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Mike Pompeo contro Donald Trump? Il dossier iraniano di tinge di giallo. Lunedì il mondo ha assistito a una sorta di duello a distanza tra il presidente degli Stati Uniti e il suo Segretario di Stato.

Trump, infatti, ha dichiarato che era pronto a sedersi al tavolo dei negoziati con l’Iran senza porre “precondizioni”. Due ore dopo, in un’intervista alla Cnbc, il Segretario di Stato Mike Pompeo lo contraddiceva, elencando 12 condizioni preliminari perché tale dialogo potesse avviarsi.

Davvero Pompeo ha smentito Trump?

Abbiamo riferito la sintesi dell’intervista riportata da alcuni media mainstream. Una cosa inaudita, stante che non si è mai visto un Segretario di Stato contraddire in maniera così palese ed esplicita il suo presidente.

In realtà le cose non sono andate così. Nell’intervista alla Cnbc, Mike Pompeo aveva detto che concordava col presidente e che si poteva dialogare con Teheran, ma a seguito di un mutato atteggiamento delle autorità iraniane verso il popolo e di un attutimento delle loro “malvagie attività”.

Le famose 12 precondizioni furono elencate da Pompeo subito dopo la nomina a Segreterio di Stato. Per i tempi accelerati della geopolitica globale son passati secoli da allora.

Tanto che il giorno successivo all’intervista alla Cnbc, la portavoce della Segreteria di Stato, Heather Nauert, ha ribadito che Pompeo sta in toto con Trump.

E alla domanda se il Segretario di Stato sarebbe disposto ad accettare un dialogo “senza precondizioni”, la Nauert rispondeva: “L’importante è che siamo disposti a sederci e intraprendere queste conversazioni.”

Un’omissione significativa per alcuni cronisti: il “senza condizioni” di Trump non troverebbe l’avvallo di Pompeo.

Mentre, invece, se si sta alla lettera della risposta, lo avalla eccome. Esplicitandola, infatti suona così: non è importante che ci siano o meno delle precondizioni, ma che si inizi a dialogare.

Insomma Pompeo è allineato e coperto. Mentre la distorsione delle informazioni ha fatto immaginare una qualche incrinatura del rapporto con Trump, risultato peraltro decisivo per la riconciliazione con la Corea del Nord.

Un collegamento, quello tra Corea del Nord e Iran, che non poniamo a caso, stante che la possibile replica del modello coreano per l’Iran è evocata da più parti.

Va segnalato che il presidente americano, per nulla disturbato dell’intorbidirsi delle acque, martedì sera ha rilanciato: il dialogo con gli iraniani potrebbe aver luogo “molto presto”.

Insomma, qualcosa sembra muoversi. Non solo in America, anche in Iran, come accenna un articolo di Piccolenote.

L’Oman, l’Iran e la guerre in Yemen

Nell’articolo richiamato, si riporta anche una nota di Debkafile sul ruolo assunto dall’Oman nell’intricata vicenda iraniana.

Come accaduto per la trattativa avviata a suo tempo da Obama, anche stavolta l’Oman sembra abbia la funzione di ponte tra Washington e Stati Uniti.

In una nota del Dipartimento di Stato americano datata 30 luglio si legge questa notizia: “Il Segretario Pompeo si è incontrato oggi a Washington, DC, con il ministro degli Esteri dell’Oman, Yusuf bin Alawi”.

Tema principale dell’incontro: evitare un’escalation nel conflitto in Yemen, dove l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, sostenuti dagli Usa, stanno combattendo contro i ribelli houthi.

Un’escalation in effetti in vista, come denota l’attacco dei ribelli a una petroliera saudita in transito nel Mar Rosso e la conseguente sospensione del transito di petroliere in quel tratto di mare da parte di Riad (decisione dirompente per l’economia globale).

Invece, per singolare coincidenza temporale, subito dopo l’incontro tra il ministro degli Esteri dell’Oman e quello Usa, gli houthi hanno annunciato un cessate il fuoco sul Mar Rosso.

Se si tengono presente i legami tra Oman e Teheran e tra quest’ultima e gli houthi, la coincidenza temporale può assumere altri significati.

Interessante, inoltre, un altro cenno della nota del Dipartimento di Stato Usa: il ministro dell’Oman e Pompeo hanno parlato anche di “stabilità regionale”.

E non si può parlare di stabilità regionale senza parlare di Iran. Gli snodi della guerra yemenita e il cenno finale della nota citata fanno intuire che il dialogo Usa-Iran, seppur nel segreto e con incerti sviluppi, è già avviato.

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