Qualcosa si muove sul fronte diplomatico tra Stati Uniti e Russia. Poco, ma meglio di nulla, considerando anche l’assenza di ogni tipo di azione diplomatica da parte dell’Europa, che ha anzi assunto una posizione oltranzista in merito alla guerra in Ucraina. L’idea dell’amministrazione Trump è quella di chiedere la liberazione di alcuni dissidenti russi in cambio di un allentamento delle sanzioni economiche. Un do ut des che a Mosca potrebbe decisamente interessare visto il rallentamento dell’economia russa, con una crescita del Pil dello 0,5% nel 2026, dopo l’1,0% del 2025 e il 4,9% del 2024, e un’inflazione stimata attorno al 6,3%, secondo le stime della Bank of Russia.
Russia, la proposta approvata da Trump
Secondo quanto riportato da The Atlantic, il presidente Donald Trump avrebbe già dato il via libera alla formulazione della proposta da recapitare ufficialmente al Cremlino. Come ricorda la rivista statunitense, la proposta poggia su uno scambio che ricorda da vicino il periodo della Guerra Fredda: il Cremlino scarcera un certo numero di prigionieri politici, Washington ricompensa il gesto alleggerendo le misure contro l’economia russa. Nel 1986 Jurij Orlov, dissidente e fondatore del Gruppo Helsinki di Mosca, fu scarcerato e mandato negli Stati Uniti prima del vertice Reagan–Gorbaciov di Reykjavík. Fu Reagan a chiedere alla controparte sovietica «un gesto» su una lista di dissidenti come condizione per partecipare al vertice, e Gorbaciov scelse di liberare Orlov. Stessa sorte per la poetessa Irina Ratušinskaja, che venne liberata dai sovietici alla vigilia dello stesso vertice. Ora l’amministrazione Trump vorrebbe emulare quel modello.
L’ideatore di tale proposta è John Coale, ex avvocato personale di Donald Trump e oggi inviato per l’Europa orientale. Il banco di prova è stata la Bielorussia. Da oltre un anno Coale tratta con il presidente Aleksandr Lukashenko, il più stretto alleato di Vladimir Putin, ottenendo la scarcerazione di circa cinquecento detenuti politici, tra cui alcuni cittadini americani. In cambio, gli Stati Uniti hanno alleggerito le sanzioni contro Minsk e ora trattano per acquistare il potassio, la principale esportazione del Paese. Trump ha annunciato la scorsa settimana sulla piattaforma Truth Social un «massiccio» accordo sul potassio bielorusso, presentandolo come una buona notizia per gli agricoltori americani.
Il canale con Muratov
L’idea di estendere il metodo usato con Minsk alla Russia nasce, svela The Atlantic, da un incontro in primavera a Washington con Dmitrij Muratov, premio Nobel per la pace nel 2021 ed ex direttore della Novaja Gazeta. Muratov ha ricordato a Coale che la liberazione dei dissidenti era una prassi ricorrente nei vertici tra Reagan e Gorbaciov e ha sostenuto che andrebbe ripresa come modello. Coale ne ha parlato con il presidente Usa, che dunque avrebbe dato il suo consenso. Nelle ultime ore la Casa Bianca ha nominato Coale inviato presidenziale speciale per gli ostaggi, con rango di ambasciatore, una carica che dovrà essere confermata dal Senato.
La logica dell’operazione è dichiaratamente economica. Secondo Coale, questo tipo di aperture e di scambi portano, passo dopo passo, verso la pace. Naturalmente, i falchi Usa e gli ucraini si opporranno con tutte le loro forze. Per Kiev, infatti, si tratta di una proposta inaccettabile. Il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato a The Atlantic che farà il possibile per bloccare qualsiasi revoca delle sanzioni prima della fine della guerra, mentre la stessa rivista Usa sottolinea che anche diversi alleati del presidente Usa potrebbero storcere il naso. Peraltro, è una proposta in chiara contraddizione con la legge, co-firmata dal defunto senatore Lindsey Graham, che autorizza il presidente Usa a imporre sanzioni severe alla Russia e ai suoi partner commerciali.
Un momento complesso per la diplomazia
Rimarrebbe, tuttavia, qualora andasse in porto, l’unico risultato concreto sul fronte diplomatico tra Mosca e Washington. Il momento è delicato. Solo dieci giorni fa il Cremlino lasciava intravedere uno spiraglio. Putin aveva spiegato che i colloqui trilaterali con Stati Uniti e Ucraina erano improbabili prima delle elezioni della Duma, ma che la Russia sarebbe stata «pronta a riprendere i contatti a urne chiuse». Il voto si è concluso il 20 settembre. Nel giro di una settimana, però, sia il presidente sia il ministro degli Esteri Sergej Lavrov hanno assunto posizioni che rendono la via negoziale più complessa, segno evidente di un irrigidimento del Cremlino.
Il punto di svolta è stato proprio il 20 settembre. Secondo il leader russo, quella notte oltre 1.600 droni ucraini sono entrati nell’area di Mosca, colpendo diversi seggi elettorali, tra cui uno in una scuola che sarebbe stata quasi distrutta. La presidente di una commissione elettorale territoriale è morta quando la sua abitazione è stata colpita. Il sindaco della capitale, Sergej Sobjanin, ha parlato di un attacco senza precedenti, mentre l’emittente Russia Today ha riferito di due civili uccisi in periferia e di una raffineria danneggiata. Ma al di là del bilancio dei danni e delle vittime l’effetto politico a Mosca è stato evidente.
Nella conferenza stampa del 25 settembre a San Pietroburgo Putin ha ribaltato il quadro. Ha elencato le iniziative ucraine che considera escalation, dall’attacco al porto della città durante il Forum economico di giugno alla campagna contro le raffinerie, fino al tentativo di blocco della costa russa sul Mar Nero, che a suo dire avrebbe danneggiato oltre cento navi, e i raid sui magazzini commerciali. Mosca, ha sostenuto, ha risposto a ognuna con tale efficacia che Kiev chiede ora tregue parziali sull’energia e sullo spazio aereo.
Ancora più duro il capo della diplomazia russa, Lavrov. Il 23 settembre, davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Lavrov ha escluso che Mosca sospenderà l’«operazione militare speciale» durante le trattative, in qualunque formato. Ha accusato gli europei di volere una pausa per rifornire gli arsenali ucraini e ha liquidato come non seria l’idea di un cessate il fuoco preliminare, sostenendo che l’obiettivo debba essere una soluzione di lungo periodo. Insomma, l’unico canale aperto sembra essere quello tra Mosca e Washington. L’unica – flebile – speranza per arrivare a una soluzione negoziale del conflitto.
Fonti:
Simon Shuster, “Trump’s Latest Appeal to Russia Could Outrage Even His Allies,” The Atlantic, 29 settembre 2026, https://www.theatlantic.com/national-security/2026/09/trump-russia-putin-ukraine-sanctions/688808/.
Bank of Russia, “Macroeconomic Survey of the Bank of Russia,” 2 settembre 2026, https://www.cbr.ru/eng/statistics/ddkp/mo_br/.
Reuters, “Lukashenko Proposes US Join Belarus-Gazprom Fertilizer Project, Belta Reports,” 29 settembre 2026, https://www.reuters.com/world/europe/lukashenko-proposes-us-join-belarus-gazprom-fertilizer-project-belta-reports-2026-09-29/.
Ministry of Foreign Affairs of the Russian Federation, https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2149954/.
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