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Nella tarda serata di ieri un’esplosione ha scosso il mercato notturno di Davao, nel sud est delle Filippine, cuasando la morte di almeno 14 persone e oltre 70 feriti. L’attentato è stato rivendicato oggi dai jihadisti di Abu Sayyaf, la costola filippina dei tagliagole dello Stato Islamico nell’area.Secondo le autorità locali, il neopresidente Rodrigo Duterte era il principale obiettivo dei terroristi islamici. Come ogni fine settimana, infatti, il premier ha fatto rientro nella sua città natale e sembrerebbe che nelle ore dell’esplosione si sarebbe dovuto trovare proprio nelle zone colpite.I media locali hanno riferito che l’intelligence del Paese asiatico avevano avvertito della possibilità di un attentato contro Duterte, come risposta all’offensiva militare portata avanti dal governo contro il gruppo terroristico scattata qualche giorno fa nelle foreste dell’isola di Jolo, la roccaforte degli islamisti. Nei duri combattimenti delle ultime ore sono rimasti uccisi 30 guerriglieri e 15 soldati.Per approfondire: Lo Stato Islamico avanza nelle FilippineQuesta mattina Duterte, dopo aver fatto visita nei luoghi dell’attentato, ha dichiarato lo “stato di ingovernabilità” in tutto il Paese. Il presidente, però, ha precisato che questo non si tradurrà nell’imposizione della legge marziale, ma potrà consentire ai militari di essere dispiegati nei centri urbani. “Bisogna proteggere l’integrità nazionale”, ha spiegato ai giornalisti. Intanto, le forze dell’ordine sono in massima allerta ed è stata aumentata la vigilanza negli aeroporti, nei porti, nelle stazione degli autobus e nei centri commerciali di tutte le province del sud delle Filippine.Per approfondire: Filippine, l’inferno jihadista del MindanaoIl rischio di nuovi attacchi è concreto. Abu Sayyaf, che nell’ultimo periodo ha abbandonato Al Qaeda e ha giurato fedeltà al Califfo Abu Bakr al Baghdadi, infatti, ha minacciato di compiere nuovi attentati nei prossimi giorni.

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