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L’incontro di Ankara tra Recep Tayyip Erdogan, Charles Michel e Ursula von der Leyen doveva essere il vertice della svolta. I resoconti dalla Turchia hanno parlato di un dialogo “positivo” e molto “franco” tra le parti, con il desiderio mostrato dalle due delegazioni di rimettere mano ai rapporti bilaterali in vista di un progressivo riavvicinamento tra Europa e Turchia.

Ma il vertice della capitale turca, invece di essere ricordato per le novità nelle relazioni tra Ue e Turchia, passerà agli onori della storia come l’incontro del “sofagate”. Perché il mondo si è soffermato su una scena. Michel e von der Leyen arrivano nella sala dove Erdogan riceve i suoi ospiti, si fermano e trovano davanti a loro due sedie: una per il presidente turco e una per il presidente del Consiglio europeo. La presidente della Commissione Ue resta in piedi, imbarazzata e palesemente irritata. Erdogan si siede, invita Michel a fare altrettanto. E Michel si siede senza battere ciglio mentre la sua collega viene fatta accomodare sul divano, faccia a faccia col ministro degli Esteri.

La scena ovviamente ha creato scalpore. L’opinione pubblica si è subito concentrata su Erdogan, accusato di aver mancato di rispetto alla presidente della Commissione prima facendola rimanere in piedi e poi facendo sedere accanto a sé Michel. Un’immagine difficile da digerire, specie perché arriva dopo il dibattito sull’uscita della Turchia dalla convenzione per la tutela delle donne, e in molti hanno voluto vedere in questo gesto uno schiaffo verso il sesso femminile. C’è chi ha fatto il confronto con quanto avvenuto nel 2015 al G20 di Antalya, quando il leader turco ricevette Juncker e Tusk facendo preparare tre poltrone uguali. In quel caso erano tre uomini.

Tuttavia, nel tratteggiare la scena in questi termini, si rischiano di commettere alcuni errori. Il primo di questi è pensare che il problema sia il trattamento riservato alla von der Leyen in quanto donna. Ed è un errore perché il problema non è il modo in cui è stata ricevuta Ursula von der Leyen come donna, ma in quanto “capo di governo” dell’Unione europea.

Intendiamoci: non è certo la prima volta che Erdogan riceve leader di sesso femminile. Pensare che il trattamento riservato alla von der Leyen sia frutto di solo maschilismo è errato se si pensa a quando il leader turco ha accolto Angela Merkel o Theresa May nel palazzo di Ankara. Qui non è una questione legata al sesso dell’interlocutore, ma l’idea che il rappresentante dell’esecutivo dell’Unione europea resti in piedi nell’imbarazzo generale senza che nessuno faccia qualcosa. Questione ancora più grave se si pensa che il vertice era a tre, e sembra difficile pensare che ad Ankara considerino la Commissione europea come un organo secondario.

Il secondo errore che si commette è quello di concentrarsi su Erdogan e non sui rappresentanti europei. In particolare su Michel. Che Erdogan abbia un proprio carattere e una propria mentalità è ormai cosa nota. Tutti sono consapevoli di come sia fatto il leader dell’Akp e sorprendersi di alcune sue mosse appare quantomeno ingenuo. Diverso è il caso di von der Leyen e Michel. Questo non perché siano loro i responsabili del gesto del “sultano”, ma perché dovendo immaginarci che queste due persone rappresentano tutti i cittadini europei di fronte al mondo, l’immagine che l’Europa ha dato di sé appare decisamente triste. Innanzitutto abbiamo visto due leader in balia degli eventi, che sembravano completamente avulsi rispetto a un vertice di carattere internazionale. Tra silenzi, sguardi assenti e momenti di imbarazzo, in un attimo si è materializzato tutto quello che non ci si aspetta da chi si considera rappresentante di una “potenza”.

Ma a questo quadro già abbastanza desolante, si aggiunge la discutibile immagine di Michel che seguendo le indicazioni di Erdogan si siede senza discutere mentre lascia la presidente della Commissione in silenzio e in attesa di un posto. E la osserva pure mentre, imbarazzata, si dirige verso il divano.

Passi che la cavalleria è un concetto ormai superato, ma se proprio non si vuole buttarla sull’educazione da gentiluomini, quantomeno andava posto il problema che quel vertice non era a due. E che quella signora con la giacca rossa in piedi nella sala era lì a rappresentare l’Europa. Una presa di posizione che avrebbe dato un’immagine di forza dell’Ue ma anche fatto comprendere che non si era disposti a transigere sul ruolo dei due rappresentanti.

Valutando la scena da questo punto di vista, la questione diventa quindi ancora più incredibile. Perché la verità è che la diplomazia è fatta di forme. E la forma è sostanza: soprattutto in questo campo. Ogni incontro ufficiale è composto da prassi seguite con scrupolosa attenzione dai cerimoniali. E questi protocolli devono dimostrare non solo l’ospitalità della nazione che riceve, ma anche l’importanza che la stessa delegazione attribuisce a se stessa e il ruolo che si riconosce nel mondo. In quel momento non ci sono singoli individui che si vedono faccia a faccia, ma rappresentanti di Paesi e organizzazioni con una loro storia, una loro cultura e un loro peso che si incontrano per discutere di ciò che rappresentano.

L’immagine di ieri risulta tremendamente chiara: Michel e von der Leyen non sembravano affatto consapevoli di essere l’Europa di fronte alla Turchia, ma sono apparsi come due timidi burocrati impacciati che venivano ricevuti a palazzo dal “sultano”. Qualcuno sarebbe rimasto in piedi per galanteria. Qualcun altro avrebbe protestato. Altri si sarebbero fatti da parte per far sedere la propria collega. C’è anche chi probabilmente se ne sarebbe andato di fronte a una tale svista leggendola come un’umiliazione. Quello che è certo è che nessuno avrebbe pensato che l’Europa sarebbe finita così: incapace di reagire.