Dentro l’House of Cards del Giappone: la crisi nera del Partito Liberal Democratico

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Nuvole nere si addensano sulla cima del Monte Fuji. Non è colpa del tifone Peipah, che si è abbattuto sulla prefettura di Shizuoka, in Giappone centrale, danneggiando case e negozi, ma di un altro tipo di tempesta: quella politica scatenata dalle improvvise dimissioni del primo ministro Shigeru Ishiba.

“Ho sempre detto che non mi sarei aggrappato a questo incarico e che avrei deciso di dimettermi al momento opportuno, dopo aver fatto ciò che dovevo fare”, ha dichiarato Ishiba durante una conferenza stampa, aggiungendo che, sebbene sia stata una decisione “dolorosa” da prendere, “ora è il momento” di “passare il testimone”.

Ishiba ha cercato di far passare un messaggio chiaro, e cioè di aver lasciato l’incarico di primo ministro alle sue condizioni e dopo aver raggiunto il grande obiettivo di concludere un accordo sui dazi con gli Stati Uniti. La verità è che la coalizione di governo da lui guidata non poteva più contare sulla maggioranza nelle due camere del parlamento e il suo partito, il Partito Liberal Democratico (Pld), continuava a perdere consensi a ogni livello politico possibile e immaginabile.

E ancora, al netto delle motivazioni espresse da Ishiba, le dimissioni del primo ministro sono arrivate esattamente il giorno prima che il Pld decidesse di indire elezioni anticipate per la leadership, di fatto un voto di sfiducia nei suoi confronti.

La crisi nera del Partito Liberal Democratico

In Giappone il ricambio della carica di premier è comune, e che leader come Shinzo Abe, in carica per due mandati – dal 2006 al 2007 e dal 2012 al 2020 – sono l’eccezione. Ciò nonostante il Partito Liberal Democracito, che ha di fatto governato il Paese per gran parte del tempo dal Dopoguerra in poi, sta attraversando una crisi profonda.

Ishiba è del resto il terzo primo ministro “a porta girevole” dai tempi di Abe, un chiaro segnale di come il partito non riesca più a proporre personaggi di spessore. A peggiorare la situazione c’è il contesto generale: il Pld è infatti entrato in una delle sue fasi più deboli mentre il Giappone è alle prese con un’inflazione galoppante e i suoi cittadini con problemi di portafoglio.

Il partito, o meglio il Partito, con la ”P” maiuscola, sembra aver perso ogni equilibrio interno. Abe lo ha lasciato a dir poco frammentato in seguito a tutte le rivelazioni emerse in merito agli stretti legami dell’ex (defunto) primo ministro con i Moonies, ossia con la Chiesa dell’Unificazione, di origine coreana ma politicamente influente in Giappone, già sottoposta ad attenti controlli per le sue pratiche finanziarie.

Ebbene, dopo l’assassinio di Abe nel 2022 da parte di un tizio motivato da rancore nei confronti della suddetta Chiesa, un sondaggio interno al Pld ha rilevato che quasi la metà dei membri del partito aveva legami con questa controversa istituzione religiosa.

Un Giappone in cerca di identità

Il Pld era stato in grado di traghettare il Giappone attraverso numerose tempeste e crisi economiche, grazie a elevate dosi di pragmatismo ma soprattutto all’equilibrio di potere presente tra le sue varie correnti interne. Dopo Abe questo equilibrio si è rotto e ogni bilanciamento è andato perduto.

Il predecessore di Ishiba, Fumio Kishida, voleva ristabilire le regole del ”gioco” facendo pulizia dei personaggi più ambigui e stabilendo rigide misure per il finanziamento delle campagne elettorali; è stato tuttavia bloccato dagli ex membri più conservatori della fazione di Abe e spazzato via nell’arco di pochi mesi.

Venuto alla luce lo scandalo della Chiesa dell’Unificazione, molte delle fazioni politiche del Pld sono evaporate come neve al sole ma, paradossalmente, l’assenza di correnti ha reso difficile per chiunque gestire questa frattura interna al partito.

Dal canto suo, Ishiba ha giocato male le sue carte: voleva affidarsi alle elezioni anticipate nel tentativo di ottenere l’approvazione dell’elettorato ma non ha ricevuto le risposte desiderate. Al contrario, ha aggravato l’emorragia del Partito ed è stato costretto a dimettersi. Fino a quando il Pld non guarirà (e cioè fino a che non sarà ristabilito un equilibrio di potere al suo interno) difficilmente il Giappone ritroverà una vera stabilità politica ed economica.