È giallo sul ritiro delle truppe Usa dall’Iraq, annunciato e poi smentito nello strettissimo giro di pochissime ore. Andiamo con ordine. A seguito dello strike americano che ha ucciso il generale Qassem Soleimani, il parlamento iracheno ha votato a favore della risoluzione che chiede al governo di Baghdad di far ritirare dal Paese i soldati della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, presente in territorio iracheno all’indomani della guerra del 2003. Il ministero degli Esteri iracheno ha poi convocato l’ambasciatore americano Matthew Tueller, condannando i raid. “Sono stati una palese violazione della sovranità dell’Iraq”, ha sottolineato il ministero in una nota, aggiungendo che “i raid contraddicono le regole concordate nell’ambito delle missioni della coalizione internazionale”.

Nella giornata di ieri, è stata fatta circolare – forse per errore – una lettera autentica del generale William H. Seely, numero uno dell’esercito Usa a Baghdad, indirizzata al comando militare iracheno nella quale annunciava un “riposizionamento” delle forze della coalizione “in vista di un ritiro” dal Paese delle truppe della coalizione internazionale dal suolo iracheno. “Nel rispetto della sovranità della Repubblica dell’Iraq – si legge nella lettera diffusa – e come richiesto dal Parlamento e dal premier iracheni, la Cjtf-Oir (Task force congiunta combinata Operation inherent resolve) riposizionerà le forze nel corso dei prossimi giorni e settimane per preparare il ritiro”.

Il giallo: quella lettera diffuso per errore

E qui si apre un vero e proprio giallo. Perché la lettera di Seely era autentica sì, ma era una bozza che non sarebbe dovuta circolare. Come riporta l’Agi, “è stato un errore di Frank McKenzie”, il capo del Comando centrale Usa, come ha spiegato alla stampa il capo di Stato maggiore congiunto, Mark Milley. La lettera mirava a sottolineare l’aumentato livello del movimento di truppe, ma era “mal formulata”, ha aggiunto Milley. Il segretario alla Difesa Usa, Mark Esper, che ha convocato in fretta e furia una conferenza stampa per fare chiarezza sul caso, ha assicurato che “non c’è alcuna decisione di alcun genere sul ritiro dall’Iraq”. “Non è stata presa nessuna decisione di lasciare l’Iraq. Punto”, ha affermato il capo del Pentagono, aggiungendo che “quella lettera non è coerente con la nostra attuale posizione”.

Lara Seligman, portavoce del Pentagono, ha confermato su Twitter che la lettera “era una bozza” circolata per errore “ma non vi è alcun movimento di truppe Usa fuori dall’Iraq”. Che succede a Washington? Difficile pensare che una missiva di questo tipo sia stata fatta circolare per un banalissimo errore di comunicazione. Non è da escludere uno scontro interno, come peraltro è capitato svariate volte durante l’amministrreazione Trump.

Smentito il disimpegno Usa dall’Iraq

Secondo Daniel Larison, analista di American Conservative, la decisione di ritirare le truppe sembrava improbabile “dopo  che Trump aveva protestato” all’indomani della decisione del Parlamento iracheno, “minacciando di imporre nuove sanzioni”. Nella lettera, sottolinea Larison, “si fa riferimento alla sovranità irachena” che l’amministrazione Trump, tuttavia, “ha ripetutamente dimostrato di non rispettare nelle ultime due settimane”. Vale poi la pena sottolineare che il  primo ministro iracheno Adil Abdul Mahdi ha dichiarato domenica in una sessione parlamentare che avrebbe dovuto incontrare Qasem Soleimani la mattina in cui è stato ucciso. Mahdi ha spiegato che Soleimani avrebbe dovuto portare un messaggio da parte dell’Iran su una possibile distensione con l’Arabia Saudita. Un mistero ancora tutto da approfondire.

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