“Novecento dollari, due ore, B-Side” è quanto ci si sente chiedere dal profilo whatsapp di una delle tante agenzie di Dubai, che spopolano su Instagram proponendo immagini di ragazze dalla superba bellezza, accattivanti, sensuali e disponibili. E nottate hot, dal costo proibitivo con Veneri per la maggior parte occidentali: russe, europee orientali, sudamericane. Il mercato del sesso, di lusso, nella più grande città degli Emirati Arabi Uniti è in crescita, sia per soddisfare le esigenze dei ricchi locali, sia per andare incontro alle richieste di facoltosi stranieri, pronti a pagare anche mille dollari per un paio d’ore di intimità.

Avere un sito internet è buona cosa, soprattutto quando sei un professionista e se hai un’azienda che mira ad essere competitiva; ciò non toglie che sui social devi essere quanto mai attivo e un canale con qualche migliaio di followers è utile quasi quanto la grafica elaborata del web site. Le agenzie del piacere lo sanno e, fra hashtag come “sex”, “pleasure”, “bigboobs”, “vipgirlsindubai” e immagini provocanti, convogliano in un solo profilo Instagram un bacino di utenti enorme. Naturalmente, non tutti sono disposti a pagare: molti quelli che commentano, tanti quelli che cercano un contatto diretto con ragazze dalla bellezza irraggiungibile. Tentativi vani: puoi scegliere quella adatta a te, ma poi l’ “appuntamento” lo fissa lo staff. Inoltre, come a Las Vegas, il “divertimento” ha colori ed emozioni diverse: baltiche, russe, bionde, more, adulte… e purtroppo anche minorenni, almeno così si evince da alcune delle foto proposte: il desiderio proibito dell’innocenza, pagato caro e in completa impunità. Poi, non manca l’offerta maschile per uomini: parafrasando il genio della Lampada, ogni desiderio è un’ordinazione.Legale? No, prostituirsi negli EAU non è legale. Lunedì 25 ottobre, ad esempio, The Gulf Today riportava la notizia dell’arresto di un gruppo di vietnamiti rei di aver adescato e sfruttato loro connazionali, usando come base un albergo cittadino. Le manette sono scattate grazie alla denuncia di una ragazza, ribellatasi ai suoi aguzzini.Secondo Elisabetta Norzi, giornalista da anni residente nella capitale persica e che nel 2011 ha intervistato alcune giovani costrette alla prostituzione in locali emiratini “per avere la residenza qui (a Dubai, nda) occorre un lavoro e uno sponsor (khafala), meccanismo che già di per sé favorisce la tratta”.Il vertiginoso tasso di crescita della monarchia sul Golfo ha, d’altronde, i suoi lati oscuri: immigrati (dall’Indocina, dal Pakistan e dalle Filippine, spesso clandestini, che finiscono nelle mani di sfruttatori e di imprenditori senza scrupoli, dall’edilizia al settore ricettivo, dalla collaborazione domestica al giro del sesso a pagamento.Difficile quantificare le donne che “lavorano” per le agenzie di escort; non poche chiaramente: l’offerta presente su siti e  socials è ampia e non restringe certo il campo di ricerca. C’è chi, come Annalisa Chirico (reporter di Panorama e de Il Giornale) tenta una stima: “Nella sola Dubai lavorano oltre 2000 prostitute. Il Cyclone è un night club noto in tutto il mondo come le Nazioni Unite della prostituzione”. Per poi aggiungere che “il divieto draconiano in Arabia Saudita, non meno che negli EAU, ha spalancato le porte alla criminalità organizzata che gestisce un fiorente mercato del turismo sessuale” (A. Chirico, Siamo tutti puttane, Marsilio Editori, coll. I Grilli, 2014).Attività illecite che, malgrado leggi severe, sopravvivono anche grazie ad una “certa tolleranza delle autorità. Pensi che a Dubai e a Macao le prostitute adescano i clienti direttamente in aeroporto, sotto agli occhi degli agenti, vestendosi in modo particolare o usando gesti “convenzionali. Le russe, ad esempio, usano indossare uniformi da poliziotto”, spiega Paolo Luca Bernardini, ordinario di Storia moderna all’Università degli Studi dell’Insubria, evidenziando come fra gli ostacoli al contenimento del problema ci sia la complicità di chi dovrebbe vigilare e tutelare la dignità della persona e la legalità. Nel 2013, il professore ha curato una tesi di laurea dal titolo emblematico, Dubai: City of Gold?, realizzata sui libri e sul campo da Erika Pelizza, studentessa che ha voluto toccare con mano un fenomeno che si amplifica grazie anche al web e ai social.In effetti, stregano le europee orientali, vere e proprie dee bionde dagli occhi di ghiaccio in posa sui profili delle agenzie. Sorridono e “provocano”, ma non per il piacere di eccitare il proprio uomo: sono, infatti, mero elemento sessuale di un più articolato giro d’affari che gioca sulla misera dell’individuo e sulle difficoltà e sulle debolezze di paesi incapaci di arginare la piaga dello sfruttamento. Piaga nel verso senso della parola, se consideriamo che in Moldavia, ad esempio, nel solo 2008, 25mila ragazze sono state avviate illegalmente sulla via della prostituzione.

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