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Dopo la rissa da saloon tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca, un dato appare chiaro: quella che sembrava l’ultima finestra per vedere il presidente ucraino pienamente legittimato agli occhi della nuova amministrazione di Washington, ovvero la conclusione dell’agognato accordo minerario con gli Usa e la ricerca di garanzie di sicurezza, si è chiusa. Lo scivolone diplomatico, tra urla e accuse reciproche, si è consumato in mondovisione, incrinando le relazioni degli Usa con il Paese invaso dalla Russia nel 2022.

Gli errori di valutazione del Presidente

Ma in quest’ottica, è bene sottolineare che i duri colpi subiti da Zelensky da parte di Trump e del vicepresidente J.D. Vance sono parsi come gli spari di un plotone d’esecuzione figurato contro la legittimità politica del comandante in capo ucraino. Un plotone in parte orchestrato dall’amministrazione repubblicana e a cui in parte Zelensky si è, inconsapevolmente, prestato.

Era un errore, a monte, proporre l’accordo sulle risorse minerarie agli Stati Uniti come “compensazione” per l’aiuto ricevuto da Washington sapendo che il settore ucraino in questione cubava per una quota marginale del Pil già prima della guerra: meno di 12 miliardi di dollari nel 2021. Aggiungiamo, secondo punto, che probabilmente Trump aspettava Zelensky al varco: o proporre condizioni esorbitanti (una moderna versione della “lista del molibdeno” di Benito Mussolini) da far rispettare agli ucraini o prospettare loro un accordo in bilico.

Per Zelensky è stato un errore andare alla Casa Bianca senza la certezza di un accordo chiaro. Lo è stato ancor di più, a maggior ragione, tenendo in considerazione il fatto che Zelensky pensava che l’ingresso delle multinazionali statunitensi nel settore estrattivo ucraino potesse essere il punto di caduta per garantire efficacemente un impiego degli Usa a difendere il suo Paese: questo significa non conoscere la storia delle garanzie americane ai loro alleati pro tempore, che riecheggiano le parole de La dura legge del gol degli 883: “Quanti in questi anni ci han deluso, quanti col sorriso dopo l’uso ci hanno buttato”.

Infine, il presidente ucraino è partito per Washington dando per scontato, implicitamente, che la guerra potesse esser terminata dagli accordi bilaterali russo-americani ma essendo chiamato a tenere una posizione comprensibilmente opposta ad essi. Che diplomazia è mai possibile se non c’è un terreno comune su cui intendersi?

Il gioco al massacro su Zelensky

Ciò detto, va aggiunto che il duo Trump-Vance nulla ha fatto per facilitare la strada al leader ucraino. E, anzi, il brusco confronto che ha visto Presidente e vice accusare, di fronte alle telecamere, il capo di Stato ucraino di ingratitudine e di giocare con la vita del suo popolo, “scommettendo con la terza guerra mondiale”, è parso il frutto di un sostanziale agguato. Un foglio di via dato in maniera brutale all’ormai scomodo alleato, come a significare che la sua legittimità per Washington è ormai un lontano ricordo.

L’accordo minerario-bluff usato come casus belli per una rottura che agli Usa appariva necessaria per mandare un messaggio: per la nuova Ucraina serviranno nuovi, più pragmatici leader. Magari figure capaci di digerire l’accordo di cessate il fuoco e di applicarlo. Un nome su tutti: quello dell’ex comandante in capo Valerij Zaluzhnij, in “panchina” come ambasciatore a Londra, ben inserito negli ambienti americani. Probabilmente chi ha mandato allo schianto Zelensky, consapevolmente o meno, ha accelerato una transizione in tal senso.

L’America si riscopre l’impero che è, un impero che non percepisce i partner come alleati ma come clientes, vassalli o, nel peggiore dei casi, satrapie i cui vertici sono sostituibili al mutare delle condizioni. Una postura che Trump esplicita ma non è priva di rischi: potrà, sul lungo periodo, ciò portare stabilità negli scenari ove gli Usa operano? A partire dall’Ucraina, questo è tutto da valutare. La politica del fatto compiuto è sempre un’arma a doppio taglio. E anche di fronte a uno Zelensky indebolito non è detto che possa creare un precedente che altri, nel mondo, ben terranno a mente quando gli Usa proporranno loro sostegno e appoggio, sapendo cosa può accadere al mutar del vento..

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