Il 15 agosto 2021 i Talebani, dopo una velocissima conquista del territorio afghano sono riusciti ad arrivare fino a Kabul, conquistandola. Da quel momento il panico ha investito tutta la popolazione e orde di civili hanno invaso gli aeroporti del paese sperando di fuggire da una probabile carneficina da parte dei talebani che consideravano – e considerano tuttora – i collaboratori degli occidentali come traditori. Così ha avuto luogo un esodo di massa con migliaia di afghani che cercavano di uscire dal paese. I riflettori sono stati puntati sul paese per settimane, spegnendosi poco dopo, ma l’esodo non è finito, continua tuttora tramite i più disparati canali. Chi aveva un visto ed è riuscito ad uscire con gli aerei stranieri è ora al sicuro in USA o in UE, ma tanti di loro sono rimasti confinati nel paese dovendo scegliere se aspettare una probabile morte o poter partire tramite canali illegali, senza visto, senza permessi, in paesi pericolosi dove le tutele per i rifugiati sono pressoché nulle.  Da quando i talebani hanno preso il potere, si stima che più di mezzo milioni di afghani sono scappati dal paese. 

Quali tratte hanno scelto per la loro fuga? Dove sono finite queste persone?  Con l’arrivo dei talebani e l’imminente pericolo, i paesi europei e non solo, si sono fatti carico di molti richiedenti asilo – operatori e collaboratori con le loro famiglie – riuscendo infatti in quei giorni concitati a portarli via. Canada, Francia, USA, Italia, Inghilterra, Germania, Svezia, Belgio, Irlanda, Polonia, Danimarca, Ucraina e molti altri sono riusciti ad evacuare diverse migliaia di persone. Questi sono quelli che sono riusciti a uscire dal paese con mezzi legali invece per coloro che non ci sono riusciti la sorte è stata diversa finendo spesso vittime del fenomeno di migrant smuggling (traffico di migranti). Spesso le famiglie afghane si rivolgono a dei trafficanti per spostarsi da un paese a un altro, per arrivare in Iran, Pakistan, Turchia, Grecia ed il prezzo per questo “servizio” costa caro. Il Mixed Migration Centre (MMC) stima che i trafficanti chiedono in media 1.700 dollari a persona per il trasporto in Turchia dall’Afghanistan, cifra che una famiglia afghana non può permettersi. Altre mete per i rifugiati sono l’Iran ed il Pakistan. Si stima che alcune migliaia di afghani siano riusciti ad entrare in Pakistan per poi chiedere un visto di entrata in Europa e altre migliaia si siano stabiliti in Uzbekistan in alloggi di fortuna. 

Tra paesi come la Bielorussia che gioca alla guerra ibrida sulla pelle dei migranti, la Grecia e la Turchia che hanno provveduto ad innalzare dei muri per arrestare il flusso migratorio, gli afghani si ritrovano a dover fare i conti con visti negati, porte sbattute in faccia e filo spinato. Sono molte le tratte che vengono percorse, così come negli anni passati. La Turchia e la Grecia rimangono le strade più battute ed infatti entrambe hanno annunciato l’innalzamento di muri ai propri confini per scongiurare un altro esodo nel loro territorio. I fortunati che riescono ad arrivare sulle sponde del mediterraneo attraversano il mare o decidono di salire verso nord e tentare la rotta balcanica. Il confine bosniaco è quello più affollato e presso Velika Kladuša, piccolo paesino a ridosso del confine con la Croazia, si trova uno dei campi profughi più grandi. Qui gli afghani sono arrivati a frotte, cercando di entrare in Europa ma, come ormai da molti, troppi anni, vengono erette barriere di filo spinato che bloccano il passaggio. 

Solo circa la metà degli afghani che hanno fatto domanda di asilo nell’UE ci è riuscita, il resto invece non è stato accettato malgrado il sistema burocratico sia stato appositamente accelerato per far fronte alla crisi afghana. Molti degli afghani arrivati in Europa fanno parte della classe agiata, la classe che ha collaborato a stretto contatto con gli occidentali. Per loro adesso è tempo di esilio e di senso di colpa per aver lasciato indietro i propri compatrioti in mano ai talebani. Sono sparpagliati tra Germania, Italia, Francia e malgrado vivano in esilio il loro è stato quasi un privilegio. I meno fortunati sono ancora bloccati in paesi che non lo lasciano uscire, come l’Iran ed il Pakistan. Questi sono i primi paesi di approdo per gli afghani. Si stima che alcune migliaia di afghani siano riusciti ad entrare in Pakistan per poi chiedere un visto di entrata in Europa e altre migliaia si siano stabiliti in Uzbekistan in alloggi di fortuna. Vi si sono stabiliti sperando di poter vedere la situazione in Afghanistan migliorare e nella maggior parte dei casi rimangono dei paesi di transito. Qui si dividono le strade dei più fortunati che riescono a immettersi nei canali regolari, e dei meno fortunati che devono incamminarsi su strade pericolose o mettersi nelle mani di trafficanti. Uno dei punti caldi da cui parte il viaggio è la provincia di Nimruz, situate nel sud-ovest del paese a cavallo tra Pakistan e Iran. È proprio qua che il fenomeno dei trafficanti di esseri umani si mette in scena con contrabbandieri che trasportano attraverso il deserto i profughi alla volta dell’Iran e del Pakistan.

Il numero di rifugiati tra Pakistan e Iran sono all’incirca 3 milioni. Il Pakistan già negli scorsi anni aveva costruito una recinzione lunga 1.600 miglia per arginare il fenomeno e la vita dei rifugiati nel paese è disastrosa. Spesso vittime di discriminazioni, di incursioni da parte delle forze dell’ordine, di detenzione, i rifugiati afghani cercano di avere disperatamente un visto per uscire dal paese e arrivare in Europa. Inoltre la loro permanenza in Pakistan non è assicurata. L’esempio è stata una vera e  propria deportazione nel 2016 quando le autorità costrinsero almeno 500.000 persone a fare ritorno in Afghanistan. Stessa situazione in Iran, dove gli immigrati irregolari sono costretti a restare nel paese malgrado non possano lavorare o chiedere il visto.  

In questo contesto non è chiaro come voglia reagire l’UE. Inizialmente il sentimento di accoglienza pervase tutti i paesi dell’Unione – chi più chi meno – vedendo i capi di stato, ministri e altri funzionari tendere pubblicamente la mano agli afghani in fuga dai talebani. Questo fino a quandol’8 ottobre a Bruxelles arrivò una lettera firmata da dodici ministri degli Esteri che chiedevano di ricevere fondi per costruire un muro anti migranti alle frontiere dell’Europa. Ed ecco che da quel momento l’europa tornò a vestire i vecchi panni di area non accogliente per chi scappa da guerre e instabilità politiche. Tra i paesi promotori di queste restrizioni c’erano Austria, Cipro, Danimarca, Grecia, Lituania, Polonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia e Slovacchia. I paesi che invece hanno accolto più rifugiati afghani sono Francia, Italia e Germania che contano rispettivamente 2.600, 4.890 e 4.100 persone evacuate.  Da quel momento degli afghani che sono rimasti bloccati alle frontiere si sa poco o niente o perlomeno, intuiamo che sia come sempre. Chi è riuscito ad avere tutti i permessi con un po ‘di fortuna adesso è al sicuro, anche se lacerato dall’esilio in cui sono costretti. Tutti gli altri sono in balia di un destino del tutto incerto.

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