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Chi sperava di trovare quest’anno nel nuovo Dpp Difesa, il Documento Programmatico Pluriennale che fissa spese, obiettivi e strategie per le nostre Forze Armate, una voce riguardante gli stanziamenti previsti per il Tempest è rimasto deluso.

Il programma per un “sistema aeronautico di sesta generazione” di genesi britannica a cui partecipano Italia e Svezia è uno dei più importanti per la nostra industria e la nostra Difesa. Un programma che proietterà il sistema Paese nel futuro grazie alle nuove tecnologie che saranno sviluppate per arrivare a dotarsi di un caccia di prossima generazione, più avanzato anche degli F-35 che, finalmente, cominciano ad affluire (con lentezza esasperante) nelle loro due varianti (A e B) ai reparti di volo dell’Aeronautica Militare e della Marina Militare.

Il Tempest vede la partecipazione delle maggiori industrie operanti nel campo della Difesa: per il Regno Unito Bae Systems, Leonardo Uk, Rolls Royce e Mbda Uk, per l’Italia Leonardo, Elettronica, Avio Aero e Mbda Italia e per la Svezia Saab e Gkn Aerospace Sweden.

Il nuovo caccia nasce principalmente per sostituire il Typhoon nel ruolo di velivolo da difesa aerea ma avrà sicuramente anche un buon grado di capacità multiruolo che gli permetterà di essere utilizzato come cacciabombardiere. Esistono già dei requisiti fondamentali: il Tempest dovrà essere un “sistema di sistemi” intendendo con questo termine la necessità che l’aereo dovrà essere il terminale principale di tutta una serie di sottosistemi in grado di gestire una moltitudine di operazioni e assetti come droni, raccogliere e condividere in tempo reale le informazioni sul campo di battaglia, avere capacità relative alla Cyber Warfare. Per questo la piattaforma sarà dotata di tecnologia “plug and play” in cui software e hardware potranno essere facilmente cambiati per coprire tutto lo spettro delle missioni di combattimento.

Il velivolo dovrà, inoltre, essere in grado di stabilire la superiorità aerea – o mantenerla – e di penetrare le difese avversarie eliminando tutte le minacce rilevanti, siano esse rappresentate dalla caccia avversaria o dai sistemi missilistici antiaerei.

Quello che stabilirà se ci troveremo davanti realmente ad un caccia di sesta generazione sarà la dotazione o meno di nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, motori a ciclo variabile che saranno in grado di essere più performanti ai regimi supersonici, nuovi sistemi d’arma ad energia diretta (tipo E/m o laser) e la possibilità che vengano costruite due versioni del velivolo: con pilota o senza pilota (manned e unmanned). Ad oggi sappiamo, da Bae Systems, che il nuovo caccia, nelle intenzioni, sarà in grado di volare senza pilota e utilizzare la tecnologia per controllare sciami di droni, incorporerà intelligenza artificiale e possiederà armi ad energia diretta.

Il caccia Tempest sarà anche dotato di un certo grado di capacità stealth, ed in questo Italia e Regno Unito sapranno mettere a frutto la loro esperienza maturata con la costruzione del caccia F-35, di cui sono partner insieme a Stati Uniti e Giappone. Pertanto farà largo uso di materiali compositi avanzati e soluzioni per avere configurazioni costruttive leggere e ad alta potenza in grado di funzionare a temperature più elevate pur mantenendo un buon grado di invisibilità.

Ma che fine hanno fatto i finanziamenti italiani per il programma Tempest? Qualche settimana fa aveva destato scalpore, tra gli addetti ai lavori, che il nuovo caccia non comparisse nel Dpp, ma andando a spulciare con attenzione tra le pieghe del documento, si legge che i finanziamenti per il Tempest sono inclusi in quelli per l’Eurofighter Typhoon.

Una storia che si intreccia, quindi, proprio come si erano intrecciati i destini dei due omonimi cacciabombardieri inglesi della Seconda Guerra Mondiale della Hawker.

Nel Dpp 2020-2022, alla voce F-2000 (Typhoon) dei programmi operanti, leggiamo infatti che “il programma garantisce anche lo sviluppo di sensori di nuova generazione ad avanzatissima tecnologia atti a promuovere il miglior posizionamento dell’industria nazionale aeronautica nell’ambito della cooperazione internazionale intorno al futuro programma per un caccia di sesta generazione (Tempest)”. Il documento prosegue anche indicando gli stanziamenti di massima. Si legge infatti che “i volumi del programma F-2000 utili a detto strategico scopo sono stimati in circa 742 milioni di euro, ai quali si aggiungeranno quote per ulteriori 760 milioni di euro – da ricercare nell’ambito di consolidate sinergie a livello intergovernativo ed in stretta collaborazione con l’industria – garantendo il pieno soddisfacimento del fabbisogno esigenziale di competenza nazionale per la fase di R&D (Research & Development n.d.r.), condotta congiuntamente a Uk e Svezia”.

I soldi quindi ci sono, almeno così sembra, anche se non ci è chiara l’esigenza di includerli nel programma Typhoon, creando così un’ambiguità di fondo per quanto riguarda gli stanziamenti annuali: leggendo il documento, infatti, non è dato sapere quali fondi, anno per anno da qui al 2025, siano stati messi a bilancio dell’uno o dell’altro. Per il 2020, ad esempio, è previsto un investimento complessivo di 625 milioni di euro, che salgono a 635,3 l’anno successivo per poi scendere a 560 nel 2022 e 655,8 per il triennio 2023-2025, ma non sappiamo come questi saranno ripartiti tra l’uscente Typhoon e l’entrante Tempest.

Il sospetto è che sia un escamotage per celare le risorse destinate al nuovo caccia di sesta generazione e mettersi al riparo da eventuali futuri tagli, nonostante lo stesso ministro della Difesa Lorenzo Guerini si sia detto ottimista rispetto alla tendenza all’aumento del bilancio. “C’è stata una chiara inversione di tendenza” ha spiegato il ministro nel corso di una recente audizione davanti alle commissioni riunite della Difesa di Camera e Senato “che ha visto il bilancio della Difesa passare dai 21 miliardi e 482 milioni del 2019, ai 22 miliardi 941 milioni del 2020 a preventivo 2020 e a consuntivo a 23 miliardi e 780 milioni, ai programmati 24 miliardi e 539 milioni del 2021. Un trend di crescita importante e mi aspetto un consolidamento negli anni anche attraverso lo strumento pluriennale previsto nella prossima legge di bilancio”.

Il problema, infatti, saranno le spese che lo Stato dovrà affrontare per far fronte all’emergenza pandemica che sta prostrando ampie fette del tessuto produttivo nazionale e che richiederà, pertanto, investimenti per evitare il collasso dell’economia. Investimenti che a loro volta richiederanno tagli ad altri comparti, e temiamo che la Difesa sarà quello da cui verranno attinte le maggiori risorse, nella più classica e sciagurata delle tradizioni italiane.

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