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Guerra

Dopo i servizi segreti Usa anche l’Onu: Israele, basta accuse senza prove

il rapporto ONU smentisce quanto sostenuto finora da Israele, l'UNRWA non è infitrata da Hamas. Gli Usa sanzionano Ben Gvir.

Dopo che Israele ha accusato l’UNRWA di avere legami con Hamas, numerosi Stati si sono sfilati uno ad uno, sospendendo l’erogazione dei fondi all’agenzia ONU. Questa reazione a catena ha avuto, come era prevedibile, degli effetti disastrosi sul popolo palestinese che continua a morire anche di fame e per mancanza di aiuti umanitari. Già, perché è proprio l’UNRWA il principale fornitore di aiuti per i civili a Gaza, e chiudere i suoi rubinetti significa accelerare lo sfinimento di una popolazione stremata.

Ebbene, dopo due mesi di attesa, è arrivato il rapporto ONU che smentisce quanto sostenuto finora da Israele. Nel report redatto da Catherine Colonna, ex ministro degli Esteri francese che ha guidato il gruppo di analisti, si legge chiaramente “Israele non ha fornito prove che un numero significativo di lavoratori dell’agenzia delle Nazioni Unite siano legati a gruppi militanti”. Verrebbe da dire tanto rumore per nulla, se non fosse che nel frattempo la crisi umanitaria a Gaza ha raggiunto dei livelli senza precedenti, con oltre 34mila vittime e mai così tanti morti tra i minori (oltre 14mila).

L’inchiesta dell’Onu conferma a posteriori la valutazione iniziale della Comunità dell’intelligence americana, organo apicale che controlla le varie agenzie Usa, che già a febbraio aveva escluso una collusione ad ampio raggio tra UNRWA e Hamas, aggiungendo che dei 12 dipendenti dell’Agenzia Onu accusati specificatamente da Israele, solo su alcuni di essi Tel Aviv aveva portato documentazione che ne rendevano plausibili i rilievi, e solo plausibili, dal momento che l’intelligence americana non aveva modo di corroborarli (Wall Street Journal). Smentita sfumata, quasi cortese nella forma, ma innegabile.

Il governo israeliano, dal canto suo, ha preso le distanze da quanto diffuso dall’agenzia ONU e, tramite il portavoce del ministro degli Esteri, Oren Marmorstein, come riporta Haaretz, ha asserito che “Hamas si è infiltrato nell’UNRWA così profondamente che non è più possibile determinare dove finisce l’agenzia per i rifugiati palestinesi e inizia Hamas”.

Dopo i risultati dell’indagine, alcuni Paesi potrebbero avere un ripensamento sulla sospensione degli aiuti (alcuni l’hanno già fatto in precedenza), a differenza di quanto sembra prospettarsi per gli Stati Uniti, che hanno bloccato tale finanziamento fino a marzo 2025. Un arco temporale infinitamente lungo e dalle conseguenze catastrofiche se si considera che è proprio Washington il principale donatore dell’Agenzia.

Si intensificano i raid a Rafah

Intanto, nella Striscia la situazione si aggrava, raid dopo raid. Nei giorni scorsi si sono notevolmente intensificati gli attacchi a Rafah, la città al confine con l’Egitto dove si sono rifugiati oltre 1,5 milioni di palestinesi, in fuga dal nord di Gaza. Come riporta l’Associated Press, nella notte tra sabato e domenica sono state uccise  22 persone, tra cui 18 bambini e una donna incinta, che avrebbe comunque dato alla luce un neonato.

Questo tragico bilancio è arrivato proprio all’indomani dell’approvazione della Camera degli Stati Uniti di un disegno di legge che prevede 17 miliardi di dollari in aiuti militari a Israele.

Sanzioni Usa al consigliere di Ben Gvir

Anche in Cisgiordania, seppur a riflettori spenti, continuano gli scontri e le violenze dei coloni israeliani, che negli ultimi giorni si sono concentrate soprattutto nel campo profughi di Nur Shams, a Tulkarem, causando decine di vittime.

Proprio per questo, come si legge su Haaretz, UE e Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro alcuni leader politici “responsabili della violenza estremista ai danni dei palestinesi in Cisgiordania”. Tra questi c’è anche Bentzi Gopstein, leader del gruppo Levaha e fedele consigliere di Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale di Israele. Gopstein, già condannato da un tribunale israeliano per dichiarazioni razziste, avrebbe scoperto l’effetto pratico di tale sanzione vedendosi negata una transazione della sua carta di credito al distributore di benzina, bloccata in virtù della sua inclusione nella blacklist del Ministero del Tesoro americano.

Al momento, nella lista non figurano altri politici estremisti ben più in vista di Gopstein, come Smotrich e lo stesso Ben Gvir. Proprio quest’ultimo, nei giorni passati ha proposto un espediente per risolvere il problema delle carceri israeliane sature di prigionieri (oltre ai detenuti provenienti da Gaza, sono 8.430 i palestinesi arrestati in Cisgiordania dal 7 ottobre). Pur commentando positivamente la decisione del governo di costruire nuove strutture penitenziarie, per Ben Gvir si tratterebbe “di una soluzione parziale al problema, che invece potrebbe essere risolto con la pena di morte”.

Più spazio per le carceri e sempre meno per l’umanità, ça va sans dire.

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