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Politica

Donald Tusk giustifica il sabotaggio del Nord Stream e fa muro con i giudici tedeschi: scoppia il caso

Il premier polacco Donald Tusk giustifica il sabotaggio del Nord Stream: Varsavia non collabora con le autorità tedesche.
Donald Tusk Nord Stream

Scintille tra Germania e Polonia sul Nord Stream. Mentre proseguono le indagini della magistratura tedesca sul sabotaggio – risalente al 2022 – del gasdotto, realizzato per trasportare il gas proveniente dalla Russia in Europa occidentale, attraverso il Mar Baltico, le dichiarazioni del primo ministro polacco Donald Tusk diventano un caso e gettano benzina sul fuoco sulle relazioni bilaterali tra Berlino e Varsavia.

Le sconcertanti parole di Tusk sul Nord Stream

Come riportato dalla Berliner Zeitung, quando la giustizia polacca continua a trattenere un sospetto sabotatore del gasdotto Nord Stream, Wolodymyr Z., mentre Berlino continua a chiederne l’estradizione, il Capo del Governo di Varsavia ha scelto – per ora – non solo di non collaborare con le autorità tedesche ma, fatto ancor più grave, di giustificare politicamente uno dei più gravi atti di sabotaggio energetico nella storia del continente. La posizione di Tusk, espressa su X, è sconcertante: “Il problema con Nord Stream 2 non è che sia stato fatto saltare in aria. Il problema è che è stato costruito“.

Con questa affermazione, Tusk non solo svilisce il lavoro della magistratura tedesca, ma di fatto legittima un atto criminale. Ma si tratta anche di un preciso messaggio politico inviato al governo tedesco: il leader polacco punta il dito contro la dipendenza energetica dalla Russia, coltivata da Berlino attraverso il progetto del gasdotto, da lui considerata – sin dall’inizio – una scelta sbagliata.

La posizione del governo polacco si è fatta ancor più esplicita in merito alla sorte dell’uomo arrestato. In una conferenza stampa a Varsavia, Tusk ha dichiarato che l’estradizione del sospettato “non è nell’interesse della Polonia”, lasciando intendere che Varsavia non concederà facilmente il trasferimento dell’uomo in Germania.

L’imputato e le accuse

L’uomo al centro della controversia è Volodymyr Z., arrestato la scorsa settimana a Pruszkow, vicino a Varsavia, sulla base di un mandato d’arresto europeo emesso dalle autorità investigative tedesche.

La Procura Federale tedesca lo accusa di essere parte di un gruppo che ha piazzato esplosivi sui gasdotti Nord Stream 1 e 2 vicino all’isola danese di Bornholm nel settembre 2022. Le accuse specifiche sono: aver causato congiuntamente un’esplosione, sabotaggio anticostituzionale e distruzione di edifici. In qualità di sommozzatore qualificato, si sospetta che Volodymyr Z. abbia partecipato attivamente alle operazioni subacquee che hanno portato al danneggiamento delle condotte.

Intanto, secondo quanto riportato dai media polacchi, il team difensivo di Volodymyr Z. dubita fortemente che sussistano i motivi legali per la sua estradizione verso la Germania. Una posizione che, unita alla chiusura politica di Varsavia, rischia di trasformare il processo di estradizione in una lunga battaglia legale e diplomatica tra Berlino e Varsavia alimentata proprio da un leader – come Tusk – che si professa un convinto europeista.

Le parole di Angela Merkel ospite di Orban

Ad alimentare le tensioni tra Polonia e Germania ci ha pensato, nei giorni scorsi, anche l’ex Cancelliera tedesca Angela Merkel. Accolta con tutti gli onori in Ungheria da Viktor Orban – con il quale Tusk è in polemica da giorni – Merkel ha svelato che, nel giugno 2021, vedendo il presidente russo Vladimir Putin non più serio riguardo agli accordi di Minsk, propose un nuovo formato di dialogo diretto tra Ue e il Cremlino. Una proposta che, ha ammesso, fu bloccata “principalmente dai Paesi baltici, ma anche la Polonia era contraria”. Merkel ha ribadito ciò che era già ampiamente noto ma, ciò nonostante, le sue parole sono riuscite comunque a provocare la dura reazione dei Paesi baltici e di Varsavia.

Cosa non torna nella narrazione ufficiale

Come abbiamo riportato su InsideOver, secondo un’inchiesta di Der Spiegel, l’attacco sarebbe stato eseguito da un commando ucraino di 12 uomini e una donna, civili e militari, con legami storici con la Cia. Addestrati per operazioni segrete, i sabotatori avrebbero operato con un budget di circa 300.000 dollari, utilizzando la barca a vela Andromeda per posizionare esplosivi a 80 metri di profondità, vicino all’isola danese di Christiansø.

Le autorità tedesche hanno trovato tracce di esplosivo sull’Andromeda e identificato un sospettato, Volodymyr Sch., sfuggito all’arresto con l’aiuto di un diplomatico ucraino.L’inchiesta suggerisce che il piano sia stato proposto al generale Valerij Zaluzhny, che avrebbe agito senza informare il presidente Zelensky, il quale ha negato ogni coinvolgimento ucraino.

Tuttavia, Der Spiegel ritiene improbabile che un’operazione di tale portata sia rimasta segreta al leader ucraino. Il Wall Street Journal riporta invece che Zelensky avrebbe bloccato il piano, ma Zaluzhny lo avrebbe portato avanti autonomamente. Le accuse agli Stati Uniti non sono nuove: già nel 2023, il giornalista Seymour Hersh aveva puntato il dito contro Washington, indicando un coinvolgimento con la Norvegia durante l’esercitazione BALTOPS 2022.

Erik Andersson, ingegnere svedese in pensione, che ha condotto un’indagine forense per fare luce su questo caso complesso, ha spiegato a InsideOver che l’obiettivo del Wall Street Journal, “così come tutti i precedenti pezzi narrativi simili dei principali giornali americani sull’argomento, abbia una chiara missione: ripulire l’immagine degli Usa”.  Dopotutto fu lo stesso ex presidente usa Joe Biden a promettere, pubblicamente, di “porre fine” al Nord Stream.

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