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È bufera negli Stati Uniti per la decisione dell’amministrazione Biden di lanciare quello che i critici chiamano già il nuovo “ministero della verità”. Secondo quanto riferito dall’Associated Press nei giorni scorsi, infatti, il Dipartimento per la sicurezza interna sta intensificando gli sforzi per contrastare la disinformazione proveniente dalla Russia e le informazioni fuorvianti che i trafficanti di esseri umani fanno circolare per prendere di mira i migranti che sperano di recarsi al confine tra Stati Uniti e Messico. “La diffusione della disinformazione può influire sulla sicurezza delle frontiere, sulla sicurezza degli americani durante i disastri e sulla fiducia dell’opinione pubblica nelle nostre istituzioni democratiche”, ha affermato il dipartimento in una dichiarazione mercoledì. Un board che ha dunque il compito di contrastare la “disinformazia” del Cremlino e quella inerente l’ambito migratorio.

A capo del Disinformation Governance Board ci sarà Nina Jankowicz, che guiderà il board sotto l’egida del segretario per la sicurezza interna, Alejandro Mayorkas. Jankowicz si definisce una studiosa delle “tattiche russe di disinformazione online”, ed è autrice del libro “Come perdere la guerra dell’informazione: Russia, notizie false e il futuro del conflitto”. Ha anche fornito consulenza al governo ucraino sulle comunicazioni strategiche, secondo il gruppo di esperti del Wilson Center, dove ha lavorato come global fellow. Come ricorda l’Associated Press, durante la campagna presidenziale del 2020 Joe Biden ha ripetutamente affermato che avrebbe spinto i colossi Big-Tech, incluso Facebook, a reprimere più duramente la “disinformazione” e le “teorie complottiste” presenti sul web. Una notizia che, curiosamente, arriva a ridosso dall’annuncio dell’acquisto di Twitter da parte di Elon Musk.

Nasce il “Disinformation Board”: è polemica

L’annuncio dell’amministrazione Biden è stato accolto da un’ondata di critiche e scetticismo, soprattutto da parte repubblicana. “Ci rendiamo conto che le scuole pubbliche non insegnano più i classici, ma nessuno nell’amministrazione Biden ha letto George Orwell? Apparentemente no, perché questa è l’unica spiegazione per la sua creazione del Governance disinformation board” scrive il Wall Street Journal in un durissimo editoriale, paragonando il Disinformation Board al “ministero della verità” di 1984. La preoccupazione, scrive l’illustre quotidiano, “non è che il board possa spiare gli americani. Il problema è che questo nuovo board può scegliere di svolgere il ruolo di fact checker nazionale, una sorta di PolitiFact di governo”.

“Un’agenzia governativa che crea un “ministero della verità” per combattere ciò che ritiene disinformazione?” osserva Joe Mancha in un editoriale pubblicato su The Hill. “E sarà sotto la guida del segretario del Dhs Alejandro Mayorkas? Il tizio che guida la peggiore crisi migratoria al confine della nostra vita, che nega pubblicamente che vi sia una crisi mentre ammette privatamente il contrario?” si chiede. Ma le contraddizioni e le perplessità non finiscono qui e riguardano soprattutto la figura di Nina Jankowicz.



Nina Jankowicz negava l’esistenza del laptop di Hunter Biden

La carriera del nuovo “ministro della Verità” di Joe Biden è tutt’altro che immacolata e super partes per poter guidare un’agenzia che dovrebbe stabilire ciò che è vero da ciò che è falso, senza pregiudizi. Durante la campagna per le elezioni presidenziali del 2020, infatti, Nina Jankowicz bollava le notizie sul laptop di Hunter Biden, figlio del presidente Usa, come “propaganda russa”. “Dovremmo vederlo come un prodotto della campagna Trump” osservò all’epoca. Peccato che dopo più di un anno, il New York Times ha confermato l’esistenza del laptop di Hunter Biden e dunque lo scoop del New York Post. Senza contare che, come nota The Hill, Jankowicz era una convinta sostenitrice dell’ormai screditato dossier Steele sul Russiagate. Ecco cosa ha twittato in merito a un’apparizione dell’ex spia britannica in un podcast americano: “L’ho ascoltato ieri sera. Chris Steele (sì quel Chris Steele) fornisce un ottimo contesto storico sull’evoluzione della disinformazione. Merita un ascolto”.

 

Da allora, le accuse contenute nel dossier si sono rivelate non attendibili, così come le accuse di collusione fra la Campagna di Donald Trump e la Russia, smentite dall’indagine del Procuratore speciale Robert Mueller. Per quanto concerne l’acquisizione di Twitter da parte del patron di Tesla, Elon Musk, Jankowicz ha affermato: “Mi vengono i brividi se penso che gli assolutisti della libertà di parola stanno conquistando più piattaforme”. I brividi, in realtà, stanno venendo venendo a molti americani che non vogliono sacrificare la loro libertà sancita dalla costituzione nel nome della lotta alla disinformazione. Come ha scritto il Premio Pulitzer Glenn Greenwald in un tweet: “Che l’amministrazione Biden abbia annunciato che il dipartimento per la sicurezza interna abbia creato un consiglio contro la disinformazione è incredibilmente distopico e agghiacciante. Il fatto che i democratici pensino che sia una cosa buona e normale ti dice tutto ciò che devi sapere su di loro”.

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