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Tra spoil system e tavoli politici, il governo di Mario Draghi sta partendo con un esecutivo in cui sull’anima “tecnica” sembra prevalere quella politica. Tutta politica è, infatti, la battaglia per la scelta dei sottosegretari che i partiti della maggioranza chiedono siano assegnati proporzionalmente al peso politico delle componenti in Parlamento, con scorno dei Cinque Stelle ridimensionati dall’emorragia di dissidenti. Politica è stata la scelta di Draghi e Sergio Mattarella di concentrare in una “giunta” di ministri apartitici le caselle più strategiche per la gestione del Recovery Fund. E politica, chiaramente, la procedura con cui il nuovo premier procederà a diverse nomine di peso.

Su temi come l’intelligence, lo sport (vista Olimpiadi) e gli Affari Europei Draghi intende dare le carte in prima persona. Segno della volontà di costruire una rete istituzionale ben ramificata che, secondo indiscrezioni, si potrebbe presto estendere alla rappresentanza italiana all’Unione Europea. Secondo quanto scrive Tpi, “Mario Draghi starebbe pensando di cambiare l’ambasciatore italiano presso l’Unione europea. Maurizio Massari, l’attuale rappresentante”, in carica dal 2016, “è in proroga fino a maggio ma a Palazzo Chigi non starebbero pensando ad una sua riconferma: per quel ruolo Draghi starebbe cercando un profilo diverso”.

Massari, napoletano 62enne ha alle spalle una lunga carriera come diplomatico iniziata nella delegazione italiana in Unione sovietica ai tempi della perestrojka e proseguita poi in diverse istituzioni: dal 1998 al 2001 ha ricoperto l’incarico di Consigliere politico a Washington e nel 2001, di rientro a Roma, è stato Capo dell’Ufficio Balcani della Direzione Generale per i Paesi dell’Europa. Dal 2003 al 2006 è stato titolare della carica di ambasciatore per l’Osce in Serbia e Montenegro, nel 2006-2007 ha insegnato all’Università “La Sapienza” e dal 2012 in avanti è stato Ambasciatore prima al Cairo poi, dopo la nomina ad opera di Matteo Renzi e del suo governo, a Bruxelles.

Massari è un diplomatico dunque con una carriera di spessore, una figura che per profilo può essere paragonabile all’ex consigliere diplomatico di Giuseppe Conte (e per pochi giorni autorità delegata alla sicurezza della Repubblica), Pietro Benassi: uomo con connotazione eminentemente istituzionale e dal profilo tradizionalmente associabile a quello delle feluche italiane. Secondo quanto si apprende, Draghi starebbe pensando a nominare una figura maggiormente spendibile in termini “politici” nel processo negoziale che si sta aprendo sul fronte europeo, ove Roma sarà chiamata a promuovere azioni volte a difendere la sua linea sul Recovery Fund e sulle future politiche strategiche dell’Unione, comprese le nuove strategie su aiuti di Stato e patto di Stabilità.

Altra motivazione della scelta di Draghi è il fatto che Massari si è trovato coinvolto nel “fuoco incrociato” che la politica italiana ha visto tra i partiti attualmente saldati nell’inedita maggioranza. Il 5 marzo, ad esempio, dovrà testimoniare nel contesto del processo Gregoretti che a Catania vede coinvolto Matteo Salvini dopo il voto favorevole in aula di Pd e Movimento Cinque Stelle. Massari non ha preso mai posizione pubblicamente né a favore né contro la strategia italiana sui migranti del governo Conte I, ma Draghi appare pronto a seguire la linea secondo cui le figure di cui il suo governo si circonderà dovranno essere al di sopra di ogni possibile fattore di divisività. E questo giustifica un cambio della guardia a Bruxelles.

Ebbene, la scelta sarà complessa, dato che su queste nomine un governo rischia sempre di camminare su dei campi minati: prima di Massari, nominato nel maggio 2016, a marzo il governo Renzi provò a nominare a Bruxelles una figura di chiara connotazione politica, il futuro ministro Carlo Calenda, suscitando scontenti e ire nella diplomazia italiana.

Draghi dovrà operare una complessa quadratura del cerchio, trovando nei ranghi della Farnesina una figura capace di parlare il linguaggio dell’Euro-diplomazia ma anche di partecipare con conoscenze tecniche ai tavoli negoziali e alle riunioni, formali o meno, in cui si decideranno le rotte future dell’azione europea. Una soluzione alla Calenda è impronosticabile, perché scontenterebbe molti partiti nella maggioranza, ed è plausibile che Draghi scelga di proseguire la strategia di consolidamento del suo partito personale nel governo: figure che più che tecniche si dovrebbero definire indipendenti, ma che con la loro presenza mostrano una chiara strategia politica. Ovvero la volontà di coordinare nella cabina di regia di Palazzo Chigi le decisioni più strategiche riguardanti le mosse dell’Italia in Europa e sui dossier più bollenti. Per questo il canale di comunicazione con Bruxelles è, per Draghi, di vitale importanza e la sostituzione di Massari con un suo uomo assume valenza importante per la strutturazione delle politiche del suo esecutivo.