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Der Spiegel e Donald Trump: quella del celebre settimanale tedesco verso il tycoon è apparsa come una vera e propria ossessione negli ultimi tempi, soprattutto da quando The Donald si è insediato alla Casa Bianca. Un’opera di demonizzazione portata avanti dal caporedattore della rivista, Klaus Brinbäumer – già corrispondente da Washington e amico personale di Barack Obama – attraverso editoriali durissimi e copertine assai controverse, come quella del febbraio scorso. In quel caso, Trump veniva raffigurato con un coltello insanguinato in una mano e, nell’altra mano, la testa mozzata della Statua della libertà, a simboleggiare la fine delle libertà per il popolo americano.

Un accostamento neanche troppo velato ai terroristi tagliagole dell’Isis, come spiegava Orlando Sacchelli su IlGiornale. I tedeschi di Der Spiegel hanno poi attaccato nuovamente Trump sulla copertina del numero 23, pubblicato lo scorso 3 giugno, a seguito della decisione del tycoon di ritirare gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi sul clima: il presidente è ritratto con un ferro in mano ma al posto della pallina c’è il pianeta in fiamme. Peccato che l’ossessione per il presidente Usa non stia affatto piacendo ai lettori della storica rivista, che quest’anno ha compiuto 70 anni e che doveva avviarsi verso un rilancio che non si è affatto concretizzato. 

Der Spiegel in crisi dopo gli attacchi a Trump

Se demonizzare di certo non aiuta a capire, lo stesso di può dire per ciò che riguarda le vendite, in drammatico calo – e non solo per via di internet ma evidentemente anche per le discutibili scelte editoriali. Come sottolinea Roberto Giardina su Italia Oggi, anche il numero del 4 novembre che mostra in prima pagina il presidente Usa come uno tsunami che sta per sommergere il mondo si è rivelato un flop fragoroso, secondo i dati forniti da Meedia, il magazine del gruppo Handelsblatt: in edicola appena 185.045 copie vendute, il terzo peggior risultato del 2017.

“La media degli ultimi dodici mesi è di 207.300 copie – sottolinea Giardina -. In tutto, compresi gli abbonamenti e l’online, ha venduto 742 mila copie, lontano dalla soglia minima vitale di 800 mila”. Insomma, pare che tacere sulle nefandezze di Obama e dei democratici, attaccando a testa bassa Donald Trump, sia stato un vero boomerang per la rivista tedesca.

Una visione manichea che non piace ai lettori

All’indomani della vittoria del repubblicano, Brinbäumer pubblicava un editoriale particolarmente carico di livore e offensivo: “Trump è pericolosamente indifferente, squilibrato e inesperto – oltre ad essere razzista. Il presidente Usa crede nella superiorità della razza bianca – osservava il caporedattore di Der Spiegel -. Gli Stati Uniti hanno votato per un uomo inesperto e razzista, uno che è stato mandato alla Casa Bianca da un esercito di americani bianchi provenienti dalla classe lavoratrice e da borghesi senza diritti. È un movimento che ora minaccia la democrazia in tutto il mondo”.

In pratica, l’apocalisse: “In altre parole, 60 milioni di americani hanno agito stupidamente. Hanno votato per la xenofobia, il razzismo e il nazionalismo, per la fine dei diritti uguali per tutti e della coscienza sociale, dicendo addio ai trattati sul clima e all’assicurazione sanitaria. Sessanta milioni di persone hanno seguito un demagogo che farò ben poco loro”. Sarà anche così, ma sembra che siano i lettori a non aver seguito Brinbäumer e il giornale in questa battaglia ossessiva.