L’ultima volta c’era lo zampino di Yoon Suk Yeol. L’ex presidente conservatore sudcoreano aveva pensato bene di inviare droni nel cuore dei Pyongyang per provocare la Corea del Nord, innervosirne il leader, Kim Jong Un, attendere una sua risposta e avere quindi un pretesto per adottare il pugno duro (legge marziale e ordine di controllo militare a Seoul).
Alla fine, come spiegato da InsideOver, Kim non ha reagito, ha mantenuto la calma (si è limitato a far saltare in aria un paio di strade che collegavano idealmente le due Coree) e il piano di Yoon è naufragato insieme alla sua presidenza.
Oggi, a distanza di oltre un anno da questi eventi, le autorità nordcoreane hanno denunciato una nuova incursione di un drone sudcoreano nel proprio territorio. L’ospite indesiderato si sarebbe spostato per circa 8 chilometri, salvo poi essere abbattuto nei pressi della città di Kaesong.
Da qui l’accusa a Seoul di violare la sovranità territoriale del Nord. E tutto mentre il presidente del Sud, Lee Jae Myung, era impegnato in Cina a dialogare con Xi Jinping per alleggerire la tensione diplomatica con Kim.
Droni e tensioni
Chissà cosa avrà pensato Lee quando i suoi collaboratori gli hanno comunicato questa notizia. Anche perché il leader progressista, come detto, mentre il Nord denunciava l’intrusione del presunto drone sudcoreano, stava cercando in tutti i modi di convincere Xi a mediare con Kim.
“Condanniamo fermamente la continua e oltraggiosa invasione della nostra sovranità da parte dei teppisti e i loro palesi atti provocatori contro di noi. I guerrafondai militari della Corea del Sud saranno sicuramente costretti a pagare un caro prezzo per la loro imperdonabile isteria”, si legge in un comunicato ufficiale diramato dalla Corea del Nord.
Altro che de-escalation: il rischio è che tra le due Coree possano montare ulteriori tensioni, oltre a sfiducia e diffidenza. Poco importa a Kim che il ministero della Difesa di Seoul abbia dichiarato di non aver utilizzato droni nelle date indicate dalla Corea del Nord, e che Lee abbia ordinato un’indagine approfondita per fare luce sull’accaduto.
Il presidente nordcoreano, che già non aveva fin qui mostrato alcun interesse nel riprendere il dialogo con Lee, si chiuderà presumibilmente ancor più a riccio, continuando a pensare che il governo Lee agisca in maniera ambigua. Eppure, l’amministrazione di quest’ultimo sembrerebbe essere davvero dispiaciuta e sorpresa da quanto accaduto.

Un atto di sabotaggio?
“Continueremo a impegnarci per allentare le tensioni e costruire un clima di fiducia con la Corea del Nord, nonostante le recenti accuse di Pyongyang a Seoul di aver effettuato incursioni con droni nel Paese”, ha dichiarato il ministero dell’Unificazione del Sud. Parole che alle orecchie di Kim appaiono vuote e inconcludenti, così come i numerosi sforzi effettuati dal governo Lee per riaprire i colloqui con il nord e riconciliarsi con i rivali.
Kim Yo Jong, la potente sorella del leader nordcoreano, ha chiesto a Seoul di fornire una spiegazione dettagliata in merito all’ultima paradossale vicenda. “È importante proseguire gli sforzi per alleviare le tensioni e costruire un clima di fiducia tra il Sud e il Nord attraverso una rapida ricerca della verità da parte della squadra investigativa”, è stata la replica ufficiale del Sud.
Dal canto suo, l’esercito nordcoreano ha riferito di aver seguito il drone “muoversi verso nord”, sopra la contea di Ganghwa, prima dell’abbattimento. La Korean Central News Agency, l’agenzia stampa della Corea del Nord, ha affermato che il velivolo senza pilota misterioso era dotato di telecamere di sorveglianza per filmare “importanti” strutture nordcoreane. Un altro drone simile, ha aggiunto Pyongyang, sarebbe stato abbattuto dal Nord lo scorso settembre.
Per il ministro della Difesa sudcoreano, Ahn Gyu Back, questi droni non sono modelli utilizzato dai militari di Seoul: mistero assoluto. Nel frattempo, per colpa della mano invisibile di qualcuno – e nonostante gli sforzi diplomatici di Lee – nella penisola coreana la tensione continua pericolosamente a salire.

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