Il Somaliland tenta l’affondo per entrare nella geopolitica che conta. Dopo il riconoscimento formale da parte di Israele, avvenuto lo scorso dicembre, il presidente Abdirahman Mohamed Abdullahi Irro guarda ancora più a occidente, oltreoceano, fino ai palazzi di Washington. Sarebbe la prima visita ufficiale negli Stati Uniti da quando è in carica, ovvero dal 13 dicembre 2024. L’ultima di un presidente del Somaliland fu nel marzo del 2022, quando Muse Bihi Abdi, predecessore di Irro, si recò nella capitale Usa restandoci per dieci giorni. La trasferta dei prossimi giorni prevederebbe anche una tappa a New York, con incontri con membri del Congresso e del Senato. Il ministero degli Esteri di Hargeisa starebbe già lavorando ai dettagli del viaggio, e la speranza, come riferisce su X Roi Kais, giornalista israeliano di Kan 11, citando una fonte diplomatica, “è di incontrare anche il presidente Trump”. Sarebbe un incontro senza precedenti, nessun leader del Somaliland ha infatti mai incontrato di persona un presidente americano in carica.
Il precedente israeliano
Ad oggi, il Somaliland è riconosciuto formalmente solo da Israele, che a fine dicembre 2025 è diventato il primo Stato membro dell’Onu a legittimare l’indipendenza della regione che si è autoproclamata separata dalla Somalia nel 1991. Da quel momento, i rapporti tra Israele e Somaliland si sono intensificati: a gennaio 2026, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar è stato in visita nel Paese, a giugno la trasferta di Irro in Israele, dove è stato ricevuto dal presidente Isaac Herzog e dallo speaker della Knesset, Amir Ohana, e con il ministro Sa’ar ha inaugurato la prima ambasciata del Somaliland a Gerusalemme.
Secondo la fonte citata da Kan News, l’obiettivo dichiarato del viaggio a Washington sarebbe proprio quello di convincere gli Usa a seguire l’esempio israeliano, approfittando così dello slancio diplomatico offerto dal governo Netanyahu. Lo stesso Irro, in una recente intervista all’Economist, si era detto fiducioso di poter intrattenere rapporti proficui con Trump: “Ci aspettiamo il riconoscimento degli Stati Uniti in un futuro”.
La leva di Hargeisa
Come con Israele, il Somaliland vuole mostrarsi strategicamente utile per gli Usa. Il presidente Irro ha indicato come modello quello del Gibuti, Stato confinante che incassa 125 milioni l’anno affittando basi militari a Stati Uniti, Francia e Cina e riscuotendo tariffe portuali dall’Etiopia, che non ha uno sbocco sul mare. Irro si è detto disponibile a offrire strutture militari a Usa e Israele, e mira a rendere il porto di Berbera, già sviluppato grazie a investimenti emiratini, un importante snodo commerciale per il Corno d’Africa. La presenza di Israele in Somaliland, peraltro, è già oggetto di discussione: Middle East Eye ha riportato il dispiegamento di circa 50 soldati israeliani nel Paese nei primi mesi del 2026, nell’ambito di accordi di sicurezza bilaterali. Secondo un’inchiesta della Cnn, velivoli di Israele avrebbero usato una base militare in Somaliland durante l’operazione Roaring Lion contro l’Iran. Le Monde, basandosi su immagini satellitari, ipotizza che gli Emirati starebbero già costruendo una base militare a Barbera per conto di Stati Uniti e Israele. Irro nega tutto.
I segnali ambigui di Washington
“Veramente qualcuno sa cos’è il Somaliland?”. Così Donald Trump aveva salutato il riconoscimento del Paese da parte di Israele, liquidando con una battuta la possibilità di seguire l’esempio degli alleati di Tel Aviv. Nei mesi successivi, però, ci sarebbero stati dei contatti tra la leadership di Hargeisa e l’amministrazione Trump. A febbraio, il ministro della presidenza del Somaliland, Khadar Hussein Abdi, ha dichiarato all’Afp che il Paese è pronto a offrire agli Stati Uniti l’accesso esclusivo ai giacimenti minerari del Paese e alle basi militari, mentre il Dipartimento di Stato Usa ha sottolineato che la politica ufficiale sulla Somalia (e quindi il sostegno alla sua sovranità e integrità territoriale) resta invariata, ma che con Hargeisa esiste un “buon rapporto di lavoro” su sicurezza e antiterrorismo.
Gli ostacoli diplomatici
Per il Somaliland, ottenere il supporto degli Stati Uniti non sarà un’impresa semplice, e dovrà sgomitare per ottenere il ruolo centrale che punta ad avere nell’area. Somalia, Turchia e Arabia Saudita restano compatte nel respingere qualsiasi riconoscimento dell’indipendenza di Hargeisa, mentre il Gibuti vede minacciato il suo monopolio regionale sulle basi straniere.
La missione di Irro a Washington, che avverrà con tutta probabilità entro questo mese, sarà quindi per il Somaliland una partita per la visibilità e la rilevanza nell’area. Per ottenere i risultati attesi, bisognerà convincere Trump che ne vale la pena, nonostante le resistenze regionali. E che la strada giusta per gli Usa, ancora una volta, ricalca le rotte di Tel Aviv.