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Somalia ed Etiopia sono ai ferri corti da almeno un anno. Addis Abeba, alla ricerca di sbocchi a mare dopo aver perso l’Eritrea nel 1993, nei mesi scorsi aveva stretto un accordo con il Governo del Somaliland per avere accesso ai suoi porti. Ma il Somaliland è uno Stato non riconosciuto dalla Somalia, il cui Governo ne rivendica la sovranità. Da qui uno scontro che nelle ultime settimane ha rischiato di trasformarsi nell’ennesima guerra regionale, con il coinvolgimento di altri attori africani.

A far sedere attorno uno stesso tavolo i rappresentanti di Etiopia e Somalia è stato però, nella giornata di mercoledì, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il “sultano”, fresco vincitore della partita siriana, ha riunito ad Ankara il premier etiope, Abiy Ahmed, e il presidente somalo Hassan Mohamud. I due hanno siglato un’intesa, su cui la Turchia ha “prenotato” il diritto di supervisione.

L’accordo sottoscritto ad Ankara

Il principio seguito nella sottoscrizione del documento è semplice: far arrivare le parti a un compromesso capace di accontentare tutti. Se la Somalia ha timore per il rispetto della propria sovranità e integrità territoriale, allora l’Etiopia si impegna a non mandare avanti azioni in grado di rafforzare le velleità separatiste del Somaliland. Dall’altro lato, se l’Etiopia ha la necessità di trovare sbocchi sull’Oceano Indiano per dare maggiore impulso alla propria economia in crescita, allora Mogadiscio si impegna nel garantire un più rapido accesso al mare al gigante vicino.

È su queste basi che ad Ankara è stato stilato l’accordo tra i due Paesi africani. In particolare, Etiopia e Somalia si impegnano a risolvere le proprie controversie tramite colloqui dalla durata massima di quattro mesi e che, stando all’accordo, dovrebbero cominciare nel prossimo mese di febbraio. Negli incontri, le due parti stabiliranno modalità e tempistiche per giungere ad intese definitive in grado di risolvere definitivamente le controversie. Durante la permanenza nella capitale turca, sia Abiy che Mohamud hanno sottolineato l’importanza di giungere politicamente e diplomaticamente a un accordo che, tra le altre cose, è stato ritenuto vantaggioso da entrambe le parti.

Turchia protagonista nel Corno d’Africa

Ma il vero vincitore, ancora una volta, è stato il padrone di casa: Erdogan, in quanto artefice della stretta di mano tra i due quasi belligeranti, si è guadagnato un ruolo di primo piano e un’influenza molto forte nel Corno d’Africa. Una regione dove la Turchia è da anni presente in modo massiccio: Ankara da almeno un decennio infatti ha molti interessi in Somalia, dove cura diversi investimenti e dove ha sottoscritto accordi con il governo locale per l’esplorazione di giacimenti di petrolio e gas offshore.

Anche in Etiopia l’influenza turca è sempre più in crescita, soprattutto sul fronte economico. Da qui la volontà di evitare uno scontro tra Addis Abeba e Mogadiscio, volontà esplicitata da Erdogan nel lavoro di mediazione compiuto in sordina in questi mesi. Nella stessa settimana in cui il presidente turco ha potuto salutare con favore la caduta di Assad in Siria, grazie al ruolo avuto dalle milizie pagate da Ankara nel rovesciamento del Governo di Damasco, coglie un altro importante successo: fissare la propria bandiera in una delle regioni più strategiche del continente africano.

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