Nel caso in cui Marine Le Pen divenisse presidente della Repubblica francese, Dupont-Aignan verrebbe nominato primo ministro. Lo staff della candidata, dopo l’annuncio dell’accordo elettorale, ha manifestato una grande soddisfazione.La provenienza di Dupont-Aignan, infatti, è quella gollista: il mare magnum elettorale dove la Le Pen ha necessità di pescare per conservare qualche speranza di vittoria. Non a caso, quindi, Marine Le Pen si sta impegnando per ricalcare, usando un eufemismo, la linea di Fillon.Il sostegno del candidato sovranista non era scontato: solo lo scorso gennaio l’ex gollista aveva sottolineato la propria distanza dal Fn, dichiarando di “rifiutarne il ricatto”, evidenziando “un cammino indipendente” e mettendo a punto una strategia volta a differenziarsi anche rispetto alla tematica sovranista: “Non ho alcun motivo di andare incontro a un patriottismo fatto di eccessi”. Classe 1961,  Dupont-Aignan è forte, oggi, del 4,70% di voti, circa un milione e 700.000 consensi. Ex membro del Rassemblement pour la République, è  deputato dell’Assemblea Nazionale francese dal 1997.Uscito dal RPR nel 2007, ha fondato Debout la République, il movimento sovranista con cui si è candidato alle presidenziali sia nel 2012 sia nel 2017. Classe 1961, fondò  Debout la République, inizialmente, solo come una corrente interna del RPR.La caratterizzazione a forte trazione sociale e patriottica, dunque ben più sovranista del manifesto politico repubblicano, portò ad un vero e proprio strappo: nacque così un movimento autonomo non atlantista e polemico sull’Ue. Dal 2014, in realtà, il partito ha cambiato nome inDebout la France. La decisione di sostenere Marine Le Pen al ballottaggio, per Dupont, non è stata priva di conseguenze: il suo numero due, lo scrittore e giornalista Dominique Jamet, ha lasciato il movimento sovranista in piena polemica. Stessa cosa ha fatto il responsabile del “progetto per la Francia” designato dal partito.  Eric Anceau, storico francese ed esperto di bonapartismo, inoltre, ha annunciato il suo addio a Debout mediante un tweet. Le polemiche, però, hanno travalicato la dialettica interna del movimento: François Bayrou, storico centrista francese e alleato di Emmanuel Macron, ha dichiarato che il supporto di Dupont-Aignan alla Le Pen è “una vergogna immensa”,  Alain Juppé ha parlato di “tradimento”, per il segretario generale dei Republicains, Bernard Accoyer, Dupont-Aignan, invece “ha perso l’onore”.Marine Le Pen, però, ha bisogno dei voti degli elettori gollisti e Dupont può essere il giusto traino per far sì che chi ha votato Fillon al primo turno si convinca della bontà della causa. Ecco, dunque, un accordo in sei punti fra i due, nel quale vengono mitigati sia l’uscita dall’euro, questione sulla quale Dupont non è affatto d’accordo, sia la proposta lepenista del dazio del 3% sulle importazioni, che Dupont pretenderebbe invece solo per le merci protagoniste di “concorrenza sleale” ai prodotti francesi. Una spruzzata di moderatismo, insomma, al fine di rendere più esteso possibile il bacino d’utenza della Le Pen in vista del ballottaggio di domenica. Un’operazione meccanica, forse un po’ tardiva, ma alla quale Dupont-Aignan si è prestato più che volentieri.