I traffici mondiali di droga passano per il cuore della Serbia, attraverso la “rotta dei Balcani”, utilizzata per far entrare le sostanze stupefacenti in tutta Europa. Una tratta, affermatasi nel corso degli anni, gestita delle organizzazioni criminali dei Balcani, in particolare della mafia serba e di quella montenegrina. I due Paesi infatti sono diventati snodi fondamentali per il narcotraffico mondiale. Se inizialmente, le organizzazioni criminali balcaniche, in particolare quelle serbe, fornivano esclusivamente un supporto logistico ai cartelli, con gli anni i rapporti di forza sono cambiati: la grande disponibilità di mezzi e risorse ha permesso alle mafie serbe di elevarsi a leader indiscussi dei traffici illeciti. 

Il narcotraffico

Il 40% di tutti gli oppiacei, eroina e morfina, sequestrati nel mondo viene confiscato proprio sulla rotta balcanica, la via che dall’Afghanistan porta all’Europa passando per Iran, Turchia e sud est europeo. È quanto rivela il World Drug Report 2017, il rapporto sul mercato mondiale degli stupefacenti pubblicato dall’Ufficio dell’Onu per le droghe e il crimine. I Paesi dei Balcani, dove i consumi di sostanze pesanti sono piuttosto ridotti (fatta eccezione per l’Albania), sono quindi il principale luogo di transito di tutte le droghe, anche di quelle provenienti dal Sud America. Affari per miliardi di euro nelle mani dei clan presenti su tutto il territorio: tra la Serbia e il Montenegro, vengono gestiti al massimo livello traffici, investimenti e riciclaggio. Ma la presenza di numerosi gruppi organizzati fa si che che i clan siano in continua lotta tra loro per la gestione di uno dei business più redditizi al mondo.

Guerra tra i clan

Davorin Baltić è stato freddato con decine di colpi di arma automatica. Vittima di un agguato in pieno stile mafioso, il montenegrino 41enne era sospettato di essere membro di un clan mafioso. Da anni la Serbia è al centro di una sanguinosa guerra tra gruppi e a Belgrado negli ultimi mesi si stanno registrando numerosi omicidi che conducono direttamente al vicino Montenegro e alla criminalità organizzata. Baltić è stato ammazzato nella sua auto a tarda notte in una zona residenziale della capitale serba ed è solo l’ultimo uomo ucciso di una lunga lista. Il capo della polizia, Vladimir Rebić, sospetta che il 41enne sia stato eliminato “in una battaglia tra clan rivali”. Davorin Baltić sarebbe stato un membro del clan montenegrino di Kavac, contrapposto a quello più potente di Skaljari. I due gruppi, entrambi con base nella città di Cattaro, sulla costa del Montenegro, hanno mire di espansione in tutta la Serbia. Qui la guerra tra gruppi rivali per il controllo del territorio e il mercato della droga si sta facendo ogni giorno più dura e sanguinosa. 

La lotta alle organizzazioni

Le autorità serbe e montenegrine si stanno impegnando nella lotta alle organizzazioni criminali, ma le esecuzioni per le strade delle città continuano da anni, come denunciano i media locali. Lo confermano anche i numeri di Crna knjiga, un database sviluppato da Radio Slobodna Evropa e dal portale di giornalismo investigativo serbo  Krik. Il “Libro nero” tiene il conto di tutti gli omicidi che si sono verificati in Serbia e in Montenegro dal 2012 fino a oggi. Le autorità ritengono che tutte le 101 persone uccise siano connesse in qualche modo alla pista mafiosa, anche se solo cinque casi sono stati davvero risolti con una condanna. Per oltre il 70% degli omicidi, invece, non ci sono neppure i sospettati. I dati raccolti dimostrano inoltre che gli agguati costituiscono un pericolo per i cittadini. La maggior parte delle esecuzioni infatti avviene in pieno giorno e in luoghi pubblici: lo scorso febbraio, due passanti per poco non sono rimasti coinvolti nell’esplosione dell’auto di un sospetto trafficante di droga.

Mafia e politica

Da quando la Serbia ha dichiarato guerra alla mafia, poco è cambiato. “La ragione per la quale la maggior parte degli assassini non è ancora stata identificata è il legame tra criminalità organizzata e strutture di polizia, pubblico ministero e istituzioni di sicurezza”, ha dichiarato il criminologo Dobrivoje Radovanovic. Le mafie nel Paese sono molto potenti e  i rapporti tra clan, politica e forze dell’ordine sono noti. Il portale di giornalismo investigativo Kirk aveva portato alla luce i legami tra uno dei boss del narcotraffico e le istituzioni. L’attuale ministro degli Esteri Ivica Dačić ha riconosciuto pubblicamente di aver frequentato, quando ricopriva la carica di primo ministro, Rodoljub Radulović, soprannominato Miša Banana, collaboratore di Darko Sarić, capo del più potente narco-clan della Serbia.

 

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