Il Donbass rischia la legge marziale

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Politica /

Sale nuovamente la tensione tra l’Ucraina e le regioni ribelli del Donbass. Dopo mesi in cui si è taciuta una condizione di tregua bene o male costante, sebbene non si siano mai placati del tutto gli spari ed il coprifuoco, oggi la tensione si sposta sui tavoli della politica ucraina.

Mercoledì 4 ottobre il parlamento ucraino, la Verkhovna Rada, ha accolto un emendamento alla legge “Sulla creazione delle condizioni necessarie alla stabilizzazione di una situazione pacifica nelle regioni di Donetsk e di Lugansk”, contestualizzata in un processo forzato di reintegrazione delle regioni secessioniste nello stato ucraino. Tale provvedimento ha subito un’aggiunta ulteriore contenente una precisazione a firma del presidente ucraino, Petro Poroshenko, il quale ha intimato che il provvedimento fosse approvato con urgenza.



La presente legge, già pubblicata nel 2014 e con efficacia della durata di tre anni, è stata emendata per prolungarne gli effetti per un ulteriore anno, contiene una dicitura di “inclusione di speciali procedure per i governi locali – inclusi distretti, città e villaggi – ad esclusiva decisione da parte della Verkhovna Rada dell’Ucraina”. Ciò annovera tutti i metodi coercitivi volti a riportare la situazione al caso pre-Maidan, inclusa la legge marziale.

Pleonastico reiterare la reazione di sdegno da parte di Mosca, nonché dei rappresentanti governativi della Repubblica Popolare di Donetsk. Ancora una volta, nelle discussioni portate avanti in aula è stato utilizzato il termineaggressore” per riferirsi alla Federazione Russa, pur non essendo mai stato provato, durante i tre anni di conflitto, una posizione di attacco da parte dei militari russi. Più volte è stata, certamente, paventata l’ipotesi che molti aiuti militari siano giunti nel Sud-Est dell’Ucraina, senza però mai rintracciare stemmi o passaporti di cittadini appartenenti a Mosca.

Gli scenari che si propongono, a questo punto, sono tutt’altro che rosei. Da parte russa, ovviamente, si è paventata la possibilità di sospendere i tavoli di dialogo tra Mosca e Washington per trovare una soluzione pacifica alla crisi dell’Ucraina, in ottemperanza a quegli stessi accordi di Minsk-II che, secondo il Cremlino, Kiev continua a violare. Il delegato russo Vladislav Surkov incontrerà la sua controparte americana Kurt Volker il prossimo 7 ottobre in Serbia, dove non è previsto che i toni siano particolarmente cauti. Da parte americana, secondo le considerazioni di Surkov, c’è una forte volontà di tagliare fuori Mosca dai principali tavoli della politica internazionale, mediante un’interruzione delle relazioni economiche e diplomatiche. I toni dei media americani, difatti, sembrano sempre autoreferenziali ed indirizzati al popolo ucraino ed occidentale, ma che vengono ovviamente tenuti in conto dal Cremlino.

Molto più brusco nei toni è sembrato il plenipotenziario della Repubblica di Donetsk, Denis Pushilin, il quale sostiene che Kiev abbia scelto la strada della guerra per risolvere la crisi del Sud-Est della regione. Secondo le dichiarazioni diffuse dal suo ufficio stampa, Kiev avrebbe emesso un provvedimento che va nella direzione opposta rispetto agli accordi di Minsk, nonché in un terreno molto accidentato sul processo di negoziazione del nuovo status delle repubbliche autoproclamate. Lo stesso Pushilin prosegue sostenendo che con questo atto, Kiev si stia assicurando la possibilità di dispiegare contingenti militari pronti ad attaccare il Donbass, ampliando la distanza negoziale tra il governo ucraino e quello delle repubbliche DNR e LNR.

Foto di Alfredo Bosco