L’economia in Afghanistan si è fermata. Da quando i talebani il 15 agosto scorso hanno messo piede a Kabul, le principali attività hanno risentito e non poco del nuovo mutamento politico. Le banche in gran parte sono chiuse oppure erogano pochi Afghani (la moneta locale) al giorno. Le riserve dello Stato sono congelate, gli aiuti umanitari drasticamente ridimensionati. Per i nuovi padroni di Kabul la prima vera sfida di questi mesi è accaparrarsi da qualche parte le risorse necessarie per mandare avanti il Paese. La prima scelta potrebbe ricadere su quei vasti mercati sommersi che da sempre hanno alimentato l’economia afghana. A partire da quello del commercio dell’oppio. Tracciare le vie di questo particolare mercato potrebbe voler significare capire da dove, molto probabilmente, arriverà il primo fondamentale indiretto sostegno finanziario al nuovo emirato talebano.

Il mercato mondiale dell’oppio

A livello internazionale, da anni si sta assistendo a un aumento esponenziale del consumo di droga. Avviene in Europa, così come nei Paesi in via di sviluppo in Asia e ovviamente nelle Americhe. La domanda di sostanze stupefacenti è in costante aumento e il mercato dunque appare sempre più redditizio. L’Unodc, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa del monitoraggio del consumo di droga nel mondo, già nel 2010 aveva lanciato uno specifico allarme: il mercato delle sostanze illecite in quell’anno è valso 262 miliardi di Dollari. Oggi il valore sarebbe ancora maggiore. A tirare in avanti le stime è il mercato della cocaina, il quale mediamente potrebbe fruttare alle varie organizzazioni criminali qualcosa come 70 miliardi di Dollari. Poi c’è il mercato degli oppiacei, il quale si fermerebbe a 60 miliardi di Dollari. Una cifra drasticamente aumentata grazie a un importante balzo in avanti del consumo di di eroina, specie tra i più giovani.

Ed è proprio l’eroina l’oppiaceo più ricercato. Nell’ultima relazione dell’Unione Europea sul consumo di droga, si stima che più di un milione di adulti residenti nel territorio comunitario abbiano fatto uso di eroina nel 2019. In termini percentuali il numero è modesto, pari a poco più dello 0.3% della popolazione, ma a livello sociale l’allarme è ben più marcato. L’eroina è considerata una delle droghe più dannose per la salute e le varie dosi in giro per il Vecchio Continente muovono in giro d’affari miliardario. Un discorso valevole anche per la Russia. Qui si calcola che sono 1.5 milioni i cittadini che fanno abitualmente uso di eroina e altre sostanze oppiacee. La domanda di oppio nella federazione, cresciuta soprattutto negli anni ’90 dopo il crollo dell’Unione Sovietica, si aggira intorno alle settanta tonnellate annue. Russia e Unione Europea rappresentano quindi i due principali mercati. Poco dietro vi è invece il nord America.

Il valore del mercato afghano

L’80% dell’oppio usato in tutto il mondo proviene dall’Afghanistan. Il Paese asiatico è quindi il principale fornitore del mercato internazionale. É da qui che parte tutto. Sono sette, secondo i dati delle Nazioni Unite, le province coinvolte nella coltivazione del papavero da oppio. La principale è quella di Helmand, nel sud dell’Afghanistan, lì dove i talebani hanno una delle loro principali roccaforti. Il valore delle esportazioni di questa sostanza per l’economia afghana si aggirerebbe intorno ai 350 milioni di Dollari all’anno, cifra in grado di arrivare anche a sei miliardi considerando l’indotto. Per migliaia di coltivatori locali si tratta di un’insostituibile fonte di sostentamento. Il mercato raramente ha conosciuto crisi. Anzi, negli ultimi quarant’anni secondo l’Unodc la crescita è stata costante. Nel 1980 dall’Afghanistan sono uscite 200 tonnellate di oppio, nel 1990 invece era già stata sforata ampiamente quota mille. L’unico anno di vera flessione è stato il 2001, quando i talebani durante le ultime fasi del loro primo emirato hanno vietato la coltivazione. Si è passati dalle 3.200 tonnellate esportate nel 2000 alle 185 dell’anno successivo.

Ben presto però i valori sono tornati a crescere, fino a raggiungere un nuovo apice di 7.400 tonnellate di oppio coltivate nel 2007. Ufficialmente la coalizione internazionale a guida Usa stanziata nel Paese dal 2002 ha lottato contro la produzione di oppio. Washington ha messo sul piatto otto miliardi di Dollari per estirpare i campi di papavero diffusi soprattutto a sud. Con quelle somme sono stati incentivati numerosi agricoltori a cambiare coltivazione, il problema però è che spesso i soldi sono finiti nelle mani sbagliate. Alcuni politici o alcuni generali locali hanno sì intascato i Dollari ma nulla poi hanno fatto per mettere fine al contrabbando di oppio. Su spinta anche di una domanda mondiale in crescita, sono stati raggiunti altri poco lusinghieri record. Nel 2017 la produzione ha sforato quota 9.000 tonnellate. Un apice poi mai raggiunto. Negli anni successivi una carestia e una difficile situazione metereologica hanno fatto diminuire le coltivazioni. Il record del 2017 ha inoltre saturato il mercato, l’offerta è risultata più alta della domanda e i prezzi dell’oppio sono scesi oggi a 55 Dollari al chilo, a fronte dei 155 Dollari del 2017. Nonostante questo i coltivatori afghani stanno continuando a puntare sui campi di papavero, soltanto nel 2020 la superficie di terreno interessata dalla coltivazione di oppio è cresciuta, seguendo i dati dell’Unodc, del 37% e 3.600 tonnellate sono state esportate all’estero.

Come i talebani riescono a guadagnarci

Il mercato dell’eroina e degli oppiacei quindi non ha conosciuto crisi nemmeno nell’anno della pandemia. Per chi ha preso il potere in Afghanistan è una buona notizia. I talebani hanno bisogno di soldi, hanno tutto l’interesse ad avere in mano quella liquidità necessaria per mandare avanti il Paese. Loro hanno già diversi introiti derivanti dall’oppio. Nel 2020 gli studenti coranici hanno guadagnato 1.6 miliardi di Dollari grazie alle loro attività, le quali grossomodo hanno compreso l’imposizione di tasse nei territori già controllati. Delle somme introitate dai talebani lo scorso anno, almeno mezzo miliardo sarebbe derivato proprio dalla coltivazione dell’oppio. Gli islamisti però non sembrerebbero coinvolti direttamente nella lavorazione. Il loro guadagno è soprattutto il frutto della tassazione del 10% imposto in tutta la filiera del mercato dell’oppio. Se già senza essere al potere i talebani dalla lavorazione del papavero hanno guadagnato mezzo miliardo di Dollari, adesso potrebbero veder crescere in modo importante i guadagni. E considerando che il mercato non sta conoscendo crisi, gli studenti coranici nei prossimi mesi vedranno nelle esportazioni di oppio la carta principale da giocare per sopravvivere economicamente.

Il ruolo di Italia ed Europa

In poche parole, chi all’estero acquisterà oppio darà un implicito e indiretto contributo alla sopravvivenza dell’emirato. Considerando che sono la Russia e l’Europa i principali consumatori di oppiacei, le organizzazioni criminali dedite allo spaccio di eroina in queste aree potrebbero diventare improvvisamente protagoniste dello scenario geopolitico. Il 92% di tutto l’oppio consumato nel Vecchio Continente viene smerciato nell’Europa occidentale. Italia, Francia e Germania sono i principali destinatari del mercato. Anche dal nostro Paese dunque potrebbero partire quei capitali destinati a finanziare i talebani. Soldi gestiti dalle organizzazioni malavitose locali, ma anche dai tanti intermediari che portano l’oppio dall’Afghanistan e che sono coinvolti nel processo di lavorazione e raffinazione del prodotto. E qui a entrare in ballo sono anche le organizzazioni criminali operanti in Tagikistan, in Iran e in Turchia, Paesi di transito dell’oppio. Così come le mafie dei Balcani, regione trampolino di lancio dell’eroina prima del suo ingresso in Europa occidentale.