Lo stallo sul Copasir si è risolto il 9 giugno con l’elezione del senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso a nuovo presidente in sostituzione del leghista Raffaele Volpi, dando così applicazione alla Legge 124 del 2007 che prescrive, nel quadro del rapporto tra politica e intelligenze, che la direzione del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica sia affidata a un membro dell’opposizione parlamentare.

La scelta di Urso come nuovo presidente non segna una discontinuità per il comitato di Palazzo San Macuto: il senatore di Fdi è stato negli ultimi anni vice dei primi due presidenti alternatisi nel corso della Legislatura, Volpi e l’attuale ministro della Difesa Lorenzo Gueriniassieme ai quali ha contribuito a plasmare l’identità operativa del Copasir. Che ha assunto una funzione di sempre più attenta vigilanza sugli asset strategici italiani, le minacce al sistema-Paese, l’inserimento nell’economia nazionale di capitali e ambizioni politiche legate a potenze straniere (con un occhio particolare a Cina e Francia), il rapporto tra istituzioni e servizi.

La continuità appare un obiettivo fondamentale per un Copasir che deve al più presto tornare all’operatività piena e deve iniziare a interfacciarsi col governo Draghi con il quale condivide l’obiettivo di veder normalizzata e sottratta alle polemiche quotidiane l’attività dei servizi dopo la fase di agitazione del governo Conte II. La scelta di Urso evita, in tal senso, strappi e porta ai vertici del Comitato un uomo con una lunga carriera politica e istituzionale alle spalle.

Urso ha infatti alle spalle quasi quarant’anni di militanza nel mondo della destra italiana. Nato a Padova nel 1957 da genitori originari di Acireale, ha passato nella cittadina siciliana in provincia di Catania gli anni della sua gioventù e della sua formazione. Formatosi come giornalista, passando dal foglio giovanile “Controcorrente” di Acireale al Secolo d’Italia, organo ufficiale del Movimento Sociale Italiano in cui Urso si tesserò partendo dal Fronte della Gioventù per arrivare poi a essere tra i leader della corrente “Proposta Italia”. Negli anni in cui proseguì la sua carriera giornalistica (vicedirettore del quotidiano napoletano Il Roma nel 1991-1992, l’anno successivo fu caporedattore della testata L’Italia Settimanale diretta da Marcello Veneziani, che nella sua giovane vita (1992-1996) contribuì ad amalgamare l’area politica della destra italiana attorno a cui si plasmò la transizione del Msi ad Alleanza Nazionale e sulle cui colonne scrissero autori del calibro di Giano Accame, Pietrangelo Buttafuoco, Giorgio Albertazzi.

Nel gennaio 1995 Urso fu tra i principali sostenitori della scelta di Gianfranco Fini di fondare Alleanza Nazionale. L’anno precedente era stato eletto in parlamento alla Camera nel quadro dell’alleanza di centro-destra che vedeva il suo perno in Forza Italia, nelle cui liste Urso entrò a Montecitorio. Sarebbe stata la prima di sei legislature consecutive da parlamentare, in cui Urso sarebbe divenuto gradualmente uno degli uomini di punta di An per poi partecipare all’esperienza del Popolo della Libertà. In campo politico ha presentato leggi relative alla tutela dell’interesse nazionale italiano nel contesto marittimo, si è occupato di commercio estero (di cui ebbe la delega da viceministro dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2011), ha spinto per la reintroduzione dell’energia nucleare in Italia. La sicurezza nazionale e la geopolitica sono stati sempre un suo campo di interesse. Urso dal 2007, nota Formiche “se ne occupa con la Fondazione FareFuturo, di cui è presidente e fondatore. Un cenacolo che nel tempo ha riunito fior fior di esperti, accademici, vecchi e nuovi volti dei palazzi romani, di destra, sinistra e centro”. Nell’ultimo rapporto annuale spuntano firme come Guido Crosetto, Giampiero Massolo, Alessandro Aresu, Carlo Jean, Ernesto Galli Della LoggiaGiulio Sapelli.

Urso ha preso dopo la fine del governo Berlusconi IV nel 2011 un temporaneo momento di pausa dalla politica e si è dedicato all’attività di imprenditore con la Italy World Services, società di consulenza per l’internazionalizzazione delle imprese; nel 2015 è tornato alle origini sposando il progetto di Giorgia Meloni di rilanciare la destra sociale italiana con Fratelli d’Italia. FareFuturo è diventato un pensatoio importante vicino a Fdi e Urso, nel 2018, è sbarcato al Senato venendo scelto per la strategica casella di membro del Copasir. Dove ora si prepara a gestire la sua sfida politica più complessa, in una fase in cui Fdi è sulla cresta dell’onda dei sondaggi e intento a una crescita per il suo consolidamento sarà importante anche un’analisi della condotta del senatore ed ex giornalista alla guida di Palazzo San Macuto. Nella consapevolezza che Urso si inserisce in una tradizione di continuità ben consolidata.