Nei giorni scorsi, in Russia, sono stati varati tre significativi provvedimenti. La Duma (ovvero, la Camera bassa del Parlamento) ha licenziato la legge che punisce i film che attaccano o denigrano o mettono in cattiva luce i valori tradizionali. Le pellicole colpevoli verranno fermate prima di raggiungere gli spettatori o ritirate dalla distribuzione (sia nelle sale sia in Rete) in caso di denuncia e di pollice verso del Roskomnadzor, il Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, della tecnologia dell’informazione e dei mass media che fu istituito da Dmitrij Medvedev nel 2008. Secondo provvedimento: il ministero dell’Istruzione (dal 2020 diretto da Sergej Kravtsov, un ex insegnante di Matematica con una lunga carriera ministeriale) ha deciso che dal 2026 nelle scuole russe sarà insegnata una nuova materia: “Cultura spirituale e morale della Russia”. Durante le lezioni si parlerà dei valori tradizionali, delle biografie di donne e uomini illustri, degli eroi delle guerre russe, compresa quella in corso in Ucraina. Terzo provvedimento: la Corte Suprema ha riconosciuto il Movimento internazionale del satanismo come “movimento estremista” e ne ha vietato le attività sul suolo della Federazione Russa.
Una tripletta mica da ridere. Uno sforzo continuo (perché di decisioni di questo tenore ne son state prese a decine, negli ultimi anni: per esempio quelle che hanno messo al bando a tutte le questioni di genere) per chiudere in cassaforte l’anima e lo spirito dei russi rispetto alla minacciosa decadenza dei valori, di cui il vecchio e un po’ bavoso Occidente è il primo responsabile. Ricordate l’omelia del patriarca Kirill, nel marzo del 2022? L’Occidente è preda della cultura gay e tocca alla Russia mantenere la barra dritta. Ieri come oggi, Mosca terza Roma.
In questi stessi giorni, però, arrivano anche altre notizie, simile a tante altre che possiamo notare con cadenza regolare seguendo gli eventi di Mosca e dintorni. Ecco quelle di ieri. Uno: a Celjabinsk (grosso centro industriale degli Urali con 1,2 milioni di abitanti) sono finiti in manette il vice-governatore Aleksandr Bogashov, il capo dello staff Roman Menshinskij e il ministro della Proprietà pubblica Eldar Belousov per corruzione e abuso di potere. Due: il presidente dell’organizzazione degli Invalidi di guerra è finito in carcere per appropriazione indebita. E il capo del Dipartimento dell’edilizia dell’oblast’ di Bryansk, Evgenyj Zhura, è stato arrestato abuso di potere e corruzione.
Insomma: se la triade valoriale a cui il Cremlino vuole ancorare i russi è la classica Dio, patria e famiglia, bisogna riconoscere che Dio pochino (anche gli ortodossi non dovrebbero rubare), patria niente (perché è al Paese che questi rubano) e famiglia tanta, nel senso della propria. Diciamolo ancor più chiaramente: a seguire le notizie, si può anche maturare la sensazione che in Russia qualunque pubblico ufficiale che possa rubare lo faccia, a quanto pare senza troppo preoccuparsi per le conseguenze. È di qualche settimana fa il suicidio di Roman Starovoit, ministro dei Trasporti, rimosso dall’incarico ma, soprattutto, minacciato da un’indagine per corruzione: da governatore della regione di Kursk (il suo incarico precedente) avrebbe intascato un miliardo di rubli (quasi 11 milioni di euro) dalla somma che il Governo centrale aveva stanziato per rafforzare le difese della regione che, come sappiamo, fu poi invasa degli ucraini.
Altro caso clamoroso: la purga al ministero della Difesa del 2024. Sono allora finiti in galera per corruzione due vice-ministri (i generali Timur Ivanov e Dmitrij Bulgakov), il capo del personale (tenente generale Yurij Kuznetsov), il capo della Direzione delle comunicazioni delle forze armate (tenente generale Vadim Shamarin), il capo dell’Ufficio acquisti delle forze armate (Vladimir Verletetskij), il direttore generale del Dipartimento per l’edilizia militare (Andrej Belkov) e un certo numero di altri ufficiali. Chissà il disagio, in quel ministero, per quei pochi che NON rubavano..
Intendiamoci: il problema non è di oggi. Nel 1992 il presidente Boris Eltsin fece approvare un decreto “Per combattere la corruzione negli uffici pubblici” e si ritrovò con un ministro della Difesa, Pavel Graciov, che era soprannominato Pasha Mercedes per l’amore sfrenato per le comodità di marca occidentale. Ed è possibile che l’attuale ondata di ruberie sia anche legata all’incremento delle spese per la Difesa (dal 4,1 del Pil del 2021 al 6,3 del 2024) e alla massa di denaro in più che passa per gli apparati e i funzionari pubblici.
Ma non è questo il punto, o almeno non è solo questo. È del tutto schizofrenica l’immagine di un Paese dove si criminalizzano le differenze di genere o le interpretazioni diverse rispetto alla Storia o alle decisioni politiche del presente ma dove la devastazione e l’appropriazione del bene pubblico (particolarmente grave in un situazione che, comunque la si giudichi, è di emergenza) sono pratica così comune, che anche gli arresti e le condanne riescono solo a scalfirla. E dopo 25 anni di potere gestito con intelligenza, astuzia e durezza, c’è un’unica spiegazione possibile: e cioè, che questo sia il prezzo che Vladimir Putin paga per la fedeltà e il silenzio degli apparati.
La Russia e i suoi vicini sono un tema prioritario per InsideOver, anche prima dell’invasione dell’Ucraina. Sono Paesi la cui influenza, nel bene e nel male, sta cambiando il mondo e che quindi vanno conosciuti fuori dai luoghi comuni. InsideOver ti offre questa possibilità. Per sostenere il nostro lavoro, abbonati!
