La geopolitica della corsa allo spazio
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L’influenza dell’ex Presidente Donald Trump sul partito repubblicano è ancora forte e molto solida. Lo dimostra la vittoria del candidato alle primarie repubblicane della Pennysylvania appoggiato proprio dall’ex presidente, Doug Mastriano, inviso a buona parte dell’establishment del partito, che avrebbe preferito un candidato più moderato da schierare contro il procuratore generale uscente, Josh Shapiro. Il “pupillo” di Trump ha sconfitto un parterre affollato di altri candidati Gop, incluso l’ex deputato Lou Barletta, suo principale rivale. Mastriano è un conservatore radicale che ha incentrato gran parte della sua campagna elettorale promuovendo la teoria della frode elettorale delle elezioni presidenziali del 2020 e sostenendo la messa al bando dell’aborto, senza eccezioni.

La scommessa (rischiosa) dell’ex presidente

“Non c’è nessuno in Pennsylvania che abbia fatto di più, o combattuto di più, per l’integrità elettorale”, ha affermato Trump in una dichiarazione diffusa sabato scorso, a tre giorni dalle elezioni, aggiungendo che il signor Mastriano avrebbe anche “combattuto la criminalità violenta, rafforzato i nostri confini, protetto la vita, difeso il Secondo Emendamento e aiutato i nostri militari e i nostri veterani”. Una vittoria anche per Donald Trump, dunque, anche se va precisato che il repubblicano vincitore delle primarie in Pennysylvania godeva già di un vantaggio di oltre dieci punti percentuali nei sondaggi diffusi prima dell’endorsement di The Donald.

Secondo un retroscena di Politico, la decisione dell’ex presidente dell’ultimo minuto di sostenere pubblicamente Mastriano gli ha dato un’altra vittoria, ma non a costo zero. L’appoggio al candidato ultra-conservatore ha infatti danneggiato non solo alcuni dei suoi stessi alleati – che lo hanno messo in guardia circa i problemi di eleggibilità di Mastriano – ma ha anche agitato una vasta schiera di influenti legislatori e funzionari di partito nello stato che ora affermano che la mossa di Trump potrebbe finire per danneggiare le sue prospettive per il 2024 in Pennsylvania, nel caso corresse di nuovo. Un candidato estremamente “divisivo” e radicale come Doug Mastriano, infatti, rischia di avere poche chance in quello che è uno stato chiave di orientamento moderato. L’ex rappresentante del Gop della Pennsylvania, Tom Marino, ha dichiarato di essere “molto deluso e incazzato”. Marino ha sostenuto Lou Barletta, il secondo classificato, in passato tra i più fedeli alleati di Trump in Pennsylvania e uno dei primissimi sostenitori dell’ex presidente, nel 2016. Forse, anche per questo motivo il tycoon ha aspettato fino all’ultimo prima di prendere posizione e annunciare il suo (discusso) endorsement.

I candidati di Trump vincono le primarie

Non è stata l’unica vittoria di Donald Trump nel martedì delle primarie Gop in cinque Stati Usa in vista del elezioni di Midterm. I candidati appoggiati dal tycoon hanno tuttavia perso in North Carolina – dove si registra la sconfitta del 26enne Madison Cawthorn e la vittoria del senatore Chuck Edwards – e in Idaho, dove a trionfare è il governatore uscente, Brad Little, che ha battuto il candidato appoggiato da The Donald, Janice McGeachin. Nella corsa al Senato della Pennysylvania, nelle scorse ore l’ex presidente ha esortato il famoso medico Mehmet Oz a dichiarare la vittoria nelle primarie del Senato repubblicano al momento “too close to call”. Con oltre il 95% dei voti contati, il dottor Oz è in testa con il 31,2% dei voti contro il 31,1% dello sfidante Dave McCormick. Una sfida ancora apertissima, con la prospettiva che si vada verso un probabile riconteggio.

In sintesi: la maggior parte dei candidati sostenuti dall’ex presidente ha prevalso. Come spiega La Stampa, infatti, i numeri dicono che laddove Trump ha griffato un candidato, quello è stato eletto: solo in due casi su 27 ha perso. E in totale, nelle varie tornate elettorali che si susseguiranno fino ad agosto, 150 candidati hanno il “brand” Trump sulla casacca. Le primarie in Georgia e Alabama del prossimo 24 maggio offriranno un quadro più chiaro sull’influenza di Trump sul partito repubblicano e sulle sue concrete possibilità di ricandidarsi alle elezioni presidenziali del 2020. La volontà del tycoon è chiara: tornare al più presto in pista e sfidare i democratici che, a suo dire, gli hanno “rubato” l’elezione alla Casa Bianca, due anni fa. Una vendetta che il magnate attende da allora, e che intende portare a compimento, quattro anni dopo.

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