Sulla prima pagina de La Stampa si legge che l’Europa è pronta a varare un “piano da 1000 miliardi” di euro. Che sia davvero cambiato qualcosa nelle stanze del potere delle istituzioni europee? Di primo acchito fa senza ombra di dubbio piacere pensare che Bruxelles abbia finalmente deciso di accantonare il dogma dell’austerity in favore di una politica economica più flessibile e attenta alle esigenze dei popoli che compongono il continente.

La realtà è però diversa dall’immaginazione perché i famosi 1000 miliardi comporranno un budget dedicato solo ed esclusivamente a “piano per l’Europa verde”. In altre parole, nei prossimi 10 anni sono previsti mille miliardi di investimenti, di cui ben 100 destinati alla riconversione economica, più o meno forzata, di quelle aree “maggiormente dipendenti dalle industrie inquinanti” mediante l’introduzione di un “Fondo per la transizione giusta”. In attesa di leggere nero su bianco la strategia green dell’Ue, è lecito fare un paio di considerazioni.

La psicosi green ha contagiato anche Bruxelles

Innanzitutto vediamo, punto per punto, le misure previste nel “Piano di investimenti per una Ue sostenibile”. Il progetto della Commissione europea, già definito Green Deal, prevede un sostanziale allentamento riguardante gli aiuti di Stato per quegli interventi pubblici che toccheranno i settori cosiddetti eco-sostenibili. È inoltre previsto che almeno un quarto del bilancio di Bruxelles sia destinato a “green project”, ovvero progetti verdi. Ogni anno i vari governi degli Stati membri dovranno poi coordinarsi per definire meglio gli interventi da apporre, sempre rigorosamente verdi.

Insomma, il minimo comune denominatore alle novità che saranno presto introdotte dall’Europa è il verde. D’altronde, pochi mesi fa, la stessa Ursula von der Leyen, appena ottenuta la guida della Commissione, aveva subito chiarito che uno dei suoi obiettivi principali sarebbe stato quello di puntare su politiche ambientali ed eco-sostenibili. Non a caso era stato più volte ripetuto il traguardo da raggiungere: zero emissioni da qui al 2050.

Alcuni Stati hanno storto la bocca di fronte a simili proclami, dichiarando di voler procedere per la loro strada. È il caso ad esempio della Polonia che, secondo alcune stime, dovrebbe impiegare 500 miliardi di euro per consentire una corretta transizione energetica: un’infinità per le casse di un governo che vorrebbe investire i suoi denari in altro modo e per altre politiche.

Cambio di registro

La psicosi sul clima ha fatto improvvisamente cambiare idea a Bruxelles, che adesso non sembra più essere interessata a controllare conti, richiamare i governi su presunti aiuti di Stato e bacchettare i Paesi in deficit. O meglio: continuerà a tenere il fiato sul collo dei membri dell’Ue, ma lascerà loro ampie libertà in campo ambientale ed economico.

Per tutto il resto, dai salvataggi ad aziende o banche nazionali fino ai tentativi di superare le soglie percentuali imposte dall’alto, tutto resterà come prima. Insomma, spendere 1000 miliardi nel prossimo decennio per il clima non genererà alcuno shock ai conti economici e non danneggerà in alcun modo il sistema comunitario. Perché dovrebbe invece accadere una catastrofe se gli stessi soldi (ma sarebbe sufficiente anche la metà) dovessero essere utilizzati per rafforzare il welfare o semplicemente essere impiegati in altre politiche? Mistero.

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