Ecco chi vuole fare affari con Damasco

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La Siria, terreno di scontro e di guerre per procura fra potenze straniere dal 2011 ad oggi, continuerà ad essere un’arena contesa di interessi geopolitici e geoeconomici contrastanti e talvolta convergenti. Oltre a Russia, Iran e Turchia, nella ricostruzione del Paese anche attori che hanno finanziato per anni l’opposizione armata contro Damasco come le monarchie di Arabia Saudita e Qatar non rimaranno a guardare e lo stesso farà Pechino, che invece ha sempre sostenuto “l’integrità territoriale del territorio siriano”.

Nel frattempo, gli sforzi diplomatici per arrivare a una pacificazione del Paese proseguono. Lo scorso 11 dicembre, Russia, Turchia e Iran hanno adottato una dichiarazione congiunta sulla Siria al 14esimo round dei colloqui di Astana tenutisi a Nur-Sultan, in Kazakistan. “L’Iran, la Russia e la Turchia, in quanto paesi garanti del formato Astana, hanno confermato il loro costante impegno per la sovranità, l’indipendenza, l’unità e l’integrità territoriale della Siria”, si legge nella nota. “I tre Paesi garanti hanno respinto tutte le iniziative illegali di autogoverno con il pretesto di combattere il terrorismo e hanno espresso la loro determinazione a resistere ai piani separatisti volti a minare la sovranità e l’integrità territoriale della Siria e minacciare la sicurezza nazionale dei paesi vicini”. Inoltre, Russia, Turchia e Iran “hanno espresso preoccupazione per le crescenti attività terroristiche nella provincia siriana di Idlib” e confermato che avrebbero continuato a “collaborare per eliminare i gruppi terroristici in Siria, tra cui lo Stato islamico, il Fronte di Al-Nusra e altri gruppi terroristici designati dalle Nazioni Unite”.

Gli interessi sauditi in Siria

Come spiega Haaretz, ora anche l’Arabia Saudita, dopo aver supportato l’opposizione armata e i gruppi islamisti contro Damasco, e al fine di arginare l’influenza delle potenze rivali (Iran, Qatar e Turchia), entra in gioco mettendo nel mirino il petrolio siriano controllato a nord nel Paese dalle forze curde. Mazloum Abdi, comandante delle milizie curde, ha confermato che la sua organizzazione, che controlla i grandi giacimenti petroliferi tra cui Al-Omar, il più grande della Siria, sta vendendo petrolio a Damasco nonostante le sanzioni statunitensi che vietano le esportazioni di petrolio in Siria. È chiaro che gli americani non hanno alcun problema con i curdi che vendono petrolio ad Assad, perché se lo volessero, le forze statunitensi di stanza vicino ai campi potrebbero bloccare questo commercio, un’importante fonte di entrate per i curdi.

Sono gli stessi pozzi petroliferi su cui Riyad sta puntando, supportata dagli Usa: Washington, infatti, vorrebbe che la Saudi Aramco li gestisca. “Ma anche se Aramco dovesse assumere questo compito – osserva Zvi Bar’el – dovrà vendere il petrolio a qualcuno, e in questo momento il regime siriano sembra essere il cliente più realistico; si tratta di pozzi siriani che verranno consegnati al regime il giorno in cui verrà raggiunta una soluzione diplomatica”. Una soluzione, tuttavia, non è nemmeno all’orizzonte ed è per questo che Riyad sta tentando in tutti i modi di normalizzare le sue relazioni con la Siria, riaprendo la sua ambasciata a Damasco e seguendo le orme di quanto già fatto da Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Sudan. Qualche timido segnale di disgelo c’è: secondo quanto riferisce HaaretzHusam Louka, capo dell’intelligence siriana, ha recentemente visitato Riyad e una delegazione di giornalisti siriani ha visitato l’Arabia Saudita e ha incontrato giornalisti sauditi.

Siria al centro del progetto russo in Medio Oriente

Come riporta il Moscow Times, nei giorni scorsi Russia e Siria hanno svelato una serie di progetti commerciali comuni che consolidano la presenza di Mosca nel Paese. Di recente, il parlamento di Damasco ha approvato contratti per l’esplorazione petrolifera a due società russe nel tentativo di dare impulso alla produzione di petrolio colpita da oltre otto anni di guerra e dalle sanzioni occidentali. L’agenzia di stampa statale Sana ha confermato che tali accordi riguardano un giacimento di petrolio nel nord-est della Siria e un altro di gas a nord della capitale Damasco. Il ministro del petrolio Ali Ghanem ha affermato che consegnare contratti a queste compagnie è in linea con la strategia del governo “nei confronti di Stati amici che si sono schierati in Siria, con Russia e Iran in prima linea”.

Inoltre, la Russia prevede di investire 500 milioni di dollari nei prossimi quattro anni nel porto siriano di Tartus, secondo quanto riportato dal vice primo ministro Borisov, l’unico punto d’appoggio navale della Russia nel Mediterraneo. Nel 2017, Mosca ha stretto un accordo con il governo di Assad per prolungare il contratto di locazione su Tartus per 49 anni. L’accordo consente alla Russia di mantenere lì fino a 11 navi da guerra, comprese quelle a propulsione nucleare. E secondo quanto riportato dall’Associated Press, esiste un piano russo  per collegare la costa mediterranea della Siria con il Golfo Persico tramite una ferrovia. 

E Assad apre alla Cina: “La Via della Seta porta prosperità”

Ma Assad, oltre alla Russia, vuole allargare il campo delle relazioni commerciali a Pechino. Questa settimana, il presidente siriano ha riferito alla televisione cinese Phoenix di aver offerto alla Cina sei progetti di investimento nell’ambito della Belt and Road Initiative, la Nuova Via della Seta, che prevede miliardi di dollari in progetti infrastrutturali. Secondo Assad, la Cina ha promesso di decidere quale delle proposte si adatterà meglio alla sua strategia globale.

“Oggi vediamo che esiste una superpotenza – la Cina – che cerca di rafforzare la sua influenza nel mondo”, ha detto Assad, aggiungendo che la Siria vuole rafforzare la cooperazione con Pechino. “Questo è ciò che vediamo nella Via della seta: stabilità e prosperità”, ha detto. “Ci sono interessi reciproci: è vantaggioso per la Cina, la Siria e tutti i paesi coinvolti”, ha sottolineato, descrivendo il progetto come un marcato allontanamento da una storia di “tentativi occidentali di dominio” nel mondo.