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America First come Buy American. Il presidente eletto Joe Biden ha fatto sua la lezione del predecessore, Donald Trump, e in piena continuità con la precedente amministrazione ha intenzione di rafforzare la produzione manifatturiera nazionale e per questo ha firmato, come riportato dal Sole24Ore, un decreto presidenziale che prevede di rendere più severe le regole che permettono alle agenzie federali di acquistare prodotti dall’estero. La decisione dell’amministrazione Biden potrebbe creare delle tensioni con gli alleati: secondo il Canada e alcuni Paesi europei, si tratta di misure protezionistiche. L’executive order di Biden prevede anche di modificare la definizione di prodotto ‘made in Usa’, per diminuire il ricorso ai prodotti importati, e di favorire l’acquisto di prodotti locali. Lo staff di Biden ha detto che si tratta di uno sforzo per “ricostruire la colonna vertebrale dell’America”.

“Oggi, mentre molte aziende americane sono sull’orlo di dover chiudere i battenti a causa delle crisi che il nostro Paese deve affrontare, il presidente Biden firmerà un ordine esecutivo per supportare produttori, imprese e lavoratori per garantire che il nostro futuro sia fatto in tutto America da tutti i lavoratori americani. Con questo ordine – riporta il sito della Casa Bianca – il presidente Biden garantisce che quando il governo federale spende i dollari dei contribuenti, questi vengono spesi in beni prodotti in America da lavoratori americani e con componenti di fabbricazione americana”. L’executive order, riporta la Casa Bianca, “aiuterà a creare posti di lavoro ben retribuiti “e a “ricostruire meglio la nostra economia”. Retorica autarchica che sembra appartenere ai quattro anni del tycoon e che tutti sembravano voler cancellare, e anche in fretta. O forse no.

Critiche da parte dell’Unione europea: “Siamo per i mercati aperti”

Il piano di Joe Biden divide: in patria è stato accolto con entusiasmo da democratici, gruppi industriali e sindacati, mentre è stato criticato dai partner degli Usa. Il senatore Chris Murphy lo ha definito “un grande passo nella giusta direzione per i produttori americani” mentre il deputato Mark Pocan ha definito l’executive order “un’ottima notizia per i lavoratori americani e le imprese che hanno un disperato bisogno investimenti per la loro sopravvivenza”. Il presidente della United Auto Workers Rory Gamble ha definito la mossa del presidente Asa “una potente dichiarazione di solidarietà con i nostri fratelli e sorelle che lavorano sodo”. E il presidente dell’American Maritime Partnership Mike Roberts ha detto che il suo gruppo è “molto grato per il sostegno dell’amministrazione americana”.

Sull’ordine esecutivo del presidente Usa Biden che obbliga ad aumentare l’acquisto di prodotti americani negli ordini governativi (buy american), il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha indicato ai giornalisti: “Dobbiamo analizzarlo nel dettaglio ma in generale noi siamo per mercati degli appalti aperti ovunque nel mondo. L’obiettivo europeo è definire un sistema globale per gli appalti”. Critiche anche da parte del Canada: il vice primo ministro Chrystia Freeland ha spiegato che il governo federale sa “come affrontare” il protezionismo americano. “Quando si tratta del protezionismo degli Stati Uniti in generale, questa non è una cosa nuova per nessun governo canadese e posso dirvi che non è una cosa nuova per il nostro governo. È qualcosa che sappiamo come affrontare, sappiamo come respingere”. Anche sull’export italiano potrebbe pesare la stretta di Biden: le esportazioni italiane negli Usa, riporta infomercatiesteri, sono principalmente concentrate nei settori dei macchinari, prodotti del sistema/persona​, mezzi di trasporto​, chimica e farmaceutica, agroalimentari e bevande. Nella domanda italiana di prodotti statunitensi sono invece prevalenti i semilavorati e componenti (metalli; plastica e gomma, combustibili e petroli, tessuti industriali), prodotti chimici e farmaceutici, meccanica e mezzi di trasporto.

Nell’agosto 2019, quando l’amministrazione Trump ha introdotto i superdazi contro l’Europa, la Coldiretti aveva stimato un calo complessivo del 20% delle vendite dei prodotti agroalimentari Made in Italy colpiti dai superdazi di Trump, mentre la Legacoop stimava danni per 7,5 milioni di euro alle cooperative del settore aderenti. E chi sperava che Joe Biden abbandonasse – del tutto – la linea protezionistica adottata dal tycoon, si sbagliava di grosso.

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