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Politica

Così Putin sta plasmando la crescita di Kim

Adesso Kim Jong Un ha una nuova sponda da sfruttare: quella russa. Qualora la Corea del Nord dovesse riuscire ad incamerare un discreto tesoretto – date le cifre in ballo non è affatto improbabile – il leader di Pyongyang potrebbe adottare interessanti modelli politico-economici.

Le fabbriche di armi della Corea del Nord stanno operando a pieno regime come mai era accaduto negli ultimi anni. Rallentare, data la mole enorme di richieste in arrivo, significherebbe perdere commesse miliardarie. Anche perché la Russia intende sfruttare il momento positivo nei campi di battaglia dell’Ucraina, vuole spingere sul pedale dell’acceleratore e chiudere il discorso per lo meno nel Donbass, certificando così la conquista dei territori occupati.

Al Cremlino servono dunque missili e munizioni in abbondanza, ed è qui che entra in gioco Pyongyang. Pare, infatti, che una parte del materiale impiegato dagli uomini di Vladimir Putin sul fronte ucraino provenga proprio dall’arsenale nordcoreano. La connessione bellica tra i due Paesi, a sentire gli 007 di Stati Uniti e Corea del Sud, sarebbe addirittura tanto oliata al punto da aver generato un consolidato meccanismo di compravendita.

I russi otterrebbero vari armamenti mentre i nordcoreani, in cambio, riceverebbero prodotti agroalimentari, beni di consumo, know how militare per potenziare i programmi missilistici e nucleari autoctoni, e, soprattutto, denaro sonante. Un fiume di soldi, almeno a giudicare dalle stime sul materiale venduto.

Da Seoul sono convinti che Kim abbia spedito – e dunque venduto – a Putin 6.700 container di armi nel periodo compreso tra agosto e fine febbraio. Si tratterebbe di uno spazio di carico sufficiente per contenere 3 milioni di colpi di proiettili di artiglieria da 152 mm oppure 500.000 colpi di proiettili di artiglieria da 122 mm.

L’affare del secolo di Kim

Se da un lato Usa e Sud Corea accusano Mosca di acquistare armi da Pyongyang – come se Kiev non facesse altrettanto dai membri della Nato – dall’altro russi e nordcoreani respingono ogni accusa spiegando di aver incrementato tra loro soltanto il commercio per così dire tradizionale. Aspettando le prove ufficiali di quanto affermato, è lecito supporre che un’economia isolata come quella nordcoreana possa guadagnare moltissimo da un fantomatico accordo militare con la Federazione Russa.

Senza ombra di dubbio, potremmo affermare che l’eventuale vendita di armamenti al Cremlino potrebbe essere una delle mosse più redditizie mai fatte dalla Nord Corea. Ragionando sempre per ipotesi, basta fare un calcolo rapidissimo per renderci conto del business dorato che si sarebbe ritrovata tra le mani la Repubblica Popolare Democratica di Corea.

Certo, non sappiamo quali siano i costi esatti dei proiettili dell’artiglieria nordcoreana. Bloomberg ha però fatto notare che ciascun proiettile da 155 mm ha un costo di circa 3-4.000 dollari (un valore, in sostanza, non dissimile a quello dei proiettili da 152 mm). Moltiplicando questa somma per 2 milioni otteniamo 8 miliardi di dollari.

Non è da escludere che Kim possa aver fatto un po’ di sconto a Putin, e quindi è possibile che Mosca possa aver pagato il materiale 4 o 2 miliardi. In ogni caso, Pyongyang sarebbe riuscita a centrare l’affare del secolo considerando che la sua intera economia dovrebbe ammontare a circa 25 miliardi di dollari. Del resto 8 miliardi di dollari di entrate equivarrebbero ad un terzo dell’economia nazionale. E tutto, come detto, incassato inviando al Cremlino munizioni spesso vecchie e non sempre – si presume – funzionanti.

Il futuro della Corea del Nord

Fino a pochi decenni fa gli analisti si divertivano ad ipotizzare quando e come sarebbe caduto il regno di Kim. Oggi quegli stessi analisti si stupiscono, volta dopo volta, dei missili sempre più temibili che Pyongyang è in grado di testare. Il motivo è semplice: le molteplici e pesantissime sanzioni internazionali poste sopra il capo della Nord Corea si sono semplicemente limitate a rallentare lo sviluppo militare della nazione e a peggiorare la qualità della vita della sua popolazione. Senza intaccare, tuttavia, né il potere né la potenza incarnata da Kim Jong Un.

Il risultato è che la Corea del Nord adesso non è più né quel Paese che cercava modi ambigui di ridurre il peso delle sanzioni, né quell’impacciato attore internazionale che desiderava migliorare le relazioni con Stati Uniti e Corea del Sud; i nordcoreani prevedono il graduale declino del potere degli Usa e la rinascita dei loro sfidanti: Cina e Russia comprese. Tutto questo ci porta a fare un ragionamento orientato al medio-lungo periodo.

Se con flussi di entrate limitate i Kim sono sempre riusciti a restare in piedi, a migliorare i loro programmi nucleari e missilistici – e, per certi versi, anche a modernizzare il Paese – che cosa potrebbe succedere se Pyongyang dovesse continuare ad incassare miliardi e miliardi di dollari dall Russia? La sensazione è che, a quel punto, il Nord potrebbe avviare un proprio personalissimo processo di sviluppo interno.

In realtà, poco dopo esser salito al potere nel 2011, Kim aveva provato ad adottare un registro diverso rispetto al rigido playbook adottato dal suo padre e predecessore, Kim Jong Il. Il neo presidente sembrava essere attratto dalla Cina, tanto da dare l’impressione di voler trasformare la Corea del Nord in una sorta di “Cina in miniatura“. Seguirono anni vivaci culminati, a cavallo tra il 2018 e il 2019, con gli storici incontri andati in scena tra lo stesso Kim e Donald Trump, nonché tra il leader del Nord e il suo omologo sudcoreano dell’epoca, Moon Jae In, grande fautore della distensione intercoreana. Tutti quei tentativi finirono tuttavia nel vuoto, e le tensioni tornarono presto a raggiungere vette preoccupanti.

Adesso Kim Jong Un ha una nuova sponda da sfruttare: quella russa. Qualora dovesse riuscire ad incamerare un discreto tesoretto – e date le cifre in ballo non è affatto improbabile – il leader di Pyongyang potrebbe adottare interessanti modelli politico-economici per rivitalizzare il contesto nordcoreano. In attesa di capire se la Corea del Nord diventerà una piccola copia di Singapore o una imitazione offuscata del Vietnam – o, addirittura, come detto una specie di Cina comunista ante litteram – possiamo intanto concentrarci sul presente. E il presente dice che il Nord è diventato un fidato alfiere di Putin. 

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