Durante gli ultimi decenni la componente nucleare della Nato è stata spesso in ombra a favore del disarmo nucleare. Ciò ha fatto rischiare di perdere di vista il ruolo specifico delle capacità nucleari dell’Alleanza. Per approfondire: “2017, guerra nucleare con la Russia”Per la Nato l’armamento nucleare ha una posizione precisa nella politica di deterrenza. Infatti  questo ruolo è giocato per prevenire le guerre, non per crearle.Quando anche la Russia decidesse di abbassare la soglia di pericolo oltre la quale fosse previsto l’uso dell’armamento nucleare, l’Alleanza non avrebbe nessun interesse a porsi sullo stesso percorso. La dottrina della Nato, al contrario, prevede il ricorso a tali armamenti solo ed esclusivamente nelle circostanze più estreme.La Nato  intende, con questa politica, avvertire la Russia, e qualunque altro Paese potenzialmente ostile, che il ricorso al nucleare trasformerebbe immediatamente la natura della crisi. Il Segretario Generale della Nato, Jens  Stoltenberg ha affermato, durante la Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, tenutasi durante lo scorso febbraio: “Nessuno deve pensare che l’armamento nucleare possa essere impiegato in un conflitto convenzionale. Questo cambierebbe in maniera fondamentale la natura di qualunque confronto militare”.La Nato deve cambiare il suo atteggiamento?In seno all’Alleanza non si ritiene di cambiare atteggiamento nella gestione del proprio arsenale nucleare di deterrenza, né il numero di testate né la loro distribuzione geografica, proprio perché la Nato non ha intenzione di essere coinvolta in una corsa agli armamenti con la Russia e con altri potenziali avversari.Per approfondire: Dieci cose da sapere sulla NatoQuesto però significa sostenere con lo sforzo di tutti gli alleati il processo di modernizzazione della componente aerea che dispone di velivoli dal doppio impiego, dotati cioè della possibilità di imbarcare sia bombe convenzionali sia ordigni nucleari del tipo B-61, che non sono armi tattiche ma bensì strategiche, con il solo scopo di impedire una guerra convenzionale o nucleare.Elementi convenzionali e nucleari di deterrenza e difesaL’atteggiamento di difesa e deterrenza adottato dalla Nato prevede una miscela creata ad hoc di capacità convenzionali e nucleari e non deve essere un’immagine speculare di quanto adottato dalla Russia o da altri Paesi dotati di armamento nucleare ma al di fuori dell’Alleanza.Lo stratega nucleare Hermann Kahn ha sostenuto: “Il miglior modo di dimostrare di essere determinati è semplicemente di esserlo”. Da questa prospettiva il primo e principale obiettivo è di creare nell’avversario uno schema mentale nel quale si formi l’idea che qualunque attacco ad un alleato della Nato  attiverà una risposta militare ad ampissimo spettro. Nel suo discorso a Monaco, il Segretario Generale Jens Stoltemberg ha affermato:” La deterrenza parte dalla determinazione. Non è sufficiente sentirsi determinati. È necessario mostrarsi determinati”. E questo vale per l’ambito delle armi convenzionale come per quelle nucleari.I prossimi passi della Nato Irrobustire le capacità strategiche dell’armamento convenzionale, inclusa la difesa missilistica, per non cadere nell’errore anche politico di basare la deterrenza solo sul nucleare, che non è sufficiente perché gli avversari potrebbero dubitare della determinazione della Nato a farne uso. Un’operazione di comunicazione molto efficace, ove il messaggio che la Nato non debba essere messa alla prova sulla propria determinazione a fare uso del nucleare passi con chiarezza e senza ambiguità. È necessario favorire il dibattito sul nucleare all’interno dei paesi alleati, soprattutto quelli che non dispongano di tale armamento, proprio per evitare che la mancanza di conoscenza sul tema favorisca gli avversari. Enfatizzare la natura di “ultima spiaggia” e di deterrenza delle armi nucleari, proprio per evitare di cadere nell’atteggiamento da “bulli” adoperato dagli avversari. Avvertimento molto chiaro del fatto che l’uso dell’armamento nucleare, minacciato e fattivo, trasformerebbe chiaramente la natura della crisi bellica.

Articolo di Luca Di Grazia