da XP Investimentos tra l’8 e l’11 ottobre stima Bolsonaro al primo posto, con il 31 per cento delle preferenze elettorali. Ad inseguirlo ci sono Fernando Haddad del Partito dei Lavoratori con il 14 per cento dei voti stimati. l’ex procuratore generale e Ministro della Giustizia Sergio Moro con l’11 per cento delle preferenze e Ciro Gomes del Partito Democratico del Lavoro (progressista) che riscuote il 10 per cento dei consensi. Il successo di Bolsonaro è dunque possibile ma il Presidente dovrà comunque sperare che le opposizioni non riescano a convergere su un nome unico (o quasi) nel tentativo di defenestrarlo. Un’ipotesi al momento remota ma non del tutto escludibile nel lungo termine.

 

È un momento difficile
STIAMO INSIEME