La storia è nota: secondo la ricostruzione ufficiale, Joseph Mifsud affermò in un incontro dell’aprile 2016 a George Papadopoulos, consigliere della campagna di Trump, di aver appreso che il governo russo possedeva “materiale compromettente” (dirt) su Hillary Clinton “in forma di e-mail”. A quel punto l’ex consulente del presidente avrebbe ripetuto tali informazioni all’alto Commissario australiano a Londra, Alexander Downer, che a sua volte riferì tutto alle autorità americane. Da qui, il 31 luglio 2016, partirono le indagini dell’Fbi sui presunti collegamenti fra Donald Trump e la Russia, accuse che in seguito si sono dimostrate inconsistenti.

Mifsud e Papadopoulos si incontrano a Roma la prima volta, alla Link Campus University, nel marzo 2016. Un incontro casuale? Assolutamente no. È Nagi Idris, direttore della London Centre of International Law Practice (Lcilp), a presentare George Papadopoulos a Mifsud. “George, dice Nagi. Questo è il professor Joseph Mifsud e dovresti parlarci”, scrive Papadopoulos nel suo libro Deep State Target. Mifsud, sottolinea l’ex advisor di Donald Trump, “è l’uomo che Nagi aveva pianificato di incontrare, l’uomo che Nagi aveva chiesto ad Arvinder Sambei di contattare, e l’uomo che Nagi aveva descritto come un personaggio importante, un docente con grande esperienza diplomatica e ampi contatti. Un uomo, in altre parole, che può cambiarti la vita”.

La strana società londinese in cui lavoravano Mifsud e Papadopoulos

Lcilp è uno studio legale curioso, più vicino a un think-tank. Un ex dipendente ha spiegato a Quartz in un’inchiesta di qualche tempo che “c’è molta segretezza su ciò che fanno”. La stessa fonte ha descritto l’organizzazione, che è stata fondata nel 2014, costantemente alla ricerca di grandi contratti. Il ruolo di Mifsud in Lcilp era quello di attirare potenziali clienti, idealmente i governi a cui la società poteva fornire consulenza in materia di diritto internazionale, ha affermato l’ex dipendente. Papadopoulos ha trascorso tre mesi a servizio della società londinese, prima di unirsi alla campagna di Trump del 2016, anche se i due si incontreranno soltanto a Roma, alla Link.

Il co-direttore insieme a Peter Dovey è Nagi Idris, già direttore di 18 società diverse dal 2001 al 2016, secondo la documentazione di Companies House. Lcilp ha pagato l’affitto in una serie di sedi di grande prestigio nel distretto legale di Londra, nonostante abbia chiuso il 2016 con debiti di che ammontano 329mila sterline, una somma considerevole per un’azienda con una manciata di dipendenti (soltanto quattro). In questa pagina d’archivio compare anche il nome di Joseph Mifsud, in qualità di direttore dello sviluppo strategico internazionale. Nel team di Lcilp compaiono anche i nomi di Martin Polaine, esperto di diritto internazionale dei diritti umani e giustizia penale e Arvinder Sambei.

L’esperto di intelligence Chris Blackburn ci spiega che Polaine e Sambei “hanno lavorato con il Dipartimento di Stato americano” e Lcilp ha tenuto “uno dei primi seminari sull’antiterrorismo presso la London Academy of Diplomacy” di Mifsud. Sambei, spiega Blackburn, “è stata consulente del Global Center nel 2014 e contemporaneamente è diventata direttrice della Lcilp con Martin Polaine”. Sambei ha lavorato e tenuto seminari con Mike Smith, già capo di Stato Maggiore del già citato ex ministro degli Esteri australiano, Alexander Downer.  Idrisi, Polaine, e Sambei sono i rappresentanti della Lcilp che avrebbero spinto Papadopoulos, secondo il suo racconto, a recarsi a Roma e a incontrare Mifsud. Come riferisce Blackburn, curiosamente, Polaine ha lavorato con il Dipartimento di Stato Usa sulla corruzione in Ucraina. “È stato uno di quelli che mi ha spinto ad incontrare Mifsud”, incalza su Twitter Papadopoulos.

“Non so se Polaine sia stato alla Link Campus – sottolinea Blackburn – tuttavia Polaine e Sambei avevano un contratto con il Dipartimento di Stato Usa in materia di intelligence e antiterrorismo”.

“Così mi chiesero di incontrare Mifsud alla Link”

Furono i suoi colleghi alla Lcilp a spingere Papadopoulos a incontrare Mifsud alla Link Campus di Roma. Lo racconta lui stesso nel libro Deep State Target: “Nel settembre 2015 sono stato contattato da un uomo chiamato Nagi Khalid Idris che mi offrì una posizione alla London Centre of International Law practice. Idris è una figura interessante. Cittadino britannico nato in Sudan, è il fondatore dell’En – Education Group Limited e del London Centre of International Law Practice. Mi offrì una posizione che sembrava molto interessante: direttore del Centre’s International Energy and Natural Resources Division. Nonostante il nome dell’organizzazione, non c’è molta pratica legale da fare qui. È essenzialmente un think-tank che offre consulenze nell’ambito del diritto internazionale”.

Il piccolo ufficio dell’organizzazione, “situato a Bayswater, un quartiere con un importante minoranza araba, genera molto traffico internazionale”. Contatti, relazioni, e molto altro. Assoldato dalla Campagna di Trump, Papadopoulos torna a Londra all’inizio di marco 2016 da Nagi Idris, per comunicare ai colleghi la sua decisione di lasciare Londra e dedicarsi all’imminente campagna elettorale. “Cambiò atteggiamento, e cominciò a dirmi che dovevo incontrare qualcuno di molto importante e che sarebbe stato molto importante per il lavoro con Trump. Ricordo che Nagi mi disse che questa persona conosceva molta gente e insistette a farmi partecipare a una conferenza alla Link Campus University di Roma”.

È il 12 marzo 2016 quando Papadopoulos arriva a Roma, alla Link Campus. Un momento cruciale per comprendere le origini del Russiagate e la successiva inchiesta condotta dal procuratore generale William Barr e da John Durham che dovrà stabilire chi e per quale motivo ha fabbricato false prove al fine di incastrare Trump e alimentare la tesi della collusione con il Cremlino. È proprio a Roma che Papadopoulos incontra il docente maltese Joseph Mifsud, l’uomo scomparso nel nulla che, secondo le autorità americane, rappresenta la chiave di tutta questa incredibile spy story che sta travolgendo anche l’Italia.

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