Il vaccino russo anti Covid-19 denominato “Sputnik V” (V per vaccino), sarà prodotto in Italia nello stabilimento dell’azienda farmaceutica italo-svizzera Adienne Pharma&Biotech situato a Caponago, in provincia di Monza e Brianza.

A renderlo noto è stato un comunicato della Camera di Commercio Italo-Russa nella giornata di martedì 9 marzo. Apprendiamo così che le trattative per delocalizzare parte della produzione del ritrovato russo sono cominciate mesi fa, almeno a ottobre 2020, col supporto dell’ambasciata italiana a Mosca. Secondo quanto riportato dall’ente, “l’amministratore delegato Kirill Dmitriev del Russian Direct Investment Fund (Rdif) ha confermato di aver raggiunto un accordo con l’azienda Adienne Pharma&Biotech per la produzione dello Sputnik V in Italia, siglando il primo contratto europeo per la produzione locale del vaccino. La partnership permetterà di avviare la produzione già dal mese di luglio 2021, il processo produttivo innovativo aiuterà a creare nuovi posti di lavoro e permetterà all’Italia di controllare l’intero processo di produzione del preparato. Questo consentirà la produzione di 10 milioni di dosi entro la fine dell’anno”.

Si tratta della prima produzione del vaccino russo in Europa, sebbene alcuni Paesi, come l’Ungheria, la Slovacchia e (a breve) la Repubblica Ceca ne abbiano già approvato l’utilizzo. Lo Sputnik V, infatti, è in corso di valutazione da parte dell’Ema, l’ente europeo che presiede alla valutazione e certificazione dei farmaci per la loro distribuzione, ed è stato recentemente al centro di un (ulteriore) caso diplomatico quando Christa Wirthumer-Hoche, presidente del consiglio di amministrazione dell’agenzia, ha detto che il vaccino è “qualcosa di comparabile alla roulette russa”. Le reazioni di Mosca sono state immediate, affidante anche ai social. Sul profilo Twitter creato appositamente per diffondere notizie e pubblicizzare il ritrovato medico, la Russia fa sapere che “pretendiamo scuse pubbliche da Christa Wirthumer-Hoche dell’Ema per i suoi commenti negativi sugli stati dell’Ue che approvano direttamente Sputnik V. I suoi commenti sollevano seri interrogativi sulla possibile interferenza politica nella revisione dell’Ema in corso. Sputnik V è approvato da 46 nazioni”.

Lo Sputnik V, infatti, è in corso di valutazione da parte dell’Ue, attraverso l’Ema, ed in questa fase, fanno sapere dalla Commissione Europea, “sono in corso colloqui per integrare il vaccino Sputnik nella strategia vaccinale dell’Ue. Siamo fiduciosi che le nostre forniture consentiranno all’Ue di raggiungere l’obiettivo di vaccinare il 70% della popolazione europea entro l’estate”.

Sul ritrovato russo, tra i primi ad essere stato messo in circolazione, si sollevano voci dissonanti. Lo scorso febbraio, come riporta Scienze Fanpage, il team “Sperimentazioni Vaccini” dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (Inmi) Lazzaro Spallanzani di Roma, che ha condotto un’accurata revisione dei dati sperimentali disponibili, forniva risultati confortanti in merito all’efficacia e alla sicurezza di Sputnik V. L’approfondita indagine svolta dai ricercatori italiani ne ha dunque certificato la bontà, ed è stata inviata una relazione positiva al ministro della Salute Roberto Speranza, che così si trova nella condizione di poter fornire dati all’Unione Europea – e in particolar modo all’Ema – affinché venga dato un via libera rapido per la distribuzione del vaccino.

Lo Sputnik V è stato messo a punto già ad agosto scorso, quando la Russia aveva dato il via alla sua sperimentazione: il Gam-Covid-VacLyo, patrocinato dal Gamaleya Research Institute, è poi stato rapidamente approvato ed è cominciata la campagna vaccinale.

Sul vaccino russo si è sollevata quasi subito una cortina fumogena di propaganda e disinformazione per cercare di minarne la reputazione. In base a un recente studio scientifico effettuato sul farmaco pubblicato sull’autorevole rivista scientifica The Lancet, però, è stato dimostrato che lo Sputnik V ha un’efficacia del 91,6%. Se si considera che all’inizio della pandemia, quando ancora non esisteva un vaccino approvato, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) avrebbe ritenuto accettabile una preparazione con un’efficacia minima del 50%, solo questo dato è sufficiente a sottolineare la validissima protezione offerta da Sputnik V. Essa è leggermente inferiore a quella dei due vaccini di Pfizer-Biontech e Moderna, rispettivamente del 95% e del 94%, ma sensibilmente superiore alla preparazione di AstraZeneca (tra il 60% e l’82% alla distanza di inoculazione della seconda dose). È anche superiore a quella vaccino candidato (non ancora approvato per l’uso di emergenza) di Johnson & Johnson-Janssen Pharmaceutica, pari al 66% ma basato su una singola dose ed è di poco maggiore a quello di Novavax, che si attesta all’89,2%. Questi numeri fanno quindi dello Sputnik V uno dei vaccini più efficaci che ci siano in circolazione.

La decisione di produrre il vaccino russo in Italia coglie di sorpresa la politica nostrana, che si affretta a smarcarsi da quello che è “un accordo privato”. Da palazzo Chigi si sono affrettati a prendere le distanze dall’operazione e altrettanto hanno fatto alla Regione Lombardia che fa sapere, in una nota, che “da notizie di stampa di un accordo tra Adienne Pharma Biotech e il fondo governativo russo Russian Direct Investment Fund per la produzione in Italia del vaccino Sputnik. Regione Lombardia sottolinea la propria estraneità rispetto all’accordo citato, di cui è venuta a conoscenza solo in via indiretta tramite i media. Tale accordo risulta infatti esclusivamente di profilo di diritto privato tra i contraenti”.

In ballo, infatti, non c’è solo una questione “commerciale” ma un sottile gioco geopolitico che vede coinvolta la Russia e gli Stati Uniti. La nuova amministrazione americana sta infatti assumendo una postura più decisa nei confronti di Mosca, messa da subito nel mirino attraverso una nuova linea di contrasto che riguarda principalmente il caso Navalny, l’Ucraina, la Bielorussia, il Trattato New Start, la Cyber Warfare e la Siria.

In particolare, e proprio sui vaccini, si è aperto un nuovo fronte che si intreccia a doppio filo con quello della guerra cibernetica: recentemente è stato confermato un attacco telematico proprio all’Ema che ha riguardato il vaccino Usa di Pfizer, nel tentativo di alterare i dati sulla sua certificazione e così screditarne l’efficacia e la sicurezza agli occhi del pubblico, come nota Marco Antonellis su Tpi.

Gli Stati Uniti, poi, sostengono di avere identificato tre pubblicazioni online dirette dai servizi di intelligence russi che “diffondono molti tipi di disinformazione, incluso sui vaccini Pfizer e Moderna, nonché organizzazioni internazionali, conflitti militari, proteste e qualsiasi questione divisiva che possono sfruttare”, come ha detto recentemente la portavoce di Biden, Jen Psaki. Aggiungendo che “combatteremo con ogni strumento che abbiamo”.

La Russia, quindi, potrebbe presto essere al centro di nuove sanzioni da parte di Washington, e siamo certi che alla Casa Bianca non abbiano digerito il recente accordo privato per la produzione del vaccino Sputnik V in Italia. Se davvero la produzione dovesse essere avviata, quindi se non dovesse intervenire qualche ente statale a bloccarla in qualche modo, il nostro Paese si troverebbe nella paradossale situazione di avere in casa un ritrovato medico efficace ma inutilizzabile (per il momento) per via delle lentezze burocratiche dell’Ue, che, a questo punto, è lecito pensare subisca le pressioni da parte degli Stati Uniti per allungare i tempi della certificazione del vaccino russo.