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Politica

Droni, Ucraina e beni russi: il vertice di Copenhagen è l’ennesimo flop

Il vertice informale del Consiglio europeo di Copenhagen ha evidenziato le divisioni tra Francia e Germania e i Paesi dell'Est.
Copenhagen Ue

Nella giornata di ieri, mercoledì 1° ottobre, i leader dell’Ue si sono riunito presso il Castello di Christiansborg a Copenaghen per un summit informale del Consiglio europeo, con l’obiettivo dichiarato di discutere il rafforzamento della difesa comune europea e il sostegno all’Ucraina. Tuttavia, l’incontro, presieduto dal presidente del Consiglio Europeo António Costa e ospitato dalla premier danese Mette Frederiksen, si è rivelato l’ennesimo flop.

Secondo Politico, la sessione dedicata al tema della difesa, originariamente prevista per due ore, si è protratta per il doppio del tempo a causa dell’ampia partecipazione dei leader presenti. Sorprendendo i padroni di casa danesi, tutti i presidenti e primi ministri hanno voluto intervenire, andando spesso oltre i loro discorsi preparati, come riferito da tre funzionari informati sulla discussione a porte chiuse.

Tuttavia, questo prolungamento della discussione non ha indicato una svolta significativa. Anzi. Secondo Berliner Zeitung, le discussioni hanno evidenziato profonde divergenze tra i Paesi dell’Europa orientale, che spingono per azioni aggressive nei confronti di Mosca, e i Paesi fondatori come Germania e Francia che, nonostante la retorica e la posa bellicista degli ultimi tempi, invitano alla prudenza e a maggiore equilibrio.

Beni russi, i rischi per i mercati finanziari

Il primo ministro della Danimarca, Mette Frederiksen, si è espressa a favore dell’uso dei beni russi congelati per sostenere Kiev. Anche la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha sottolineato la necessità di ritenere la Russia responsabile, proponendo di destinare gli interessi generati dai beni bloccati a un fondo per aiuti e armamenti per sostenere la guerra in Ucraina.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen (a sinistra), con il Primo ministro della Danimarca, Mette Frederiksen (a destra)

Proposta che ha trovato la netta contrarierà del presidente francese Emmanuel Macron, il quale ha avvertito che ciò potrebbe “minare la credibilità delle istituzioni finanziarie europee e spaventare gli investitori”. Parigi propone invece prestiti garantiti congiuntamente sui mercati finanziari, sottolineando l’importanza di una condivisione equa degli oneri e della protezione del bilancio francese. Anche il Lussemburgo, con il premier Luc Frieden, ha sollevato dubbi sulla restituzione di eventuali prestiti e sui rischi di creare un precedente pericoloso.

Il “muro di droni” divide l’Europa

Divisioni si sono palesate anche sul tema della Difesa. Rispetto alla minaccia – vera o presunta – dei droni russi, Danimarca, Lettonia e Lituania chiedono azioni rapide: tra le proposte in discussione c’era la creazione di un “muro di droni” che stabilirebbe una rete per rilevare e abbattere droni nemici in risposta alle incursioni nello spazio aereo polacco e rumeno Ciò implica l’implementazione di una rete tecnologica avanzata, probabilmente composta da sistemi di rilevamento (come radar o sensori) e armi difensive (come sistemi anti-drone o missili), progettata per identificare e neutralizzare droni ostili che violano lo spazio aereo

Su questo fronte, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha espresso scetticismo, definendo i piani “troppo vaghi” in termini di portata e costi. Alcuni diplomatici hanno anche evidenziato il rischio di sovrapposizioni con le strutture della Nato. La seconda parte dell’agenda del vertice, incentrata sul sostegno all’Ucraina, è stata rinviata e confinata a una sola ora finale.

Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, era pronto a presentare piani molto attesi, rivelati per la prima volta da Politico, per semplificare le norme Ue e accelerare l’adesione di Kiev, superando il veto del primo ministro ungherese Viktor Orbán. Tuttavia, secondo due funzionari, la proposta ha avuto a malapena spazio per essere discussa, nonostante Orbán abbia trovato il tempo di criticarla duramente. “Il vertice – ammette Politico – è precipitato nella consueta situazione di stallo”. Come al solito, tanta retorica e nessuna azione concreta.

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