Divisioni, tensioni e scontri: in Corea del Sud la crisi politica continua

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Sono giorni di attesa in Corea del Sud. La Corte costituzionale deciderà a breve quale sarà il destino di Yoon Suk Yeol, il presidente messo in stato d’accusa dopo aver tentato di imporre la legge marziale nel Paese lo scorso dicembre.

Due sono i possibili scenari: la conferma dell’impeachment, che destituirebbe definitivamente il leader conservatore e spianerebbe la strada alla convocazione di elezioni anticipate nel giro di due mesi, oppure il clamoroso annullamento, che al contrario consentirebbe a Yoon di tornare in carica.

Nel frattempo, il 64enne, arrestato il 15 gennaio con l’accusa di insurrezione, è stato appena rilasciato in seguito alla decisione del tribunale distrettuale centrale di Seoul. Yoon è uscito di prigione agitando la mano e salutando i suoi sostenitori, ancora numerosissimi nonostante quanto accaduto. I suoi avvocati ritengono che la decisione del tribunale abbia “confermato che la detenzione del presidente” fosse “problematica sia negli aspetti procedurali che in quelli sostanziali”, e sono convinti che questo sia “l’inizio di un percorso per ripristinare lo stato di diritto” in Corea del Sud.

Il futuro di Yoon e quello della Corea del Sud

Yoon, che al momento rimane sospeso da ogni funzione istituzionale, deve fare i conti con un processo penale – dove è accusato di insurrezione e rischia, almeno in teoria, ergastolo e pena di morte – e attende l’esito della Corte costituzionale sull’impeachment.

Dopo aver ascoltato 16 testimoni, la stessa Corte ha concluso le argomentazioni il 25 febbraio, ma non ha ancora annunciato quando emetterà il verdetto. Il mistero più grande, evidentemente ancora da risolvere, riguarda il motivo per cui Yoon abbia inviato centinaia di truppe e ufficiali di polizia all’Assemblea Nazionale, il Parlamento monocamerale del Paese, dopo aver dichiarato la legge marziale. Il diretto interessato ha spiegato di averlo fatto nel tentativo di mantenere l’ordine, ma alcuni alti ufficiali militari e di polizia hanno raccontato che Yoon avrebbe ordinato loro di arrestare i suoi rivali politici e paralizzare l’Assemblea.

Indipendentemente dalla decisione finale della Corte, la Corea del Sud rischia di avventurarsi nel caos. L’eventuale conferma dell’impeachment, infatti, spingerebbe i suoi sostenitori a intensificare le proteste – già di per sé rumorose e, in alcuni casi, violente – mentre il suo reintegro come presidente scatenerebbe invece accese dimostrazioni da parte dei suoi oppositori.

Alta tensione

Il presidente ad interim, Choi Sang Mok, ha già dichiarato che il governo non tollererà alcuna protesta illegale e violenta, mentre stanno crescendo le preoccupazioni in merito al rischio che possano presto acuirsi gli scontri fisici tra le forze pro e anti-Yoon in concomitanza con l’avvicinarsi del verdetto della Corte.

Ricordiamo che a gennaio i sostenitori di Yoon hanno preso d’assalto la Corte distrettuale occidentale di Seoul dopo l’approvazione del mandato di arresto formale del leader conservatore. I dimostranti hanno attaccato gli agenti di polizia con mattoni, tubi di acciaio e altri oggetti.

L’esito del processo penale sarà probabilmente influenzato dalla sentenza della Corte costituzionale. L’approvazione dell’impeachment potrebbe confermare la violazione della Costituzione da parte di Yoon e contribuire ad aumentare le possibilità che venga condannato per ribellione. La cancellazione della messa in stato d’accusa, al contrario, farebbe sì che la Corte ritenesse il decreto di legge marziale di Yoon non abbastanza serio da giustificare il suo licenziamento (e che, forse, non fosse neppure illegale). Per la Corea del Sud saranno settimane infuocate.