La geopolitica della corsa allo spazio
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La guerra dei dazi non conviene a nessuno. Forse – il condizionale è d’obbligo – Stati Uniti e Cina hanno capito che le rispettive economie rischiano di uscire distrutte da un conflitto economico evitabile. Proprio per questo, a inizio settimana, è previsto un vertice tra le parti che si svolgerà a Pechino. Una due giorni intensa per capire se sarà possibile arrivare a un compromesso.

Conto alla rovescia

Il countodown è infatti già partito. Lo scorso dicembre il presidente americano Trump e il suo omologo cinese, Xi Jinping, sono giunti a una tregua sugli extra dazi minacciati dagli Usa su 200 miliardi di dollari di prodotti prodotti oltre la muraglia, che sarebbero dovuti partire da gennaio. Pericolo scongiurato, per il momento. Ma attenzione, perché il cessate il fuoco è di appena 90 giorni. A marzo, a meno di ulteriori accordi, gli extra dazi sono pronti a cadere sulla Cina con effetti nefasti, con le conseguenze saranno avvertite anche negli Stati Uniti.

Il vertice di Pechino

L’incontro di Pechino deve essere letto come il primo passo per disinnescare una bomba a orologeria. La rappresentanza statunitense sarà guidata dal vice rappresentante per il Commercio della Casa Bianca, Jeffrey Gerrish. Insieme a lui vari alti funzionari di ministeri chiave, tra cui Commercio, Agricoltura, Energia e Tesoro. Dall’altra parte il team cinese si affida al vice premier Liu He. Se non ci saranno imprevisti, tra una decina di giorni pare sia in programma un ulteriore vertice, questa volta da svolgersi a Washington.

Nessuno vuole perdere la faccia

Le due superpotenze si sono già scambiate dazi su dazi: centinaia di miliardi di dollari sulle reciproche esportazioni. Con il passare del tempo il conflitto potrebbe presto degenerare coinvolgendo anche il resto del mondo. Ecco perché è necessario incontrarsi, parlare e venirsi incontro prima che sia troppo tardi. Né Cina tanto meno Stati Uniti intendono però perdere la faccia. Cedere anche di un solo passo alle richieste dell’altro equivarrebbe a fare la figura del perdente: così la pensano i due governi. Ma è pur vero che Pechino ha fatto delle piccole concessioni, sia sul settore delle auto Usa sia promettendo maggiori importazioni di soia americana. È già un piccolo passo.

Le richieste di Pechino e Washington

Trump è troppo orgoglioso, eppure anche lui dovrà fare dei passi indietro concedendo qualcosa alla Cina. La borsa e il mercato premono sul presidente, che potrebbe cancellare – o quanto meno limitare – i dazi sul made in China. In cambio, però, Pechino dovrà rivedere la sua politica economica, riducendo il surplus commerciale con gli Usa, aprendo il proprio mercato e cancellando alcune pratiche commerciali considerate sleali dagli americani.

Il rischio di una crisi globale

Cosa succederà se Cina e Stati Uniti non troveranno alcun accordo? Marzo si avvicina sempre di più e, in caso di muri invalicabili tra le parti, si prevede una pericolosa escalation. Questo significa che i dazi colpiranno presto anche altre economie oltre a quella statunitense e cinese. Non solo: gli investimenti continueranno a calare. Quelli cinesi negli Stati Uniti, nel 2018, sono calati dell’86% rispetto all’anno precedente: da 29,4 bilioni di dollari ad appena 4.

Gli Stati Uniti hanno paura

Dietro la guerra dei dazi si nasconde ben altro, oltre al pur importante aspetto commerciale. La mossa di Trump intende contenere l’ascesa della Cina come potenza tecnologica. Per sviluppare diversi settori strategici, infatti, il Dragone ha bisogno di componenti provenienti dagli States. Una volta imposti i dazi su componenti elettronici, questi prodotti faticheranno a superare la muraglia, prosciugando così le ambizioni cinesi. Mai come oggi gli Stati Uniti temono di perdere il loro posto al centro del mondo. La guerra dei dazi è solo l’antipasto. La speranza è che nessuno si spinga oltre: a una guerra de facto. Intanto Washington ha avvisato i turisti americani: state attenti a viaggiare in Cina.

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